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Anno 2026

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Demolizione e giudicato esecutivo: vietato riaprire il caso
Un cittadino chiedeva al giudice dell'esecuzione di bloccare l'ordine di demolizione di un immobile abusivo, sostenendo di aver ottenuto un titolo edilizio in sanatoria. Il giudice dichiarava inammissibile l'istanza perché aveva già respinto una precedente richiesta identica, mai impugnata dalla difesa. La Corte di Cassazione conferma la decisione. Nel processo penale opera la preclusione del giudicato esecutivo quando la nuova richiesta ripropone argomenti già valutati e disattesi, violando il divieto di duplicare i giudizi. L'immobile era già entrato automaticamente nel patrimonio del Comune a causa della mancata demolizione tempestiva, rendendo del tutto inefficace la successiva sanatoria illegittima. I giudici supremi respingono quindi il ricorso per inammissibilità e condannano il ricorrente al rimborso delle spese processuali, oltre al versamento di tremila euro alla Cassa delle ammende per aver insistito colpevolmente in una contestazione preclusa.
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Correzione di errore materiale nella sentenza di Cassazione
La cancelleria della Corte di Cassazione ha riscontrato un refuso di battitura nell'intestazione di una sentenza penale già deliberata. Nello specifico, il documento riportava punti interrogativi al posto del nominativo del magistrato che svolgeva le funzioni di pubblica accusa durante l'udienza. Con apposita ordinanza, i giudici hanno disposto la correzione di errore materiale inserendo il nome corretto del magistrato e ordinando l'annotazione formale del provvedimento sugli originali dell'atto, confermando l'assoluta validità della precedente decisione di merito.
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Conguagli partite pregresse: bollette vecchie ma recuperabili
Un gestore del servizio idrico chiedeva a un condominio oltre tredicimila euro a titolo di conguagli partite pregresse per consumi effettuati tra il 2005 e il 2011. I giudici di merito annullavano l'ingiunzione, ritenendo illegittima la richiesta retroattiva di maggiori corrispettivi per forniture già esaurite. La Corte di Cassazione accoglie il ricorso del gestore. La Suprema Corte stabilisce che le autorità non possono creare nuove componenti tariffarie retroattive, ma il gestore ha diritto di recuperare le somme già previste dal metodo tariffario normalizzato vigente all'epoca dei consumi. Il giudice di merito deve quindi verificare se le somme richieste corrispondano ai criteri fissati dalla normativa dell'epoca, annullando solo le eventuali voci estranee o eccedenti.
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Revocatoria fallimentare: cambiali ordinarie e pagamenti salvi
L'assuntore di un concordato fallimentare ha richiesto la revoca di oltre 550.000 euro pagati a una ditta fornitrice nei mesi precedenti l'apertura del fallimento. Secondo il ricorrente, l'uso di cambiali e i rapporti commerciali dimostravano che la fornitrice conoscesse la crisi aziendale. I giudici di merito hanno respinto la domanda escludendo la consapevolezza dell'insolvenza, poiché l'emissione di cambiali costituiva la consuetudine operativa tra le parti. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto, stabilendo che la revocatoria fallimentare non scatta se il curatore non dimostra in modo univoco la conoscenza del dissesto da parte del creditore. La Corte ha chiarito che il creditore fornitore trattiene legittimamente il denaro ricevuto.
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Cessione di ramo d’azienda: gli sconti al gestore restano dovuti
Un gestore di distributore di carburanti chiedeva alla società subentrata nella gestione della rete il pagamento di sconti contrattuali stabiliti da un accordo collettivo aziendale stipulato dalla precedente proprietaria. La nuova concessionaria rifiutava il pagamento, sostenendo che la cessione di ramo d'azienda non comportasse l'automatico subentro negli accordi economici collettivi di settore e che la clausola di ultrattività dell'intesa fosse nulla. I giudici di merito accoglievano la domanda del gestore condannando la società a oltre centomila euro. La Corte di Cassazione ha confermato integralmente la decisione: in assenza di un accordo sostitutivo autonomamente negoziato, l'acquirente dell'impianto subentra nei contratti di fornitura collegati all'intesa quadro e deve applicare integralmente le condizioni economiche pregresse.
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Notifica senza avvocato: salvo il termine breve di impugnazione
Un cittadino ottiene dal Tribunale la cancellazione di un'ipoteca e la condanna dell'Ente previdenziale a risarcirgli i danni. Il cittadino notifica la sentenza direttamente alla sede territoriale dell'Ente, omettendo l'avvocato costituito in giudizio. L'Ente propone appello dopo trenta giorni. La Corte territoriale dichiara inammissibile il ricorso per superamento del termine breve di impugnazione. L'Ente ricorre in Cassazione eccependo l'invalidità di quella notifica diretta. La Suprema Corte accoglie il ricorso dell'Ente. La notifica consegnata alla parte personalmente non fa decorrere il termine di trenta giorni, spettando ai giudici valutare il termine semestrale ordinario.
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Amianto e pensione: rivalutazione contributiva o vincoli?
