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Clausola penale: la riduzione per eccessività

La Corte d’Appello di Venezia ha esaminato un caso relativo a una clausola penale inserita in un accordo transattivo tra eredi. Nonostante l’accertato inadempimento di una parte, il Collegio ha stabilito che l’importo originariamente pattuito era sproporzionato rispetto all’interesse del creditore, procedendo alla sua riduzione equitativa.

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Pubblicato il 26 febbraio 2026 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Clausola penale: il potere di riduzione del giudice

In ambito contrattuale, la clausola penale rappresenta uno strumento fondamentale per predeterminare il risarcimento in caso di inadempimento. Tuttavia, l’autonomia delle parti incontra un limite invalicabile nel principio di equità, che permette al giudice di intervenire qualora la penale risulti manifestamente eccessiva.

Il caso: transazione tra eredi e inadempimento

La vicenda trae origine da una complessa disputa ereditaria tra familiari. Nel 2011, una delle parti aveva sottoscritto una ricognizione di debito per oltre 100.000 euro, legata alla futura vendita di un compendio immobiliare. Successivamente, nel 2020, le parti avevano raggiunto un accordo transattivo per gestire i beni ancora in comproprietà, inserendo una clausola penale di 240.000 euro per garantire l’esecuzione dei trasferimenti immobiliari previsti.

Mentre il creditore agiva per ottenere il pagamento del debito originario, il debitore proponeva domanda riconvenzionale, lamentando l’inadempimento dell’accordo del 2020 e chiedendo il pagamento dell’ingente penale pattuita. Il tribunale di primo grado aveva inizialmente rigettato la domanda relativa alla penale, ritenendo che mancasse una formale costituzione in mora.

La decisione della Corte d’Appello sulla clausola penale

La Corte d’Appello di Venezia ha riformato parzialmente la decisione di primo grado. In primo luogo, ha confermato che la transazione del 2020 non aveva estinto il debito riconosciuto nel 2011, poiché l’oggetto del nuovo accordo riguardava esclusivamente specifici beni immobili e non l’intero rapporto economico tra le parti.

In merito alla clausola penale, i giudici hanno ribaltato la precedente interpretazione: la costituzione in mora non è necessaria quando esiste una penale pattuita per l’inadempimento, poiché la somma è dovuta automaticamente al verificarsi dell’evento. Tuttavia, la Corte ha rilevato che l’importo di 240.000 euro (pari al doppio del valore del corrispettivo dovuto) era sproporzionato rispetto all’interesse effettivo del creditore al momento della stipula.

Le motivazioni

Le motivazioni della Corte si fondano sull’applicazione dell’articolo 1384 del Codice Civile. Secondo il Collegio, il giudice ha il potere-dovere di ridurre d’ufficio la clausola penale quando la stessa risulti manifestamente iniqua. Nel caso di specie, la penale era stata fissata in una misura tale da generare un arricchimento ingiustificato per il creditore rispetto al danno potenziale subito.

Inoltre, la Corte ha sottolineato che, nonostante l’inadempimento fosse certo (non essendo stata fornita prova di un nuovo accordo derogatorio scritto), il permanere del diritto del creditore a ottenere comunque l’esecuzione in forma specifica del trasferimento immobiliare rendeva la penale originaria ulteriormente vessatoria.

Le conclusioni

Le conclusioni della sentenza sanciscono una riduzione della penale da 240.000 euro a 60.000 euro, cifra ritenuta equa e bilanciata. La Corte ha quindi operato una compensazione ideale tra i crediti delle parti: da un lato il debito residuo di circa 105.000 euro confermato in favore dell’appellata, dall’altro la penale ridotta spettante all’appellante. A causa della soccombenza reciproca, le spese di lite di entrambi i gradi di giudizio sono state integralmente compensate tra le parti.

La clausola penale richiede la costituzione in mora del debitore?
No, secondo l’orientamento consolidato richiamato dalla Corte, la penale è dovuta automaticamente a seguito del concreto verificarsi dell’inadempimento, senza necessità di una formale diffida o costituzione in mora.
Può un accordo transattivo generale assorbire debiti precedenti non menzionati?
No, la transazione riguarda solo le liti espressamente indicate nel contratto o quelle che risultano chiaramente rientrare nel suo oggetto. In assenza di menzione specifica o incompatibilità totale, i debiti riconosciuti in precedenza rimangono validi.In base a quali criteri il giudice riduce una clausola penale?
Il giudice valuta se l’ammontare della penale è manifestamente eccessivo avuto riguardo all’interesse che il creditore aveva all’adempimento al momento della conclusione del contratto, agendo per ricondurre l’accordo a equità ai sensi dell’art. 1384 c.c.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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