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Diritto Civile

Prova per presunzioni: come contestare una quietanza
La Corte di Cassazione affronta il tema della prova per presunzioni in un caso di risoluzione di un contratto preliminare immobiliare. Un promissario acquirente produceva delle quietanze per dimostrare il pagamento, ma la società venditrice ne contestava la validità, sostenendo che fossero state formate dopo che l'amministratore firmatario aveva perso i suoi poteri. La Corte ha stabilito che, sebbene non si possa provare per testimoni il mancato pagamento contro una quietanza (che vale come confessione), è ammissibile la prova per presunzioni per dimostrare circostanze diverse, come la formazione del documento in un'epoca successiva da parte di un soggetto non più legittimato, invalidandone di fatto l'efficacia.
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Responsabilità del produttore: quando agire?
Un acquirente cita in giudizio sia il venditore che il produttore per delle piastrelle difettose. La Cassazione chiarisce la distinzione fondamentale: l'azione per vizi qualitativi va intentata contro il venditore (responsabilità contrattuale), mentre la responsabilità del produttore sorge solo se il prodotto difettoso causa un danno a persone o cose perché pericoloso (responsabilità extracontrattuale). In questo caso, essendo il difetto solo qualitativo (macchie), la domanda contro il produttore è stata respinta.
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Reformatio in peius: no a una condanna peggiore
In un caso di risarcimento per l'eccessiva durata di un processo, la Corte di Cassazione ha stabilito un importante principio sul divieto di 'reformatio in peius'. Dopo una lunga serie di ricorsi, la Corte ha annullato la decisione di un giudice di merito che aveva ridotto l'importo del risarcimento, nonostante l'unico a impugnare la precedente decisione fosse stato il cittadino danneggiato. La sentenza finale ha confermato l'importo più favorevole per il ricorrente, sottolineando che un appello non può mai tradursi in una decisione peggiorativa per l'unico appellante.
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Spese di lite: quando paga la parte vittoriosa?
Una farmacia, dopo aver ricevuto il pagamento del capitale dovuto da un'Azienda Sanitaria Locale, proseguiva la causa per ottenere gli interessi moratori. La Corte d'Appello negava gli interessi e compensava parzialmente le spese di lite. La farmacia ha proposto ricorso in Cassazione, sostenendo di non dover pagare le spese essendo vincitrice sulla domanda principale. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, chiarendo che in caso di soccombenza parziale, il giudice ha il potere discrezionale di ripartire le spese di lite, con l'unico limite di non poterle addebitare alla parte totalmente vittoriosa.
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Concessione pubblica: obblighi dello Stato e mercato
Una società operante nel settore delle scommesse, titolare di una concessione pubblica, ha citato in giudizio le Amministrazioni statali a causa del drastico calo dei ricavi dovuto all'espansione di un mercato illegale. Sia il collegio arbitrale che la Corte d'Appello hanno riconosciuto la responsabilità dello Stato per inadempimento contrattuale. Le Amministrazioni hanno proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che si trattasse di un normale rischio d'impresa. La Suprema Corte, ritenendo la questione di fondamentale importanza per l'interpretazione del diritto, ha emesso un'ordinanza interlocutoria per rinviare il caso a una pubblica udienza per una decisione approfondita.
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Liquidazione spese legali: il rinvio e l’onere del giudice
In un complesso caso di equa riparazione per eccessiva durata di un processo, la Corte di Cassazione interviene per la terza volta, stabilendo un principio cardine sulla liquidazione spese legali. Dei cittadini avevano contestato la decisione della Corte d'Appello, che, in sede di rinvio, aveva omesso di calcolare le spese per alcune fasi del lungo contenzioso. La Suprema Corte ha accolto il ricorso, affermando che il giudice del rinvio deve sempre pronunciarsi sulle spese dell'intero giudizio, comprese tutte le fasi precedenti, basandosi sull'esito finale. La Corte ha quindi annullato la decisione impugnata e ha ricalcolato essa stessa tutte le spese dovute, garantendo piena tutela ai ricorrenti.
