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Compensazione spese processuali: la Cassazione decide

Un’ordinanza della Cassazione stabilisce che la mancata costituzione in giudizio della controparte non giustifica automaticamente la compensazione spese processuali. Se una domanda viene accolta, anche parzialmente, la parte vittoriosa ha diritto al rimborso delle spese legali, secondo il principio di soccombenza. Il caso riguardava un avvocato che si era opposto alla liquidazione del proprio compenso da parte di un’amministrazione pubblica, rimasta contumace. Il Tribunale aveva compensato le spese, ma la Suprema Corte ha cassato la decisione, affermando che la non contestazione non rientra tra le gravi ragioni che legittimano la deroga alla regola generale del rimborso.

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Pubblicato il 28 agosto 2025 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Compensazione Spese Processuali: Vincere Contro una Parte Assente Dà Diritto al Rimborso

Quante volte ci si è chiesti cosa accade alle spese legali quando la controparte decide di non presentarsi in giudizio? Una recente ordinanza della Corte di Cassazione fa luce su un aspetto cruciale della compensazione spese processuali, stabilendo un principio chiaro: la vittoria dà diritto al rimborso dei costi, anche se l’avversario è rimasto ‘contumace’. Questa decisione ribadisce la centralità del principio di soccombenza e pone limiti precisi alla discrezionalità del giudice nel derogarvi.

I Fatti di Causa: la Battaglia di un Legale per il Giusto Compenso

Il caso ha origine dalla vicenda di un avvocato che, dopo aver assistito un cliente come difensore d’ufficio, presentava al Tribunale competente la richiesta di liquidazione del proprio onorario. A seguito del provvedimento, il legale proponeva opposizione. L’amministrazione pubblica convenuta, pur essendo regolarmente notificata, sceglieva di non costituirsi in giudizio, rimanendo contumace.

Il Tribunale accoglieva parzialmente l’opposizione, riconoscendo al professionista una somma maggiore. Tuttavia, decideva di compensare integralmente le spese del giudizio di opposizione, motivando tale scelta con la “non contestazione da parte del Ministero, rimasto contumace”. Insoddisfatto, l’avvocato ricorreva alla Corte di Cassazione, lamentando la violazione delle norme che regolano la condanna alle spese.

I Limiti alla Compensazione Spese Processuali secondo la Cassazione

La Suprema Corte ha accolto il ricorso, ritenendo la censura fondata. I giudici di legittimità hanno chiarito che il Tribunale ha errato nel compensare le spese basandosi unicamente su una motivazione sostanzialmente assente.

La regola generale, dettata dall’articolo 91 del codice di procedura civile, è quella della soccombenza: chi perde, paga. La compensazione spese processuali è un’eccezione, applicabile solo nei casi specifici previsti dall’articolo 92 c.p.c., come la soccombenza reciproca o la sussistenza di gravi ed eccezionali ragioni.

La Contumacia non è una Ragione per Compensare le Spese

Il punto centrale della decisione è che la semplice scelta dell’amministrazione di non resistere in giudizio non costituisce una di quelle “gravi ed eccezionali ragioni” che possono giustificare la compensazione. Accogliere la domanda della parte ricorrente, anche in assenza di opposizione, significa riconoscerne la fondatezza. Di conseguenza, la parte vittoriosa ha pieno diritto al rimborso delle spese sostenute per ottenere giustizia.

La Corte ha inoltre richiamato un suo precedente orientamento (sentenza a Sezioni Unite n. 32061/2022), precisando che anche l’accoglimento parziale di un’unica domanda non configura una soccombenza reciproca. Al massimo, può giustificare una compensazione parziale, ma sempre in presenza degli altri presupposti di legge, che in questo caso mancavano del tutto.

Le motivazioni

La Corte di Cassazione ha fondato la sua decisione sull’interpretazione rigorosa degli articoli 91 e 92 del codice di procedura civile. Il principio cardine è quello della soccombenza, secondo cui i costi del processo devono gravare sulla parte le cui pretese sono state respinte dal giudice. La compensazione è un’eccezione a questa regola e, come tale, deve essere applicata con cautela e solo nelle ipotesi tassativamente previste dalla legge. Nel caso di specie, la motivazione del Tribunale (“non contestazione da parte del Ministero, rimasto contumace”) è stata giudicata insufficiente e inadeguata a giustificare una deroga al principio generale. La passività processuale della parte convenuta non può risolversi in un pregiudizio per la parte attrice che, pur avendo ragione, si vedrebbe privata del rimborso delle spese necessarie per far valere il proprio diritto. La vittoria processuale deve essere piena e includere anche il recupero dei costi legali sostenuti.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte Suprema di Cassazione ha cassato la sentenza del Tribunale e, decidendo nel merito, ha liquidato le spese del giudizio di opposizione a favore del legale, condannando l’amministrazione a pagarle. Ha inoltre condannato la stessa amministrazione al pagamento delle spese del giudizio di legittimità. Questa ordinanza rafforza la tutela della parte vittoriosa in un processo, ribadendo che la scelta della controparte di non difendersi non può diventare un pretesto per negare il sacrosanto diritto al rimborso delle spese legali. Un monito importante per tutti gli operatori del diritto: la vittoria in giudizio deve essere effettiva, non solo sulla carta.

Se la controparte non si presenta in giudizio (è contumace), il giudice può compensare le spese legali?
No, secondo questa ordinanza, la sola contumacia o la mancata contestazione da parte del convenuto non è di per sé una ragione sufficiente per compensare le spese. La parte vittoriosa ha diritto al rimborso in base al principio della soccombenza.

In quali casi è ammessa la compensazione delle spese processuali?
La compensazione è ammessa soltanto nei limitati casi previsti dall’art. 92 c.p.c., come la soccombenza reciproca (quando entrambe le parti sono parzialmente vincitrici e parzialmente soccombenti) o in presenza di altre gravi ed eccezionali ragioni che il giudice deve esplicitamente motivare.

Cosa succede se il giudice accoglie solo in parte la mia richiesta?
L’accoglimento parziale di una domanda articolata in un unico capo, secondo la Corte, non configura una soccombenza reciproca. Tale circostanza non consente la condanna della parte vittoriosa a pagare le spese, ma può al massimo giustificare una compensazione (totale o parziale) solo se sussistono gli altri presupposti previsti dalla legge.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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