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Codatorialità: i diritti nei gruppi d’impresa

Una lavoratrice ha richiesto l’accertamento della codatorialità tra diverse società di un gruppo, sostenendo l’esistenza di un unico centro di interessi. Nonostante avesse già ottenuto una sentenza di reintegra contro il datore di lavoro formale, la Cassazione ha stabilito che tale provvedimento non preclude l’azione verso le altre società del gruppo. La Corte ha chiarito che la codatorialità si configura quando più soggetti esercitano poteri datoriali e condividono la prestazione lavorativa per un interesse comune, rendendo tutti i soggetti responsabili in solido.

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Pubblicato il 24 marzo 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Codatorialità: la verità sostanziale nei gruppi d’impresa

La codatorialità rappresenta un concetto fondamentale per la tutela dei lavoratori impiegati in contesti aziendali complessi. Spesso, dietro un contratto formale con una singola società, si cela un’organizzazione che coinvolge più entità giuridiche coordinate tra loro. La recente ordinanza della Corte di Cassazione analizza proprio il confine tra l’apparenza contrattuale e la realtà operativa del rapporto di lavoro.

Il caso: oltre il datore di lavoro formale

Una dipendente, formalmente assunta da una società di servizi, ha prestato la propria attività all’interno di un sistema integrato composto da diverse aziende. Dopo aver ottenuto la reintegra nel posto di lavoro contro il suo datore formale a seguito di un licenziamento illegittimo, la lavoratrice ha agito in giudizio per veder riconosciuta la codatorialità delle altre società del gruppo. L’obiettivo era dimostrare che l’effettivo utilizzatore della prestazione non fosse solo il soggetto firmatario del contratto, ma l’intero centro unitario di interessi.

I giudici di merito avevano inizialmente respinto la domanda, ritenendo che il precedente accertamento contro il datore formale (la reintegra) rendesse definitivo il rapporto solo con quest’ultimo, impedendo di coinvolgere altre società. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato questa visione, privilegiando il principio di effettività.

La decisione della Suprema Corte sulla codatorialità

La Cassazione ha chiarito che l’esistenza di un giudicato relativo al licenziamento contro il datore formale non preclude al lavoratore la possibilità di dimostrare che il rapporto di lavoro fosse, in realtà, riferibile a più soggetti. La codatorialità non si sostituisce al rapporto esistente, ma lo integra, estendendo le responsabilità a tutti i soggetti che hanno beneficiato della prestazione lavorativa e che hanno esercitato i poteri tipici del datore di lavoro.

Gli indici della gestione promiscua

Per configurare un rapporto plurisoggettivo, è necessario accertare due condizioni:
1. L’esercizio contemporaneo dei poteri datoriali da parte di più società.
2. Lo svolgimento della prestazione nell’interesse condiviso di soggetti formalmente distinti.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sulla presunzione di solidarietà prevista dal codice civile. Quando più fruitori utilizzano l’attività lavorativa in modo promiscuo, essi devono essere considerati responsabili in solido per le obbligazioni che scaturiscono dal rapporto, come retribuzioni e contributi. La Corte ha sottolineato che l’interesse del lavoratore a salvaguardare il proprio posto di lavoro contro il datore apparente non implica la rinuncia ad accertare chi sia l’effettivo titolare del rapporto sostanziale. La tutela del credito lavorativo richiede che la realtà dei fatti prevalga sulle frammentazioni societarie spesso utilizzate per eludere norme imperative.

Le conclusioni

Le conclusioni della Cassazione aprono la strada a una maggiore protezione nei gruppi d’impresa. La sentenza impugnata è stata cassata poiché i giudici di merito avevano omesso di valutare gli indici di integrazione economica e funzionale tra le società collegate. Il rinvio alla Corte d’Appello impone ora un nuovo esame che tenga conto della possibilità di un rapporto di lavoro plurisoggettivo, garantendo che la responsabilità solidale operi ogni qualvolta la prestazione sia condivisa per soddisfare un interesse di gruppo. Questo orientamento conferma che la stabilità di un accertamento formale non può diventare uno scudo per evitare le responsabilità sostanziali derivanti dall’effettivo utilizzo della manodopera.

Cosa si intende per codatorialità in un gruppo di imprese?
Si verifica quando più società esercitano congiuntamente i poteri datoriali e utilizzano la prestazione del lavoratore per un interesse comune del gruppo.

Una sentenza contro il datore formale impedisce di agire contro le altre società?
No, il lavoratore può sempre richiedere l’accertamento del rapporto con l’effettivo utilizzatore della prestazione nonostante precedenti provvedimenti contro il datore apparente.

Quali sono le conseguenze pratiche del riconoscimento della codatorialità?
Tutte le società coinvolte diventano responsabili in solido per il pagamento degli stipendi, dei contributi e per la tutela contro i licenziamenti illegittimi.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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