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Caduta su strada: la colpa del pedone esclude il danno

Una recente sentenza della Corte di Appello ha respinto la richiesta di risarcimento di una donna per una caduta su strada pubblica. La decisione sottolinea come la condotta imprudente e disattenta del pedone possa essere considerata causa esclusiva dell’incidente, interrompendo il nesso di causalità e liberando il Comune da ogni responsabilità per la mancata custodia, anche in presenza di un dissesto del manto stradale.

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Pubblicato il 29 novembre 2025 in Diritto Civile, Giurisprudenza Civile

Caduta su strada: Quando la disattenzione del pedone esclude la responsabilità del Comune

Quante volte, camminando per le strade delle nostre città, ci siamo imbattuti in buche, dislivelli o dissesti del manto stradale? E cosa succede se, a causa di una di queste insidie, si verifica una caduta su strada con conseguenti danni fisici? La responsabilità è sempre e comunque dell’ente proprietario, come il Comune? Una recente sentenza della Corte di Appello di Salerno fornisce una risposta chiara, ribadendo un principio fondamentale: il dovere di auto-responsabilità e cautela del pedone.

I Fatti del Caso: Una Caduta sul Percorso Pedonale

Il caso esaminato riguarda una cittadina che, nel 2014, cadeva rovinosamente a terra mentre attraversava la strada sulle strisce pedonali. La causa dell’incidente, a suo dire, era una sconnessione del manto stradale, un dislivello che costituiva una vera e propria insidia non visibile e non segnalata. A seguito della caduta, la donna riportava una frattura e citava in giudizio il Comune, chiedendo il risarcimento dei danni subiti in base all’art. 2051 del codice civile, che disciplina la responsabilità per i danni causati da cose in custodia.

Il Tribunale di primo grado rigettava la domanda, attribuendo la responsabilità dell’accaduto alla condotta disattenta della danneggiata. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Appello.

La Decisione della Corte: la colpa della danneggiata annulla il nesso causale

La Corte di Appello ha confermato integralmente la decisione di primo grado, rigettando l’appello e condannando l’appellante al pagamento delle spese legali. I giudici hanno stabilito che la causa esclusiva della caduta su strada non era il dissesto, bensì il comportamento imprudente della pedone stessa.

Anche se il piccolo dislivello esisteva, le prove (incluse le fotografie prodotte dalla stessa danneggiata) dimostravano che questo era perfettamente visibile e facilmente evitabile. La caduta era avvenuta in pieno giorno, con ottime condizioni di luce, e la sconnessione, seppur presente, non era tale da non poter essere aggirata semplicemente spostandosi sulla parte centrale e integra delle strisce pedonali.

Le Motivazioni: Analisi della Responsabilità per caduta su strada

Il cuore della decisione risiede nell’interpretazione dell’art. 2051 c.c. e del concetto di “caso fortuito”. La responsabilità del custode (il Comune) è di natura oggettiva: per liberarsi, deve dimostrare che il danno è stato causato da un evento imprevedibile e inevitabile, appunto il caso fortuito.

La giurisprudenza più recente, citata dalla Corte, ha chiarito che anche la condotta della vittima può integrare il caso fortuito e interrompere il nesso di causalità tra la cosa (la strada) e il danno (la caduta). Non è necessario che tale condotta sia “abnorme” o “eccezionale”; è sufficiente che sia colposa, intesa come una “oggettiva inosservanza del comportamento di normale cautela correlato alla situazione di rischio percepibile con l’ordinaria diligenza”.

In altre parole, se il pericolo è visibile e un pedone mediamente attento lo avrebbe notato ed evitato, la sua eventuale caduta è da imputare alla sua stessa disattenzione. In questo scenario, la strada dissestata diventa una mera “occasione” dell’evento, ma non la sua causa giuridica.

La Corte ha inoltre respinto l’argomento secondo cui l’età avanzata della donna (71 anni all’epoca dei fatti) e l’uso di occhiali da vista dovessero essere considerati. Anzi, i giudici hanno sottolineato che proprio tali condizioni personali avrebbero dovuto imporre un grado di prudenza e attenzione ancora maggiore.

Le Conclusioni: Il Dovere di Cautela del Pedone

Questa sentenza riafferma un principio cruciale: la responsabilità per la custodia delle strade pubbliche non è illimitata. Ogni cittadino ha il dovere di usare l’ordinaria diligenza e di prestare attenzione a dove cammina. Di fronte a un pericolo palese e superabile, la responsabilità di una caduta su strada ricade interamente su chi, per distrazione o imprudenza, non ha adottato le cautele necessarie a proteggere la propria incolumità. La richiesta di risarcimento, in questi casi, è destinata a essere respinta.

La semplice presenza di una buca su una strada pubblica rende sempre responsabile il Comune in caso di caduta?
No. Secondo la sentenza, se il dissesto stradale è visibile, prevedibile e facilmente evitabile da una persona che usa l’ordinaria diligenza, la responsabilità del Comune può essere esclusa. Il comportamento imprudente del pedone può interrompere il nesso causale tra la condizione della strada e il danno.

La disattenzione del pedone può essere considerata ‘caso fortuito’ ed escludere la responsabilità del custode della strada?
Sì. La giurisprudenza più recente, confermata da questa sentenza, ritiene che la condotta colposa della vittima (intesa come oggettiva inosservanza della normale cautela) integri il caso fortuito. Questo evento è sufficiente a escludere la responsabilità del custode ai sensi dell’art. 2051 c.c.

L’età avanzata o problemi di vista della persona caduta sono una valida giustificazione per non aver visto il pericolo?
No. La Corte ha stabilito che condizioni personali come l’età avanzata o una ridotta acuità visiva, se effettivamente dimostrate, non solo non giustificano la disattenzione, ma anzi imporrebbero alla persona un dovere di cautela ancora maggiore.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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