LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Anzianità di servizio e precari: la Cassazione decide

Una ricercatrice, stabilizzata dopo anni di contratti a termine, si è vista negare la progressione di carriera basata sull’anzianità di servizio maturata. La Corte di Cassazione, con l’ordinanza n. 20076/2025, ha accolto il suo ricorso. Ha stabilito che, in base al principio europeo di non discriminazione, l’anzianità di servizio pregressa deve essere pienamente riconosciuta. La mancata valutazione da parte del datore di lavoro non può essere un ostacolo; anzi, l’azienda è tenuta ad attivarla una volta maturati i requisiti.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 agosto 2025 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Anzianità di servizio anche per i precari: La Cassazione applica il principio di non discriminazione

L’ordinanza in esame affronta una questione cruciale nel mondo del lavoro, specialmente nel settore pubblico: il riconoscimento della piena anzianità di servizio per i lavoratori assunti a tempo indeterminato dopo anni di precariato. La Corte di Cassazione, ribadendo i principi del diritto europeo, ha sancito che i periodi di lavoro a termine devono essere computati integralmente ai fini della progressione di carriera, senza che l’inerzia del datore di lavoro possa costituire un ostacolo.

I fatti del caso: Dalla precarietà alla richiesta di riconoscimento

Una ricercatrice, dopo aver lavorato per un ente di ricerca pubblico con contratti di collaborazione e a tempo determinato fin dal 1997, veniva finalmente assunta a tempo indeterminato nel 2003. L’ente, tuttavia, le riconosceva l’anzianità di servizio solo a partire dalla data di stabilizzazione, escludendo tutti gli anni di lavoro precedenti. Di conseguenza, la lavoratrice si vedeva preclusa la progressione stipendiale e di carriera che le sarebbe spettata se tutto il suo percorso professionale fosse stato considerato.

La lavoratrice si rivolgeva al Tribunale, che le riconosceva in parte il diritto, per poi vedere la sua domanda integralmente respinta dalla Corte di Appello. Quest’ultima sosteneva che la progressione non fosse automatica ma subordinata a una valutazione positiva della professionalità, mai effettuata dall’ente per i periodi di lavoro a termine. La questione è quindi giunta dinanzi alla Corte di Cassazione.

La decisione della Corte di Cassazione e l’anzianità di servizio

La Suprema Corte ha ribaltato la decisione di secondo grado, accogliendo le ragioni della lavoratrice. Il fulcro della decisione risiede nell’applicazione diretta della clausola 4 dell’accordo quadro europeo sul lavoro a tempo determinato (recepito dalla Direttiva 1999/70/CE). Questo principio vieta qualsiasi discriminazione nelle condizioni di impiego tra lavoratori a tempo determinato e lavoratori a tempo indeterminato, a meno che non sussistano ragioni oggettive.

Secondo la Corte, negare il computo del servizio pre-ruolo ai fini della carriera costituisce una palese violazione di tale principio. La condizione di lavoratore stabilizzato non può essere considerata oggettivamente diversa da quella di un collega assunto da sempre a tempo indeterminato, quando le mansioni svolte sono le medesime.

Anzianità di servizio e valutazione: l’obbligo del datore di lavoro

Il punto più innovativo e rilevante della sentenza riguarda il rapporto tra anzianità e valutazione. La Corte di Appello aveva negato il diritto della lavoratrice proprio perché la progressione era legata a una valutazione positiva mai avvenuta.

La Cassazione smonta questo ragionamento: il datore di lavoro non può trincerarsi dietro la propria omissione. Se la progressione è legata a due fattori (anzianità e valutazione), il datore di lavoro ha il dovere di:
1. Calcolare correttamente l’anzianità, includendo i periodi a tempo determinato.
2. Attivare, alla maturazione del periodo richiesto, la procedura di valutazione secondo le norme contrattuali.

L’inerzia del datore di lavoro non può penalizzare il lavoratore. Il giudice, pertanto, non deve limitarsi a respingere la domanda, ma deve accertare la maturazione dell’anzianità e il conseguente diritto del dipendente a essere valutato.

Le motivazioni della Corte

Le motivazioni della Corte si fondano su una solida base di giurisprudenza nazionale ed europea. Viene richiamato il costante orientamento della Corte di Giustizia dell’Unione Europea, la quale ha più volte specificato che l’anzianità di servizio è una ‘condizione di impiego’ e che negarla ai lavoratori a termine è discriminatorio. La necessità di una valutazione positiva, sebbene legittima, non costituisce una ‘ragione oggettiva’ sufficiente a giustificare un trattamento differenziato in radice. In pratica, la valutazione è un passaggio successivo che presuppone il corretto calcolo del tempo lavorato. Omettere questo calcolo significa impedire al lavoratore persino di accedere alla fase valutativa, perpetuando la discriminazione.

Le conclusioni

In conclusione, la Corte di Cassazione ha cassato la sentenza d’appello e rinviato la causa a un nuovo esame. Il principio affermato è di fondamentale importanza: il periodo di precariato non può essere ‘cancellato’ al momento della stabilizzazione. I lavoratori hanno diritto a veder riconosciuta la loro intera storia professionale ai fini della carriera. Questa decisione rafforza le tutele per migliaia di lavoratori, soprattutto nel pubblico impiego, e impone ai datori di lavoro un comportamento proattivo e non discriminatorio, obbligandoli ad attivare le procedure di valutazione previste senza usare la propria inerzia come scudo per negare diritti.

Un lavoratore assunto a tempo indeterminato dopo un periodo di lavoro precario ha diritto al riconoscimento dell’anzianità di servizio maturata?
Sì, la Corte di Cassazione ha affermato che, in applicazione del principio di non discriminazione di origine europea, l’anzianità di servizio maturata con contratti a termine deve essere riconosciuta al momento dell’assunzione a tempo indeterminato, specialmente in seguito a procedure di stabilizzazione.

Se la progressione di carriera dipende anche da una valutazione positiva, il datore di lavoro può negarla se non ha mai valutato il lavoratore durante i contratti a termine?
No. Secondo la sentenza, il datore di lavoro non può usare la propria omissione (la mancata valutazione) per negare un diritto. Al contrario, è tenuto ad attivare la procedura di valutazione una volta che il lavoratore ha maturato l’anzianità richiesta, includendo nel calcolo anche i periodi a tempo determinato.

Qual è la conseguenza pratica di questo riconoscimento per il lavoratore?
Il lavoratore acquisisce il diritto a essere valutato per la progressione di carriera. Se la valutazione è positiva, ha diritto al superiore inquadramento e alle relative differenze retributive. Se il datore di lavoro non procede alla valutazione, il giudice può accertare il diritto del lavoratore a essere valutato.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)

Articoli correlati