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Abuso contratti a termine LSU: la Cassazione decide

Una lavoratrice, impiegata per anni da un Comune con contratti a termine successivi a un periodo di lavori socialmente utili (LSU), ha chiesto il risarcimento per l’illegittima reiterazione dei contratti. La Corte d’Appello aveva respinto la domanda, qualificando i contratti come parte di una speciale normativa regionale di stabilizzazione, non soggetta alle tutele europee. La Corte di Cassazione ha cassato la sentenza, affermando che la normativa regionale non può derogare ai principi UE contro l’abuso dei contratti a termine LSU. Il caso è stato rinviato per valutare il diritto al risarcimento, anche alla luce della successiva stabilizzazione della lavoratrice.

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Pubblicato il 17 febbraio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Abuso Contratti a Termine LSU: La Cassazione tutela i Lavoratori

L’ordinanza della Corte di Cassazione n. 9572/2023 affronta un tema cruciale nel diritto del lavoro pubblico: la tutela contro l’abuso dei contratti a termine LSU e la prevalenza del diritto europeo sulle normative regionali. La pronuncia chiarisce che i percorsi di stabilizzazione per i lavoratori socialmente utili (LSU) non possono creare una ‘zona franca’ dove le tutele contro la precarietà vengono meno. Analizziamo insieme i dettagli di questa importante decisione.

I Fatti di Causa

Una lavoratrice, dopo essere stata impiegata per anni in lavori socialmente utili, veniva assunta da un Comune siciliano con un primo contratto a tempo determinato part-time. Questo contratto veniva prorogato più volte per diversi anni, fino al 2011.

La lavoratrice si rivolgeva al Tribunale, sostenendo l’illegittimità dell’apposizione del termine e delle successive proroghe, in violazione della normativa nazionale (D.Lgs. 368/2001) che recepiva la direttiva europea 1999/70/CE. Chiedeva quindi la conversione del rapporto in un contratto a tempo indeterminato e il risarcimento del danno per l’abuso subito. In primo grado, la sua domanda veniva respinta. La Corte d’Appello confermava la decisione, pur riconoscendole delle differenze retributive.

La Decisione della Corte d’Appello

La Corte d’Appello aveva escluso l’applicabilità della disciplina generale sui contratti a termine. Secondo i giudici di secondo grado, il rapporto di lavoro in questione rientrava in una speciale legislazione della Regione Siciliana, finalizzata alla stabilizzazione dei lavoratori provenienti dal bacino degli LSU.

Questa normativa, secondo la Corte territoriale, aveva una ‘matrice assistenziale’ e seguiva una logica politico-sociale distinta da quella dei comuni contratti di lavoro. Di conseguenza, i contratti stipulati con la lavoratrice non potevano essere considerati soggetti alle tutele contro l’abuso previste dalla normativa nazionale ed europea, in quanto la loro causale era specificamente legata al percorso di fuoriuscita dalla precarietà.

Le Motivazioni della Cassazione sull’abuso contratti a termine LSU

La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso della lavoratrice, cassando con rinvio la sentenza d’appello. Il ragionamento della Suprema Corte smonta pezzo per pezzo la tesi dei giudici di merito.

Il punto centrale è che la qualificazione di un rapporto di lavoro non può basarsi esclusivamente sul nomen iuris formale o sulla sua origine (in questo caso, il bacino LSU), ma deve fondarsi sulla concreta conformazione della prestazione. Se un lavoratore, pur provenendo da un percorso LSU, viene inserito nell’organizzazione dell’ente, svolge mansioni ordinarie e risponde a direttive gerarchiche, il suo rapporto è a tutti gli effetti un contratto di lavoro subordinato a termine.

La Cassazione ha affermato un principio fondamentale: una legge regionale, sebbene emanata nell’ambito della sua autonomia, non può derogare ai principi fondamentali dell’ordinamento civile e al diritto dell’Unione Europea. La direttiva 1999/70/CE ha l’obiettivo di prevenire l’abuso derivante dall’utilizzo di una successione di contratti a tempo determinato. Qualsiasi normativa nazionale o regionale che crei un’eccezione a questa regola, sottraendo intere categorie di lavoratori a tale tutela, si pone in contrasto con il diritto europeo.

Anche la cosiddetta ‘matrice assistenziale’ viene ridimensionata: le leggi regionali siciliane, nel tempo, hanno promosso un vero e proprio inserimento lavorativo, non mere attività assistenziali. Pertanto, i contratti stipulati rientrano a pieno titolo nell’ambito di applicazione delle tutele contro l’abuso.

Il Diritto al Risarcimento e il Ruolo della Stabilizzazione

La Corte ha inoltre precisato che la successiva stabilizzazione della lavoratrice non esclude automaticamente il suo diritto al risarcimento del danno (il cosiddetto ‘danno comunitario’) per l’abuso subito in passato. La stabilizzazione può essere considerata una misura riparatoria, ma solo a determinate condizioni: deve esserci una stretta correlazione causale tra l’abuso e l’immissione in ruolo. In altre parole, la procedura di stabilizzazione deve essere stata concepita come un rimedio diretto alla precarizzazione illegittima. Sarà compito del giudice del rinvio valutare se, nel caso di specie, la stabilizzazione avvenuta nel 2019 avesse queste caratteristiche.

Conclusioni

Questa ordinanza della Cassazione rafforza le tutele per i lavoratori precari della Pubblica Amministrazione, anche per coloro che provengono da percorsi speciali come i Lavori Socialmente Utili. La decisione stabilisce che nessuna legge regionale può creare ‘isole’ normative immuni dai principi europei contro la precarietà. La sostanza del rapporto di lavoro prevale sempre sulla forma. Infine, viene ribadito che la stabilizzazione non è un ‘colpo di spugna’ che cancella il passato: il lavoratore che ha subito un abuso nella reiterazione dei contratti a termine conserva il diritto a chiedere un risarcimento, che dovrà essere valutato caso per caso dal giudice.

Una legge regionale può escludere l’applicazione delle tutele europee contro l’abuso dei contratti a termine?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la normativa regionale non può sottrarre i contratti a termine, anche se finalizzati alla stabilizzazione di lavoratori LSU, alla disciplina nazionale ed eurounitaria che previene e sanziona l’abuso, in quanto in contrasto con i principi fondamentali dell’ordinamento.

La stabilizzazione del lavoratore precario elimina il diritto al risarcimento del danno per l’abuso subito?
Non necessariamente. La stabilizzazione è una misura riparatoria idonea solo se esiste una stretta correlazione tra l’abuso commesso dall’ente e la successiva immissione in ruolo. Il giudice deve valutare le caratteristiche specifiche della procedura di stabilizzazione per determinare se essa costituisca un effettivo rimedio all’abuso.

Come va qualificato un contratto stipulato con un ex lavoratore socialmente utile (LSU)?
La qualificazione non dipende dall’origine del lavoratore, ma dalla concreta conformazione del rapporto. Se il lavoratore svolge mansioni ordinarie ed è inserito nell’organizzazione dell’ente come un qualsiasi dipendente, il rapporto va considerato un contratto di lavoro a termine e sottoposto alle relative tutele, a prescindere dalla sua finalità di ‘fuoriuscita’ dal bacino LSU.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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