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Attestazione di conformità della procura speciale

La Corte di Cassazione ha emesso un’ordinanza interlocutoria riguardante la validità di un ricorso in cui mancava l’attestazione di conformità della procura speciale. Il documento, originariamente cartaceo, era stato scansionato e notificato via PEC senza la necessaria dichiarazione del difensore. La Corte deve stabilire se tale omissione comporti l’inammissibilità del ricorso alla luce delle recenti riforme legislative.

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Pubblicato il 21 marzo 2026 in Giurisprudenza Civile, Procedura Civile

Attestazione di conformità della procura speciale: il nuovo dubbio della Cassazione

Il tema dell’attestazione di conformità della procura speciale nel giudizio di legittimità torna al centro del dibattito giuridico. Con una recente ordinanza interlocutoria, la Suprema Corte ha sollevato un quesito cruciale: cosa succede se un avvocato scansiona la procura cartacea, la invia via PEC, ma dimentica di dichiarare che la copia digitale è identica all’originale?

Il caso: una dimenticanza fatale?

Nel caso analizzato, alcuni soggetti hanno presentato ricorso in Cassazione contro una sentenza della Corte d’Appello. La procura speciale era stata rilasciata su supporto cartaceo, poi trasformata in formato PDF tramite scansione e allegata alla notifica telematica del ricorso. Tuttavia, il difensore non ha inserito l’attestazione di conformità all’originale né nella relata di notifica, né in un momento successivo del giudizio.

Le controparti si sono regolarmente costituite in giudizio, sollevando implicitamente o esplicitamente il dubbio sulla regolarità della difesa tecnica dei ricorrenti. La questione non è meramente formale, poiché riguarda la prova della legittimazione del difensore a rappresentare il cliente davanti alla massima Corte.

Il contrasto tra vecchie e nuove norme sull’attestazione di conformità

La Corte ha rilevato la necessità di approfondire la questione in pubblica udienza. Il dubbio nasce dal confronto tra l’orientamento delle Sezioni Unite del 2020, che tendeva a una maggiore flessibilità, e una più recente ordinanza della prima sezione civile (la n. 6318/2023). Quest’ultima ha invece ritenuto che la mancanza di attestazione di conformità comporti inevitabilmente l’inammissibilità del ricorso.

Questo irrigidimento interpretativo sarebbe giustificato dall’entrata in vigore della cosiddetta Riforma Cartabia (d.lgs. 149/2022), che ha introdotto regole più stringenti per i procedimenti avviati dopo il 1° gennaio 2023.

Le motivazioni

Le motivazioni che hanno spinto la Corte a rinviare la decisione alla pubblica udienza risiedono nella complessità del quadro normativo attuale. Da un lato, l’art. 196-undecies delle disposizioni di attuazione del c.p.c. e la legge sulle notifiche in proprio (L. 53/1994) impongono doveri precisi di attestazione per i documenti informatici derivanti da originali analogici. Dall’altro, si deve valutare se la costituzione delle controparti possa “sanare” l’eventuale vizio di forma della procura.

La Corte intende stabilire se, in assenza di attestazione, il ricorso debba essere dichiarato inammissibile d’ufficio, anche se l’intimato si è difeso nel merito. Il nucleo del problema è se il difetto di attestazione mini alla base la certezza del conferimento dell’incarico professionale.

Le conclusioni

In conclusione, l’ordinanza interlocutoria segnala un momento di transizione delicato per la procedura civile telematica. La decisione che verrà presa in pubblica udienza definirà se l’attestazione di conformità debba essere considerata un requisito di ammissibilità inderogabile o se esistano margini per la regolarizzazione.

Per i professionisti e i cittadini, questo provvedimento rappresenta un monito sulla rigorosa osservanza delle formalità digitali. Un errore tecnico nella fase di notifica, come l’omissione di una singola dichiarazione di conformità, rischia oggi più che mai di rendere vano un intero percorso giudiziario, precludendo l’esame del ricorso nel merito.

Cosa succede se l’avvocato non attesta la conformità della procura scansionata?
La mancanza di attestazione di conformità della procura speciale scansionata dal cartaceo può rendere il ricorso inammissibile secondo i più recenti orientamenti giurisprudenziali.

È possibile sanare la mancanza di attestazione se la controparte si costituisce?
La questione è attualmente oggetto di dibattito in Cassazione, poiché alcuni orientamenti ritengono che la sanzione dell’inammissibilità sia prevalente anche in caso di costituzione della controparte.

Quale norma disciplina l’attestazione di conformità nelle notifiche PEC?
La disciplina principale si ritrova nell’articolo 196 undecies delle disposizioni di attuazione del codice di procedura civile e nell’articolo 3 bis della legge 53 del 1994.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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