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Appalto Fittizio: quando il contratto è illecito

Una catena di supermercati ha utilizzato una cooperativa per il servizio di rifornimento scaffali, sostenendo si trattasse di un legittimo contratto di appalto. Il Tribunale di Venezia ha stabilito che si trattava di un appalto fittizio, confermando una pesante sanzione per intermediazione illecita di manodopera. La decisione si è basata sulla prova che il supermercato, e non la cooperativa, esercitava il potere direttivo e organizzativo sui lavoratori, i quali erano pienamente integrati nelle operazioni del committente. Anche il metodo di pagamento è risultato basato sul costo orario del lavoro anziché sul risultato del servizio.

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Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Appalto Fittizio: La Sentenza che Definisce i Confini tra Servizio e Somministrazione Illecita

Un recente caso giudiziario ha riacceso i riflettori su una questione cruciale per molte aziende: la distinzione tra un appalto di servizi legittimo e un appalto fittizio, che maschera una somministrazione illecita di manodopera. Una sentenza del Tribunale di Venezia ha confermato una sanzione di oltre 50.000 euro nei confronti di una società di supermercati, colpevole di aver utilizzato i lavoratori di una cooperativa come se fossero propri dipendenti, pur in presenza di un formale contratto di appalto per il rifornimento degli scaffali. Questo provvedimento offre importanti chiarimenti su quali siano gli indici che un giudice valuta per smascherare un’operazione illecita.

I Fatti del Caso: Un Appalto Sotto la Lente d’Ingrandimento

Una società che gestisce una catena di supermercati aveva stipulato un contratto di appalto con una cooperativa per il servizio di caricamento e sistemazione dei prodotti sugli scaffali durante gli orari di chiusura. A seguito di un’ispezione, le autorità contestavano alla società la violazione delle norme sull’intermediazione di manodopera, emettendo un’ordinanza di ingiunzione per una cospicua sanzione. La società si opponeva, sostenendo la genuinità del contratto. A suo dire, la cooperativa operava in piena autonomia, con una propria organizzazione, assumendosi il rischio d’impresa e con un corrispettivo basato sui risultati (il numero di colli caricati). La realtà emersa durante il processo, tuttavia, è stata molto diversa.

La Decisione del Tribunale sull’Appalto Fittizio

Il Tribunale ha rigettato l’opposizione della società, confermando in toto la sanzione. La decisione si fonda su un’analisi dettagliata delle concrete modalità di esecuzione del servizio, da cui è emersa la totale assenza di autonomia gestionale e organizzativa da parte della cooperativa. Secondo il giudice, il contratto era una mera schermatura formale per nascondere la fornitura di personale che operava a tutti gli effetti sotto la direzione del supermercato.

L’Analisi del Potere Direttivo e Organizzativo

Le testimonianze raccolte durante il processo sono state decisive. È emerso che i lavoratori della cooperativa ricevevano quotidianamente istruzioni direttamente dai responsabili del supermercato su quali scaffali rifornire, con quali priorità e secondo quali modalità. Il cosiddetto “referente” della cooperativa non era altro che un lavoratore più esperto che fungeva da mero portavoce, senza alcun potere decisionale o disciplinare. Era il personale del supermercato a controllare l’operato, a contestare eventuali errori e a gestire di fatto l’organizzazione del lavoro. Questo ha dimostrato che il potere direttivo non era nelle mani dell’appaltatore (la cooperativa), ma del committente (il supermercato).

Il Rischio d’Impresa e la Natura del Corrispettivo

Un altro elemento chiave che ha svelato l’esistenza di un appalto fittizio è stata l’analisi del corrispettivo. Sebbene il contratto prevedesse un pagamento basato sul numero di colli movimentati, le indagini contabili hanno dimostrato che, nella sostanza, il prezzo era parametrato al costo orario del lavoro. Le richieste di adeguamento prezzi da parte della cooperativa erano basate sull’aumento del costo del lavoro, non su altre variabili operative. Ciò ha rivelato che il vero oggetto dello scambio non era un risultato (scaffali pieni), ma la messa a disposizione di ore di lavoro, tipica della somministrazione di manodopera. Il rischio d’impresa, quindi, non era a carico della cooperativa ma rimaneva di fatto sul committente.

Le motivazioni

Il giudice ha motivato la sua decisione sottolineando che, per aversi un appalto genuino, l’appaltatore deve disporre di una propria organizzazione di mezzi e persone e deve assumersi il rischio economico legato all’esecuzione del servizio. Nel caso di specie, la cooperativa forniva essenzialmente “pura forza lavoro”, che veniva inserita e integrata pienamente nell’organizzazione del supermercato. I lavoratori della cooperativa, pur formalmente assunti da quest’ultima, erano di fatto eterodiretti dal personale del committente. La sporadica promiscuità di mansioni, con lavoratori della cooperativa che occasionalmente svolgevano compiti diversi su richiesta del supermercato, è stata considerata un’ulteriore prova della mancanza di autonomia dell’appalto e della sua natura fittizia.

Le conclusioni

La sentenza rappresenta un monito per tutte le aziende che ricorrono a contratti di appalto per servizi ad alta intensità di manodopera (labour intensive). La legittimità di tali contratti non dipende dalla loro forma, ma dalla sostanza dei rapporti. È fondamentale che l’appaltatore mantenga una reale e verificabile autonomia organizzativa, esercitando effettivamente il potere direttivo sui propri dipendenti e assumendosi il rischio d’impresa. In caso contrario, il rischio è quello di vedersi contestare un appalto fittizio, con conseguenti sanzioni amministrative, possibili implicazioni contributive e la costituzione di un rapporto di lavoro subordinato direttamente con il committente.

Quando un contratto di appalto di servizi si considera un appalto fittizio?
Secondo questa sentenza, un contratto di appalto è fittizio quando l’appaltatore non possiede una reale organizzazione d’impresa e non esercita concretamente il potere direttivo e organizzativo sui propri lavoratori, i quali sono di fatto diretti e controllati dal committente.

Chi esercita il potere direttivo è l’elemento decisivo per distinguere un appalto lecito da uno fittizio?
Sì, il provvedimento evidenzia come l’elemento determinante sia stabilire chi, nella pratica quotidiana, impartisce le istruzioni, organizza le attività e controlla l’esecuzione del lavoro. Se queste funzioni sono svolte dal personale del committente anziché da quello dell’appaltatore, il contratto è a forte rischio di essere considerato illecito.

Il fatto che il corrispettivo sia calcolato in base alle ore di lavoro invece che a un risultato finale può indicare un appalto fittizio?
Sì, la sentenza sottolinea che quando il pagamento, al di là delle formule contrattuali, è sostanzialmente ancorato al costo orario dei lavoratori, ciò costituisce un forte indizio che l’oggetto reale del contratto non è un servizio ma la semplice fornitura di manodopera, caratteristica tipica di un appalto fittizio.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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