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Classificazione INAIL: attività accessorie e decorrenza

Una società di servizi di sicurezza ha contestato la riclassificazione INAIL dei suoi addetti alla conta del denaro. La Corte di Cassazione ha confermato che tale attività, essendo complementare al trasporto valori, deve avere la stessa classificazione INAIL a rischio più elevato. Tuttavia, ha corretto la data di decorrenza dell’obbligo di pagamento a seguito di un’acquisizione di ramo d’azienda, applicando il principio di retroattività biennale dalla data del trasferimento.

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Pubblicato il 22 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Classificazione INAIL: Quando l’attività accessoria segue la tariffa principale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione (n. 33633/2023) ha affrontato un tema cruciale per molte aziende: la corretta Classificazione INAIL per i lavoratori che svolgono attività complementari a quella principale. La sentenza chiarisce che se un’operazione è parte integrante del ciclo produttivo, deve essere assoggettata alla stessa tariffa di rischio dell’attività principale, anche se di per sé sembrerebbe meno rischiosa. Analizziamo i dettagli del caso.

I fatti di causa: la controversia sul rischio

Una società specializzata in sicurezza e trasporto valori si è opposta a una richiesta di pagamento da parte dell’Istituto assicuratore. L’ente aveva riclassificato i dipendenti addetti alla “sala conta”, ovvero al conteggio del denaro, facendoli passare da una tariffa per “personale d’ufficio” a quella, più onerosa, prevista per le “guardie giurate”.
Secondo l’azienda, l’attività di conta era puramente contabile e d’ufficio, distinta e separata dall’attività di vigilanza e trasporto. L’Istituto, invece, sosteneva che tale operazione fosse inscindibilmente connessa al ciclo operativo principale della società, rendendola un’attività complementare e sussidiaria.
La Corte d’Appello aveva dato ragione all’Istituto, spingendo la società a ricorrere in Cassazione.

Il principio della Classificazione INAIL per attività complementari

La Corte di Cassazione ha rigettato il primo motivo di ricorso, confermando l’orientamento dei giudici di merito. I giudici hanno stabilito che, ai fini delle tariffe dei premi, per “lavorazione” si deve intendere l’intero ciclo di operazioni necessarie per realizzare l’attività principale. Questo include anche le operazioni complementari e sussidiarie, purché svolte dallo stesso datore di lavoro e in connessione operativa con l’attività principale.
Nel caso specifico, la conta del denaro non era un’attività autonoma, ma una fase fondamentale e imprescindibile del servizio di custodia e trasporto valori offerto ai clienti. Era essenziale sia per verificare il valore preso in custodia sia per la successiva restituzione. Di conseguenza, era corretto applicare la stessa Classificazione INAIL dell’attività principale.

La decorrenza dell’obbligo in caso di cessione d’azienda

Il punto su cui la Cassazione ha invece accolto il ricorso della società riguarda la decorrenza dell’obbligo di pagamento. La società aveva acquistato un ramo d’azienda in data 31 gennaio 2005. L’Istituto assicuratore aveva retrodatato l’obbligo di pagamento dei maggiori premi al 1° ottobre 2002.
La Corte ha ritenuto questa retrodatazione errata. In base all’art. 15 del D.P.R. n. 1124/1965, in caso di trasferimento d’azienda, il nuovo acquirente è obbligato in solido con il precedente proprietario per i premi dovuti per l’anno in corso e per i due anni antecedenti alla data della cessione. Pertanto, il calcolo doveva partire dal 31 gennaio 2003 (due anni prima del 31 gennaio 2005) e non da una data precedente.

Le motivazioni della Corte di Cassazione

La Corte ha fondato la sua decisione su due pilastri. Sul primo punto, ha ribadito il principio consolidato secondo cui il rischio assicurativo di una produzione complessa non può essere frammentato. L’intera filiera operativa, comprese le attività accessorie, contribuisce a definire il rischio complessivo. Ignorare la connessione funzionale tra la conta del denaro e il trasporto valori avrebbe significato disattendere la logica del sistema tariffario. Sul secondo punto, relativo alla decorrenza, la Corte ha semplicemente applicato la norma specifica (art. 15 D.P.R. 1124/1965) che regola la responsabilità solidale in caso di cessione d’azienda, censurando l’errore di calcolo della Corte d’Appello e stabilendo un corretto punto di partenza per l’obbligazione.

Le conclusioni

Questa ordinanza offre due importanti lezioni pratiche. In primo luogo, le aziende devono valutare attentamente non solo le singole mansioni, ma l’intero ciclo produttivo per una corretta Classificazione INAIL. Le attività, anche se apparentemente d’ufficio, se sono strumentali e indispensabili per l’attività principale, ne assumeranno il medesimo profilo di rischio. In secondo luogo, viene fatta chiarezza sui limiti temporali della responsabilità solidale in caso di acquisizione di rami d’azienda, fissando un paletto certo (due anni antecedenti alla cessione) per il recupero dei premi pregressi.

Un’attività accessoria, come la conta del denaro, deve avere la stessa classificazione INAIL dell’attività principale di trasporto valori?
Sì, la Corte di Cassazione ha stabilito che le operazioni complementari e sussidiarie, in quanto parte integrante e necessaria del ciclo di lavorazione principale, devono essere ricomprese nella medesima voce di tariffa e classificazione di rischio.

È possibile chiedere alla Corte di Cassazione di riesaminare le prove per dimostrare che un’attività non è complementare?
No, la Corte ha ribadito che il ricorso per cassazione per omesso esame di un fatto decisivo non consente un nuovo esame del merito o una rivalutazione delle prove. Tale vizio è configurabile solo quando il giudice di merito ha completamente ignorato un fatto storico preciso, non quando lo ha valutato in modo diverso dalle aspettative della parte.

In caso di acquisto di un’azienda, da quando decorre l’obbligo di pagare i premi INAIL pregressi?
L’obbligo di pagamento per l’acquirente, in solido con il venditore, copre i premi relativi all’anno in corso al momento della cessione e ai due anni precedenti. La decorrenza va quindi calcolata a ritroso per due anni dalla data esatta del trasferimento d’azienda.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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