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Competenza territoriale nel rapporto di lavoro: decide la firma

Un lavoratore, impiegato come addetto alle pulizie, ha promosso un giudizio contro l’azienda datrice di lavoro per ottenere il pagamento di differenze retributive. Il Tribunale di Milano si era dichiarato incompetente a favore di quello di Napoli. Il lavoratore ha quindi proposto ricorso per stabilire la corretta competenza territoriale nel rapporto di lavoro. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore, stabilendo che il contratto di lavoro si è concluso a Segrate, luogo in cui entrambe le parti hanno firmato contestualmente il documento. Di conseguenza, la Suprema Corte ha dichiarato la competenza del Tribunale di Milano, ordinando la riassunzione della causa davanti a quest’ultimo.

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Pubblicato il 9 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

La competenza territoriale nel rapporto di lavoro: il caso del contratto firmato a distanza o in presenza

Quando sorge una controversia tra un dipendente e il suo datore di lavoro, stabilire quale sia il giudice geograficamente corretto a cui rivolgersi rappresenta il primo passo fondamentale. La determinazione della corretta competenza territoriale nel rapporto di lavoro può infatti influenzare l’andamento della causa. Nel caso esaminato, un lavoratore impiegato come addetto alle pulizie ha richiesto il pagamento di differenze retributive (somme di denaro spettanti e non corrisposte) alla propria azienda. La società datrice di lavoro ha eccepito l’incompetenza del tribunale adito dal lavoratore, sostenendo che la causa dovesse essere trattata in un’altra città. La questione è giunta fino alla Corte di Cassazione, che ha chiarito le regole per individuare il tribunale corretto quando il contratto viene firmato dalle parti.

Il fatto: la contestazione sulle differenze retributive e la sede di lavoro

Il lavoratore ha avviato la causa davanti al Tribunale di Milano per ottenere il pagamento delle somme dovute per l’attività di pulizia svolta. L’azienda ha contestato questa scelta, affermando che il giudice competente fosse il Tribunale di Napoli. Secondo la tesi aziendale, la sede dell’ufficio del personale si trovava a Napoli e lì dovevano ritenersi conclusi i contratti di assunzione. Il Tribunale di Milano ha inizialmente accolto la tesi dell’azienda, dichiarandosi incompetente. Il lavoratore non ha accettato questa decisione e ha proposto un regolamento di competenza (un ricorso per chiedere alla Cassazione di decidere quale sia il giudice corretto). Il dipendente ha dimostrato che il contratto di lavoro era stato firmato da entrambe le parti a Segrate, una località situata nella circoscrizione del Tribunale di Milano.

Come si determina la competenza territoriale nel rapporto di lavoro

La legge stabilisce criteri precisi per individuare il giudice competente nelle controversie di lavoro. Il codice di procedura civile indica che è competente il giudice del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, oppure dove si trova l’azienda o una sua dipendenza con rappresentanza, o ancora dove il lavoratore prestava la sua opera al momento della fine del rapporto. Nel caso di specie, l’attenzione si è concentrata sul luogo in cui il rapporto è sorto, ovvero dove il contratto è stato firmato. La regola generale prevede che un contratto si consideri concluso nel momento e nel luogo in cui chi ha fatto la proposta riceve notizia dell’accettazione dell’altra parte. Tuttavia, se la firma avviene nello stesso momento e nello stesso luogo, non occorre verificare lo scambio di comunicazioni a distanza. La competenza territoriale nel rapporto di lavoro si radica quindi nel luogo della firma congiunta.

Le motivazioni: la firma contestuale e la competenza territoriale nel rapporto di lavoro

I giudici della Corte di Cassazione hanno analizzato il documento contrattuale prodotto in giudizio. Sul contratto apparivano le firme contestuali del lavoratore e del legale rappresentante della società, con l’indicazione geografica di Segrate e la data di sottoscrizione. L’azienda sosteneva che il contratto fosse stato inviato a Napoli per la firma definitiva, ma non ha fornito alcuna prova di questa trasmissione, come ricevute di fax o raccomandate. La Cassazione ha chiarito che, in mancanza di prove contrarie, la firma apposta sul documento nello stesso contesto di tempo e di luogo attesta che il contratto si è concluso a Segrate. Le dichiarazioni dei testimoni presentate dall’azienda in altri giudizi non sono state ritenute rilevanti, poiché non erano state indicate dettagliatamente nel ricorso principale.

Le conclusioni: il Tribunale di Milano è competente

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del lavoratore e ha annullato la decisione del tribunale di primo grado. I giudici hanno dichiarato la competenza territoriale del Tribunale di Milano, stabilendo che la causa deve essere riassunta (riattivata) davanti a questo giudice entro i termini di legge. L’azienda ha perso questa fase del giudizio e le spese legali saranno regolate dal giudice milanese al termine della causa di merito. Questa decisione conferma che la firma contestuale sul contratto di lavoro determina in modo definitivo il luogo in cui sorge il rapporto, impedendo all’azienda di spostare arbitrariamente la causa presso la propria sede centrale se non vi sono prove di uno scambio di comunicazioni a distanza.

Come si stabilisce il tribunale competente per una causa di lavoro?
La legge indica come competente il giudice del luogo in cui è sorto il rapporto di lavoro, dove si trova l’azienda o dove il dipendente lavorava al momento della fine del rapporto.

Cosa succede se il contratto di lavoro viene firmato in presenza dalle parti?
Se il contratto viene firmato contemporaneamente nello stesso luogo, il rapporto di lavoro si considera sorto in quel preciso comune, che determina la competenza del tribunale.

Chi deve dimostrare il luogo in cui è stato concluso il contratto?
L’onere della prova spetta a chi avvia la causa, il quale può dimostrare il luogo della firma esibendo il contratto di lavoro che riporta la località e la data.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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