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Ape sociale e pensione estera: compatibilità in discussione

Un lavoratore si vede richiedere la restituzione dell’Ape sociale dopo aver iniziato a percepire una pensione estera di importo esiguo. Mentre la Corte d’Appello, con un’interpretazione estensiva della norma, gli dà ragione equiparando la piccola pensione a un reddito da lavoro compatibile, l’Ente Previdenziale ricorre in Cassazione. La Suprema Corte, data la complessità e la rilevanza della questione, non decide nel merito ma, con ordinanza interlocutoria, rinvia la causa a una pubblica udienza per un esame più approfondito.

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Pubblicato il 11 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Ape sociale e Pensione Estera: La Cassazione Prende Tempo

L’erogazione dell’Ape sociale rappresenta un importante sostegno per i lavoratori in condizioni di difficoltà prossimi alla pensione. Ma cosa accade se il beneficiario inizia a percepire una pensione, seppur minima, da uno Stato estero? La Corte di Cassazione, con una recente ordinanza interlocutoria, ha scelto di non dare una risposta immediata, riconoscendo la delicatezza e la complessità della questione e rinviando il caso a una pubblica udienza per un esame più approfondito.

I Fatti del Caso: Una Richiesta di Restituzione

Un lavoratore, beneficiario dell’Ape sociale, si è visto richiedere dall’Ente Previdenziale la restituzione di oltre 11.000 euro. Il motivo? Aver iniziato a percepire, durante il periodo di godimento dell’indennità italiana, una pensione diretta erogata da un altro Stato europeo (la Romania). Secondo l’Ente, la normativa vigente non ammette il cumulo tra le due prestazioni.

Il Tribunale di primo grado aveva dato ragione al lavoratore, sottolineando la sua buona fede, dato che la stessa domanda per la pensione estera era stata presentata tramite i canali dell’Ente Previdenziale italiano, che era quindi a conoscenza della situazione.

La Decisione della Corte d’Appello e l’Ape sociale

La Corte d’Appello ha confermato la decisione di primo grado, respingendo il ricorso dell’Ente. Pur riconoscendo che il testo della legge (art. 1, comma 180, L. 232/2016) vieta la concessione dell’Ape sociale a chi è già titolare di un trattamento pensionistico diretto, i giudici hanno adottato un’interpretazione costituzionalmente orientata.

Hanno argomentato che, se la stessa legge permette di cumulare l’Ape sociale con redditi da lavoro dipendente o autonomo al di sotto di determinate soglie (rispettivamente 8.000 e 4.800 euro annui), allora, per coerenza, la stessa regola dovrebbe applicarsi a un trattamento pensionistico estero di importo così esiguo da non superare tali limiti. In sostanza, una piccola pensione estera non dovrebbe essere trattata più severamente di un reddito da lavoro.

Le Motivazioni della Cassazione: Un Rinvio Necessario

L’Ente Previdenziale ha impugnato la sentenza d’appello dinanzi alla Corte di Cassazione, basando il suo ricorso su due motivi principali: la violazione della norma che vieta il cumulo e l’erronea esclusione dell’obbligo di restituzione delle somme percepite.

La Suprema Corte ha analizzato la questione, rilevando un forte contrasto tra il dato testuale della legge, che appare “insuperabile” nel vietare il cumulo, e l’interpretazione logico-sistematica e costituzionalmente orientata fornita dalla Corte d’Appello. Quest’ultima si fonda sulla diversa e più favorevole previsione relativa alla compatibilità con i redditi da lavoro.

Riconoscendo che la questione non è di facile e immediata soluzione (“non sussistendo l’evidenza decisoria”) e che merita un approfondimento in un contraddittorio più ampio, anche con l’intervento della Procura Generale, la Corte ha deciso di disporre il rinvio a nuovo ruolo per la trattazione in pubblica udienza. Si tratta di una decisione interlocutoria che sospende il giudizio in attesa di un dibattito più completo.

Conclusioni: Quali Scenari per il Futuro?

La decisione finale della Corte di Cassazione avrà importanti implicazioni pratiche per tutti i lavoratori che si trovano in situazioni analoghe. La sentenza che verrà emessa dovrà sciogliere un nodo cruciale: se il divieto letterale di cumulo tra Ape sociale e qualsiasi pensione diretta debba prevalere in ogni caso, oppure se un’interpretazione basata sul principio di ragionevolezza e non discriminazione possa ammettere una deroga per le pensioni estere di importo molto basso. La scelta di rinviare a pubblica udienza testimonia la volontà della Corte di ponderare attentamente tutti gli interessi in gioco prima di stabilire un principio di diritto definitivo.

È possibile ricevere l’Ape sociale se si percepisce già una pensione diretta estera?
Allo stato attuale, la questione è controversa. Secondo il testo letterale della legge, no. Tuttavia, una Corte d’Appello ha ammesso la compatibilità nel caso di una pensione estera di importo molto basso. La Corte di Cassazione non ha ancora preso una decisione definitiva e ha rinviato il caso a una pubblica udienza per un esame approfondito.

Perché la Corte d’Appello ha dato ragione al lavoratore nonostante la legge sembri chiara?
La Corte d’Appello ha applicato un’interpretazione “costituzionalmente orientata”. Ha ritenuto irragionevole che la legge permetta di cumulare l’Ape sociale con redditi da lavoro entro certe soglie, ma vieti categoricamente il cumulo con una pensione estera di importo inferiore a quelle stesse soglie.

Cosa ha deciso la Corte di Cassazione in questo caso?
La Corte di Cassazione non ha deciso il merito della questione. Ha emesso un’ordinanza interlocutoria con cui ha riconosciuto la complessità del problema, dato dal contrasto tra il testo della legge e l’interpretazione logica proposta dalla Corte d’Appello. Ha quindi rinviato la causa a una pubblica udienza per una discussione più approfondita prima di emettere una sentenza finale.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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