La corretta individuazione del giudice competente rappresenta un pilastro fondamentale per la tutela dei diritti dei creditori. Di recente, la Corte di Cassazione ha affrontato un delicato contrasto relativo all’azione revocatoria esercitata contro una scissione societaria. Tre curatele fallimentari hanno impugnato un atto di scissione societaria per tutelare i creditori delle società fallite. Il contenzioso ha sollevato un profondo dubbio procedurale sulla competenza del Tribunale delle Imprese rispetto al Tribunale ordinario.
Il contrasto tra Tribunale ordinario e Tribunale delle Imprese
La vicenda trae origine da una serie di ricorsi presentati da tre curatele fallimentari dinanzi al Tribunale ordinario di Parma. I fallimenti hanno richiesto la revoca degli atti di scissione e dei relativi conferimenti patrimoniali effettuati dalle società debitrici. Il Tribunale di Parma ha dichiarato la propria incompetenza a decidere sulla domanda di revoca. Il giudice di Parma ha ritenuto che la competenza spettasse alla Sezione specializzata in materia di impresa di Bologna. Al contrario, il Tribunale delle Imprese di Bologna ha rifiutato la competenza e ha sollevato d’ufficio il conflitto davanti alla Corte di Cassazione. Il Tribunale di Bologna ha sostenuto che l’azione non incide sulla struttura societaria ma tutela solo i creditori.
Perché l’azione revocatoria divide i giudici
La questione centrale riguarda la natura stessa della controversia. Un orientamento giurisprudenziale estende la competenza del Tribunale delle Imprese a tutte le vicende che coinvolgono l’assetto straordinario di una società. Secondo questa tesi, la scissione modifica la struttura dell’ente e quindi rientra tra i rapporti societari. Un diverso orientamento esclude invece l’azione revocatoria dalla competenza specialistica. Questa seconda tesi evidenzia che l’azione mira esclusivamente a dichiarare l’inopponibilità della scissione nei confronti del creditore istante. L’azione non mette in discussione la validità dell’atto di scissione tra le società coinvolte né modifica la compagine dei soci.
Le motivazioni della Cassazione sul rinvio alle Sezioni Unite
I giudici della prima sezione civile hanno analizzato dettagliatamente i due orientamenti contrapposti. La Corte ha rilevato che l’azione revocatoria ordinaria o fallimentare non produce effetti reali sulla titolarità delle quote o sul patrimonio sociale. L’accoglimento della domanda determina soltanto l’inefficacia relativa dell’atto a vantaggio del creditore che ha agito in giudizio. I rapporti interni tra le società e i soci rimangono del tutto inalterati. La Cassazione ha espresso forti perplessità sull’attribuzione di questa materia al Tribunale delle Imprese. Tuttavia, la presenza di decisioni precedenti di segno opposto impone la ricerca di una soluzione uniforme per garantire la certezza del diritto. Per questa ragione, il Collegio ha ritenuto necessario rimettere la questione al Massimo Consesso della Suprema Corte.
Le conclusioni e i possibili scenari futuri
La Corte di Cassazione ha concluso il procedimento disponendo la trasmissione degli atti al Primo Presidente per l’assegnazione della causa alle Sezioni Unite. Questa decisione non stabilisce ancora quale sia il giudice competente ma avvia il percorso per una soluzione definitiva. Le Sezioni Unite dovranno chiarire se l’azione revocatoria contro una scissione societaria appartenga alla competenza del Tribunale delle Imprese o a quella del giudice ordinario. La futura pronuncia eliminerà ogni incertezza operativa per i creditori e per i curatori fallimentari. Gli operatori del diritto attendono questa decisione per impostare correttamente le future strategie di recupero del credito.
Cos’è l’azione revocatoria di una scissione societaria?
Si tratta di un’azione legale con cui i creditori chiedono di rendere inefficace nei loro confronti la divisione di una società che pregiudica il recupero dei loro crediti.
Quale giudice decide su questa specifica azione?
Attualmente esiste un contrasto giurisprudenziale, motivo per cui la Cassazione ha chiesto l’intervento risolutivo delle Sezioni Unite per stabilire se la competenza spetti al Tribunale delle Imprese o al giudice ordinario.
Quali sono le conseguenze pratiche della decisione delle Sezioni Unite?
La decisione chiarirà in modo definitivo a quale ufficio giudiziario i creditori e i curatori fallimentari dovranno rivolgersi per contestare le scissioni societarie dannose.