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Revocatoria compenso avvocato: quando è a rischio?
La Corte di Cassazione, con l'ordinanza n. 8900/2024, ha dichiarato inammissibile il ricorso di un legale contro la revocatoria del compenso ricevuto da una società poi fallita. La Corte ha chiarito che il pagamento non rientra né tra le prestazioni di collaboratori esenti da revocatoria, né tra gli atti di normale esercizio d'impresa, confermando la piena applicabilità dell'azione di revocatoria del compenso avvocato in questi contesti.
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Azione di arricchimento: quando è ammissibile?
Una società fornitrice, dopo il rigetto della sua domanda di pagamento basata su un contratto, ha agito con un'azione di arricchimento ingiustificato. La Corte di Cassazione ha chiarito che tale azione sussidiaria è ammissibile se l'azione principale è stata respinta per la mancanza originaria di un titolo valido (es. contratto nullo o inesistente), e non per un semplice difetto di prova. La Corte ha quindi annullato la decisione d'appello che aveva dichiarato l'azione inammissibile, rinviando il caso per un nuovo esame.
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Clausola compromissoria unilaterale: è valida?
Una società concessionaria vince un arbitrato contro le Amministrazioni pubbliche. La Corte d'Appello annulla il lodo, ritenendo illegittima la clausola compromissoria unilaterale. La Cassazione ribalta la decisione, affermando che la clausola è valida poiché la P.A. l'ha liberamente predisposta, pur concedendo solo alla controparte la facoltà di ricorrere al giudice ordinario.
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Status di socio e decadenza: la delibera è necessaria
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 8884/2024, ha stabilito che la perdita dello status di socio di un'associazione per morosità non è automatica, ma richiede una specifica delibera dell'organo direttivo. Due associati avevano impugnato una delibera assembleare per mancata convocazione. L'associazione si era difesa sostenendo che i due avessero perso automaticamente la qualifica di soci per non aver pagato le quote. La Suprema Corte ha confermato la decisione dei giudici di merito, ribadendo la necessità di un atto formale di esclusione. Ha tuttavia cassato la sentenza d'appello per quanto riguarda la liquidazione delle spese legali, ritenute eccessive e immotivate rispetto al valore della causa, rinviando sul punto alla Corte d'Appello.
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Interruzione processo: cosa succede se non si dichiara?
Un imprenditore, dichiarato fallito nel corso di una causa per inadempimento contrattuale, non comunica l'evento al giudice. I giudici di merito ritengono validi gli atti successivi, poiché la parte non può beneficiare della propria omissione. La Cassazione, prima di decidere, emette un'ordinanza interlocutoria per acquisire i fascicoli e ricostruire l'intera vicenda, sottolineando la complessità della questione sull'interruzione del processo.
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Giudicato esterno non formato: la Cassazione chiarisce
Una società si opponeva a delle cartelle di pagamento per il rimborso di spese di bonifica ambientale. La Corte d'Appello aveva respinto la sua domanda di risarcimento danni ritenendola preclusa da un precedente giudicato esterno. La Corte di Cassazione ha cassato questa decisione, chiarendo che non si forma un giudicato esterno se la sentenza precedente è ancora soggetta a impugnazione. Poiché la sentenza richiamata era stata impugnata in Cassazione, non poteva avere effetto vincolante.
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Responsabilità della banca: nesso con il promotore
La Cassazione conferma la responsabilità della banca per la truffa di un promotore finanziario ai danni di un cliente. È stato ritenuto sussistente il nesso di occasionalità necessaria tra l'illecito e le mansioni del promotore, nonostante le modalità anomale di trasferimento fondi, poiché il cliente ha agito sulla base della fiducia riposta nel rapporto con la banca.
