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Assegno di sede: Diritto alla revisione per docenti

Un gruppo di docenti operanti all’estero ha richiesto l’adeguamento del proprio assegno di sede a seguito di una svalutazione monetaria che ne aveva ridotto il potere d’acquisto. A differenza del personale diplomatico, la loro richiesta era stata respinta in appello. La Corte di Cassazione, riconoscendo l’importanza della questione per l’uniforme interpretazione della legge, non ha emesso una decisione finale ma ha rinviato la causa a pubblica udienza per stabilire se esista un diritto all’adeguamento dell’assegno di sede anche in assenza di uno specifico provvedimento governativo.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Assegno di Sede per Docenti all’Estero: la Cassazione apre alla Revisione

L’ordinanza interlocutoria in esame affronta una questione di grande rilevanza per i docenti italiani all’estero: il diritto all’adeguamento del proprio assegno di sede quando le fluttuazioni dei tassi di cambio ne erodono significativamente il valore. La Corte di Cassazione, pur non decidendo nel merito, ha ritenuto la questione così importante da meritare una trattazione in pubblica udienza, aprendo a possibili sviluppi futuri.

I Fatti di Causa: la Perdita del Potere d’Acquisto

Un gruppo di docenti, in servizio presso istituzioni scolastiche italiane in Svizzera per conto del Ministero degli Esteri, ha avviato un’azione legale lamentando la mancata revisione del loro assegno di sede. Il problema è sorto a seguito dello sblocco del cambio minimo tra euro e franco svizzero, che ha causato una drastica riduzione del loro potere d’acquisto.

I docenti hanno evidenziato una disparità di trattamento rispetto al personale diplomatico che, nelle medesime circostanze, aveva ottenuto un adeguamento della propria indennità. La loro richiesta si fondava sulla necessità di mantenere un trattamento economico adeguato al costo della vita nel paese di servizio.

La Decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello, confermando la decisione di primo grado, aveva respinto le richieste dei docenti. Secondo i giudici di merito, le normative che regolano l’assegno di sede per il personale scolastico (d.lgs. 297/1994) e per quello diplomatico (d.p.r. 18/1967) disciplinano situazioni diverse.

In particolare, la Corte territoriale sosteneva che il personale diplomatico ha oneri di “rappresentanza” che giustificano un trattamento differente, mentre per il personale scolastico la destinazione all’estero è una scelta e la permanenza è limitata nel tempo. Pertanto, non sussisteva un obbligo per l’amministrazione di adeguare l’indennità dei docenti.

L’importanza dell’assegno di sede e la questione di diritto

La controversia è giunta dinanzi alla Corte di Cassazione. I giudici supremi hanno riconosciuto che la questione presenta un “rilievo nomofilattico”, ovvero ha un’importanza tale da richiedere una pronuncia che possa servire da guida per casi futuri, assicurando un’interpretazione uniforme della legge. Il nodo centrale da sciogliere è se, in presenza di un mutamento significativo del valore dell’assegno di sede, i docenti abbiano un vero e proprio diritto alla sua revisione, anche qualora manchi un apposito provvedimento governativo che la disponga.

Le Motivazioni della Cassazione

La Corte di Cassazione, nell’ordinanza interlocutoria, non fornisce una risposta definitiva, ma delinea il percorso logico-giuridico che dovrà essere seguito. I giudici richiamano una precedente sentenza (Cass. n. 8680/2024) secondo cui la retribuzione del personale a contratto presso le rappresentanze diplomatiche deve rispettare i principi di adeguatezza e proporzionalità sanciti dall’art. 36 della Costituzione. Tale adeguamento non è rimesso alla mera discrezionalità della Pubblica Amministrazione, ma è un diritto che sorge quando la variazione dei parametri economici è tale da far venir meno queste connotazioni essenziali della retribuzione.

Pur prendendo atto che altre sentenze passate avevano negato ai docenti l’applicazione automatica dei coefficienti previsti per il personale amministrativo, la Corte ritiene opportuno un approfondimento. L’adeguamento è formalmente rimesso a un provvedimento governativo, ma il Collegio si interroga sulla sussistenza di un diritto alla revisione in aumento quando, come nel caso di specie, si verifica un mutamento significativo nel valore dell’assegno, anche in assenza di tale provvedimento.

Conclusioni

Con questa ordinanza, la Corte di Cassazione non chiude la partita, ma la apre a una discussione più ampia e approfondita. Rinviando la causa a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza, segnala la necessità di valutare attentamente se il diritto a una giusta retribuzione, che include anche l’adeguatezza dell’assegno di sede, possa essere tutelato dal giudice anche in assenza di un intervento specifico del governo. La futura sentenza avrà implicazioni significative per tutto il personale scolastico impiegato all’estero, potendo stabilire un principio fondamentale sulla protezione del loro potere d’acquisto in contesti economici variabili.

Per quale motivo i docenti hanno fatto ricorso alla giustizia?
I docenti hanno agito legalmente perché il loro assegno di sede non era stato adeguato nonostante la perdita di valore causata da una significativa variazione del cambio tra euro e franco svizzero, che aveva ridotto il loro potere d’acquisto.

Qual era la posizione della Corte d’Appello?
La Corte d’Appello ha respinto la domanda dei docenti, sostenendo che la normativa per il personale scolastico è diversa da quella per il personale diplomatico. Secondo la Corte, solo quest’ultimo ha oneri di “rappresentanza” che giustificano specifici adeguamenti, e quindi non vi era un obbligo di revisione per i docenti.

Qual è la decisione della Corte di Cassazione contenuta in questa ordinanza?
La Corte di Cassazione non ha emesso una sentenza definitiva. Ha pronunciato un’ordinanza interlocutoria con cui, riconoscendo l’importanza della questione per l’uniformità del diritto, ha rinviato la causa a una pubblica udienza per decidere se, ed a quali condizioni, sussista un diritto dei docenti alla revisione dell’assegno di sede in aumento.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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