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Abuso contratti a termine pubblico impiego: l’assunzione non sana

Una lavoratrice ha prestato servizio per circa diciotto anni presso un Comune attraverso reiterati contratti a tempo determinato, ottenendo l’assunzione a tempo indeterminato solo nel 2019. La dipendente ha quindi adito le vie giudiziarie per chiedere l’indennizzo derivante dall’illegittima successione di incarichi temporanei. La Corte territoriale ha rigettato la domanda risarcitoria, ritenendo che la successiva assunzione a tempo indeterminato sanasse completamente il pregresso abuso contrattuale. La Corte di Cassazione ha invece ribaltato l’orientamento alla luce della riforma dell’art. 36 del Testo Unico sul Pubblico Impiego introdotta nel 2024. I giudici supremi hanno statuito che, in caso di abuso contratti a termine pubblico impiego, l’intervenuta assunzione stabile si affianca all’indennità economica da quattro a ventiquattro mensilità senza cancellarla. La causa è stata rinviata per la quantificazione dell’indennizzo dovuto alla dipendente.

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Pubblicato il 20 ottobre 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Sentenza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 26495 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 26495/2026)

Principio di diritto L'art. 36, comma 5, del d.lgs. n. 165 del 2001, come modificato dall'art. 12 del d.l. n. 131 del 2024 convertito in legge n. 166 del 2024, si applica quale legge sopravvenuta alle controversie pendenti e nei giudizi di rinvio; in caso di abusiva reiterazione di contratti a termine, l'eventuale immissione in ruolo a tempo indeterminato si affianca e non sostituisce l'indennità risarcitoria tra quattro e ventiquattro mensilità, rilevando solo per la determinazione del quantum tra il minimo e il massimo edittale.

La tutela risarcitoria contro l’abuso contratti a termine pubblico impiego

I lavoratori precari della Pubblica Amministrazione ottengono una protezione patrimoniale rafforzata anche quando sopraggiunge l’agognata immissione in ruolo. In passato, gli enti pubblici ritenevano che concedere un contratto a tempo indeterminato cancellasse automaticamente ogni danno patito per le continue proroghe illegittime. La Corte di Cassazione ha chiarito che l’assunzione definitiva non azzera il risarcimento per l’abuso contratti a termine pubblico impiego. Le amministrazioni devono quindi pagare una riparazione economica per la lunga precarietà subita dal dipendente prima dell’ingresso in ruolo.

Diciotto anni di proroghe prima del posto fisso comunale

Una dipendente ha lavorato per oltre diciotto anni alle dipendenze di un Comune tramite contratti a tempo determinato continuamente rinnovati. Iniziato il percorso come lavoratrice socialmente utile, l’interessata ha sottoscritto nel 2001 un rapporto di diritto privato a termine. Negli anni successivi l’ente locale ha disposto molteplici proroghe, superando ampiamente i limiti di durata previsti dalla legge.

Solo nel 2019 l’amministrazione ha formalizzato l’assunzione a tempo indeterminato della lavoratrice. La dipendente ha tuttavia richiesto il ristoro del pregiudizio causato da quasi un ventennio di instabilità. La Corte di Appello ha respinto la richiesta risarcitoria, dichiarando chiusa la disputa sul presupposto che la stabilizzazione avesse sanato ogni violazione precedente. La lavoratrice ha quindi presentato ricorso in Cassazione per ottenere l’indennizzo forfettario.

La decisione della Cassazione sulla sopravvivenza del risarcimento economico

I giudici di legittimità hanno accolto l’impugnazione della dipendente, annullando la sentenza territoriale. Il collegio ha stabilito che la stabilizzazione non sostituisce affatto l’indennizzo pecuniario. La vittoria in giudizio comporta l’apertura di un nuovo procedimento per quantificare la somma spettante alla lavoratrice.

La Suprema Corte ha precisato che la novella legislativa del 2024 attribuisce al giudice il potere-dovere di liquidare una somma compresa tra quattro e ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione utile. L’assunzione stabile non estingue la violazione passata dell’ente, ma incide unicamente come elemento di valutazione per graduare l’entità monetaria della condanna.

Il superamento della precedente teoria sulla sanatoria tramite assunzione

La riforma dell’articolo 36 del Decreto Legislativo 165 del 2001, attuata a fine 2024, trova applicazione immediata in tutti i processi pendenti privi di giudicato. Il legislatore ha inteso chiudere la procedura di infrazione europea introducendo una specifica misura sanzionatoria, automatica ed effettiva. Il testo normativo adotta una formula imperativa che non prevede eccezioni per i lavoratori nel frattempo assunti stabilmente.

La precedente interpretazione giurisprudenziale considerava l’ingresso a tempo indeterminato come misura capace di assorbire il danno comunitario. Il nuovo parametro normativo prescinde invece da tale equivalenza. La conversione del rapporto e l’indennità risarcitoria operano su piani distinti. L’amministrazione che ha abusato delle clausole temporanee resta tenuta al versamento economico sanzionatorio per dissuadere la gestione impropria del personale pubblico.

I riflessi operativi per il personale precario della pubblica amministrazione

La sentenza produce effetti tangibili per migliaia di dipendenti pubblici stabilizzati dopo anni di precariato illegittimo. Il conseguimento del posto a tempo indeterminato non impedisce più di agire in giudizio per riscuotere l’indennizzo economico forfettizzato.

I soggetti coinvolti in processi ancora in corso possono invocare la nuova cornice edittale maggiorata. Il giudice del rinvio dovrà stabilire l’importo concreto considerando la gravità della condotta, il numero complessivo delle proroghe e gli anni di servizio a termine. Resta intatta la facoltà per il dipendente di dimostrare danni ulteriori rispetto alla misura minima garantita dalla legge.

La stabilizzazione esclude il diritto a ottenere il risarcimento per gli anni di precariato?
No, l’assunzione a tempo indeterminato non cancella il danno e non preclude l’assegnazione dell’indennità economica prevista dalla legge.

Come viene calcolato l’indennizzo economico per l’abuso dei contratti a termine?
L’indennità varia da un minimo di quattro a un massimo di ventiquattro mensilità dell’ultima retribuzione utile ai fini del trattamento di fine rapporto, in base alla durata del precariato e al numero di rinnovi.

La nuova legge sul risarcimento si applica anche alle cause già avviate?
Sì, la nuova disciplina si applica ai processi pendenti e ai giudizi di rinvio nei quali non si sia ancora formato un giudicato sulla liquidazione del danno.

Termini giuridici

Ius superveniens
Una nuova legge che entra in vigore durante lo svolgimento del processo e che i giudici devono applicare anche ai procedimenti ancora aperti.
Danno comunitario
Il risarcimento economico riconosciuto al lavoratore pubblico per sanzionare l'amministrazione che ha abusato di contratti a scadenza ripetuti.
Stabilizzazione
L'assunzione definitiva a tempo indeterminato di un dipendente che ha prestato servizio con contratti precari per diversi anni.
Giudizio di rinvio
La nuova fase del processo davanti a una corte diversa dopo che la Cassazione ha cancellato la sentenza precedente.
Perdita di chance
Il pregiudizio concreto consistente nella perdita della probabilità reale di conseguire un risultato utile futuro, come un'assunzione migliore.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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