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Risoluzione contratto investimento: obblighi di restituzione
La Corte di Cassazione conferma la responsabilità di un intermediario finanziario per carenza informativa nella vendita di obbligazioni. L'ordinanza chiarisce un punto cruciale: in caso di risoluzione contratto investimento, l'investitore è tenuto a restituire le cedole percepite, a causa dell'effetto retroattivo previsto dalla legge. La buona fede del cliente rileva solo ai fini del calcolo degli interessi sulle somme da restituire, non per trattenere il capitale dei frutti incassati.
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Equo compenso avvocati: la Cassazione decide
La Corte di Cassazione si è pronunciata sul tema dell'equo compenso avvocati in relazione a convenzioni quadro stipulate prima dell'entrata in vigore della normativa (art. 13-bis L. 247/2012). La Corte ha stabilito un principio fondamentale: sebbene la convenzione quadro sia anteriore, la disciplina sull'equo compenso si applica a tutti i singoli incarichi professionali conferiti dopo l'entrata in vigore della legge, in quanto è il singolo contratto di patrocinio a generare il diritto al compenso. La sentenza di merito è stata cassata con rinvio per una nuova valutazione basata su questo principio.
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Divisione immobiliare: uso esclusivo e migliorie
La Corte di Cassazione si è pronunciata su un complesso caso di divisione immobiliare tra due fratelli. La controversia riguardava un immobile co-acquistato, utilizzato in via esclusiva da uno dei due. La Corte ha rigettato sia il ricorso principale che quello incidentale, confermando la decisione d'appello. I giudici hanno chiarito i criteri per il calcolo dell'indennità di occupazione, anche in caso di parziale inagibilità, e le modalità di rimborso per le migliorie apportate da un solo comproprietario, specificando che il rimborso è basato sui costi sostenuti e non sull'aumento di valore. La sentenza ha inoltre stabilito che, se l'appello contesta l'assetto complessivo della divisione, nessuna parte della sentenza di primo grado può considerarsi passata in giudicato.
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Eccezione ex art. 1957 c.c.: i termini perentori
Un fideiussore si oppone a un precetto di pagamento, sollevando però tardivamente l'eccezione relativa alla decadenza della banca dal suo diritto per inosservanza del termine previsto dall'art. 1957 c.c. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, qualificando tale difesa come un'eccezione in senso proprio che deve essere proposta 'in limine', ovvero nel primo atto difensivo utile. Il ricorso è stato giudicato manifestamente infondato, con condanna del ricorrente per lite temeraria.
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Azione revocatoria fondo patrimoniale: la Cassazione
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso contro un'azione revocatoria fondo patrimoniale. La sentenza conferma che la valutazione sulla sufficienza del patrimonio residuo del debitore è un giudizio di fatto non sindacabile in sede di legittimità e che l'eccezione di nullità della fideiussione per violazione di norme antitrust non può essere sollevata per la prima volta in Cassazione se non sono stati allegati i fatti costitutivi nei gradi di merito.
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Copertura assicurativa ODL: quando è valida?
La Cassazione ha stabilito che la copertura assicurativa ODL è operante solo se la nomina dell'amministratore in un ente esterno deriva da una preventiva e chiara 'designazione o richiesta' da parte della società contraente. Un mero interesse successivo non è sufficiente. Inoltre, ha ribadito la nullità delle clausole che assicurano il pagamento di sanzioni amministrative.
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Fideiussione Omnibus: Cassazione sulla nullità parziale
La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso di alcuni garanti che chiedevano la nullità di un contratto di fideiussione. L'ordinanza chiarisce che il provvedimento della Banca d'Italia del 2005 si applica solo alla fideiussione omnibus e non costituisce prova automatica per i contratti successivi. In un'azione 'stand-alone', spetta al garante l'onere di provare l'esistenza di un'intesa anticoncorrenziale, la natura 'omnibus' del contratto e la corrispondenza delle clausole.
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