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Compenso lavoro straordinario: la guida completa

Un infermiere ha svolto ore di lavoro extra per un servizio di “dialisi estiva”. L’Azienda Sanitaria si è rifiutata di pagare, adducendo la mancanza delle autorizzazioni formali per le “prestazioni aggiuntive”. La Corte di Cassazione ha stabilito che, anche in assenza di tali formalità, il lavoro svolto con il consenso, anche implicito, del datore di lavoro deve essere retribuito. La Corte ha quindi riconosciuto il diritto al compenso lavoro straordinario, riaffermando il principio costituzionale della giusta retribuzione.

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Pubblicato il 30 novembre 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Compenso Lavoro Straordinario nel Pubblico Impiego: Sì al Pagamento Anche Senza Autorizzazione Formale

Il diritto alla retribuzione per le ore di lavoro prestate oltre l’orario contrattuale è un pilastro del diritto del lavoro. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha rafforzato questo principio, chiarendo che il compenso lavoro straordinario spetta al dipendente pubblico anche quando mancano le autorizzazioni formali, purché il lavoro sia stato svolto con il consenso del datore di lavoro. Analizziamo questa importante decisione.

I Fatti: Un Infermiere e le Prestazioni Estive non Pagate

Un infermiere impiegato presso un ospedale pubblico aveva partecipato a un progetto di “dialisi estiva”, fornendo prestazioni sanitarie a turisti. Per l’anno 2013, l’Azienda Sanitaria Provinciale (ASP) non aveva corrisposto il pagamento per queste ore extra. Il lavoratore, che aveva ricevuto il compenso negli anni precedenti e successivi per la stessa attività, ha quindi richiesto e ottenuto un decreto ingiuntivo per vedersi riconosciuto il proprio diritto.

Il Percorso Giudiziario Iniziale

L’ASP si è opposta al decreto ingiuntivo. La Corte d’Appello, riformando la decisione di primo grado, ha dato ragione all’ente pubblico. Secondo i giudici di secondo grado, quelle prestazioni rientravano nella categoria delle “prestazioni aggiuntive”, una fattispecie speciale che richiede requisiti specifici per essere valida e retribuibile: un’autorizzazione regionale, determinate condizioni soggettive del lavoratore e una contrattazione tariffaria ad hoc. Poiché questi presupposti mancavano, la Corte d’Appello ha revocato il decreto ingiuntivo, negando il diritto del lavoratore al compenso.

Il Compenso Lavoro Straordinario Secondo la Cassazione

La questione è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione, che ha ribaltato la decisione d’appello. Gli Ermellini hanno ritenuto l’analisi dei giudici di merito parziale e incompleta. Il punto focale, secondo la Suprema Corte, non è la qualificazione formale delle ore lavorate come “prestazioni aggiuntive”, ma il fatto che il dipendente abbia lavorato oltre il suo debito orario su richiesta o, comunque, con il consenso del datore di lavoro. Di conseguenza, tale attività deve essere inquadrata e retribuita come lavoro straordinario.

Il Principio della Prestazione di Fatto (Art. 2126 c.c.)

La Corte ha fondato il suo ragionamento sull’articolo 2126 del Codice Civile, che tutela la prestazione di fatto. Questo principio stabilisce che la nullità di un contratto di lavoro non produce effetto per il periodo in cui il rapporto ha avuto esecuzione. In altre parole, il lavoro effettivamente svolto deve essere sempre retribuito. La Corte ha chiarito che, per ottenere il compenso lavoro straordinario, è sufficiente che le prestazioni non siano state svolte all’insaputa o contro la volontà del datore di lavoro (insciente vel prohibente domino). Il consenso del datore di lavoro può essere anche implicito e, una volta accertato, legittima la pretesa del lavoratore.

Le Motivazioni

La Suprema Corte ha sottolineato che il diritto al compenso per il lavoro straordinario svolto nel pubblico impiego contrattualizzato non può essere negato a causa di vizi procedurali interni all’amministrazione. Il rispetto dei vincoli di bilancio e delle norme sulla spesa pubblica è un dovere che ricade sui dirigenti e funzionari pubblici, i quali possono essere chiamati a rispondere per eventuali danni erariali, ma non può tradursi in un pregiudizio per il lavoratore che ha adempiuto alla propria prestazione. La Corte ha riaffermato la centralità dell’articolo 36 della Costituzione, che garantisce al lavoratore una retribuzione proporzionata alla quantità e qualità del suo lavoro. Negare il pagamento per un’attività effettivamente svolta e richiesta dall’ente sarebbe in palese contrasto con questo principio fondamentale. L’autorizzazione, anche se informale o implicita, è l’unico elemento che condiziona il diritto al compenso, rendendo irrilevanti le eventuali irregolarità amministrative a monte.

Le Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione consolida un importante orientamento a tutela dei lavoratori del pubblico impiego. Viene stabilito che il diritto al compenso lavoro straordinario sorge dalla semplice esecuzione di prestazioni oltre l’orario, purché autorizzate o comunque accettate dal datore di lavoro. Le formalità burocratiche e i vincoli di spesa, pur essendo rilevanti per la gestione interna della Pubblica Amministrazione, non possono essere usati come scudo per negare la giusta retribuzione a chi ha lavorato. La decisione sposta la responsabilità della corretta gestione delle risorse e delle procedure sui dirigenti, proteggendo il diritto fondamentale del lavoratore al salario.

Un dipendente pubblico ha diritto al compenso per lavoro straordinario se manca l’autorizzazione formale prevista dal CCNL?
Sì. Secondo la Corte di Cassazione, il diritto al compenso sorge se il lavoro è stato svolto con il consenso del datore di lavoro, anche se tale consenso è implicito e non formalizzato secondo le procedure previste. La presenza del consenso datoriale è l’elemento decisivo.

Cosa significa che il consenso del datore di lavoro può essere “implicito”?
Significa che non è necessario un ordine scritto o un atto formale. Il consenso si desume dal comportamento del datore di lavoro che, essendo a conoscenza della prestazione extra, non si oppone ma, al contrario, la accetta e ne recepisce i risultati (come nel caso del servizio di dialisi effettivamente erogato).

La violazione delle norme sulla spesa pubblica può giustificare il mancato pagamento dello straordinario a un dipendente?
No. La Corte ha chiarito che le regole sulla spesa pubblica e i vincoli di bilancio riguardano la responsabilità dei dirigenti e funzionari verso l’amministrazione, ma non possono essere opposte al lavoratore per negargli la retribuzione. Il diritto del dipendente al compenso per il lavoro prestato prevale su eventuali irregolarità amministrative interne.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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