Un lavoratore ha chiesto all'ente previdenziale l'adeguamento della propria pensione tramite la rivalutazione contributiva per amianto, avendo subito un'esposizione prolungata tra il 1977 e il 1994. Il tribunale ha respinto la domanda, ma la corte territoriale ha accolto le ragioni del pensionato escludendo i limiti di cumulo introdotti dalla riforma del 2003. L'ente previdenziale ha fatto ricorso sostenendo che le vecchie e più vantaggiose regole spettano solo a chi, alla data spartiacque del 2 ottobre 2003, aveva già maturato non solo l'esposizione al minerale ma l'effettivo diritto alla pensione. I giudici supremi hanno accolto il ricorso dell'ente: per conservare il regime favorevole occorreva aver maturato tutti i requisiti anagrafici e contributivi per il trattamento pensionistico prima di quella data. La causa torna quindi al giudice d'appello per accertare se il lavoratore possedesse o meno tale requisito.
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Revocatoria fallimentare: la licenza di volo salva i pagamenti
Una compagnia aerea in amministrazione straordinaria ha promosso una revocatoria fallimentare per recuperare oltre 225.000 euro versati a una società aeroportuale poco prima della crisi. La procedura sosteneva che il creditore conoscesse lo stato di insolvenza a causa di dilazioni nei pagamenti, emissione di assegni senza data e notizie di stampa. La Corte d'Appello ha respinto la richiesta, stabilendo che la mancata revoca della licenza di volo da parte dell'ente di vigilanza toglieva valore agli indizi della crisi. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso della compagnia aerea: la scelta e la valutazione degli indizi spettano unicamente al giudice di merito e non possono essere ridiscusse in sede di legittimità. La società aeroportuale trattiene legittimamente le somme ricevute.
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Azione revocatoria fallimentare: la transazione resta valida
Una società debitrice ha concluso un accordo transattivo a tre parti per estinguere un debito tramite cessione di crediti. Pochi mesi dopo, il tribunale ha dichiarato il fallimento della società debitrice. Il relativo curatore ha promosso un'azione revocatoria fallimentare contro la procedura creditrice e l'acquirente del ramo aziendale per recuperare le somme versate. La Corte d'Appello ha respinto la domanda: mancava la prova della consapevolezza dello stato di dissesto in capo al curatore che aveva ricevuto il pagamento. Non risultavano infatti pignoramenti o protesti. La Corte di Cassazione ha confermato la decisione dichiarando il ricorso inammissibile. Il giudice di merito ha valutato correttamente gli indizi di insolvenza. La Suprema Corte non può riesaminare le prove fattuali già chiarite in appello. La procedura fallimentare attrice ha subito la condanna alle spese legali.
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Azioni azzerate e profilo errato: cliente sconfitta contro la banca
Un'investitrice ha acquistato azioni bancarie non quotate per quasi dodicimila euro. A seguito del tracollo dell'istituto, ha convenuto in giudizio l'istituto venditore per violazione degli obblighi informativi e inattendibilità del questionario di rischio. I giudici di merito hanno respinto la domanda: i contratti sottoscritti confermavano l'iniziativa della cliente e la consapevolezza del rischio, mentre mancava la prova concreta del danno subito. La cliente ha proposto ricorso dinanzi alla Suprema Corte, indicando tuttavia come parte la banca originaria ormai estinta per fusione. La Corte di Cassazione ha chiarito che la costituzione del gruppo incorporante sana la citazione della società estinta. Tuttavia, ha respinto il gravame per la responsabilità intermediario finanziario: la ricorrente pretendeva di riesaminare i fatti storici e superare i documenti scritti tramite testimoni senza contestare le prove scritte contrarie.
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Azione revocatoria fallimentare: forniture pagate ma da rendere
Una curatela fallimentare avvia un'azione revocatoria fallimentare contro una società fornitrice di carburante per ottenere la restituzione di cinque pagamenti ricevuti poco prima dell'apertura del fallimento della cliente. Il fornitore sostiene di ignorare la crisi del debitore, di aver incassato secondo i termini d'uso commerciali e invoca il tetto massimo di restituzione previsto per i rapporti continuativi. La Corte di Cassazione respinge il ricorso del fornitore confermando la condanna alla restituzione integrale di oltre 368.000 euro. L'accettazione di assegni postdatati e la revoca di bonifici per carenza di fondi provano la conoscenza dello stato di decozione ed escludono la regolarità dei pagamenti. Inoltre, il beneficio della restituzione limitata spetta unicamente ai rapporti regolati a monte da un conto corrente o da una linea di credito commerciale unitaria, non alle singole forniture ripetute nel tempo.
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Partite pregresse servizio idrico: le regole sui conguagli
Alcuni utenti citavano in giudizio il gestore del servizio idrico integrato per chiedere l'annullamento delle bollette recanti importi per conguagli regolatori relativi agli anni dal 2005 al 2011. I giudici di merito ritenevano tali pretese illegittime, giudicando retroattiva la delibera dell'Autorità tariffaria. La Suprema Corte, conformandosi all'orientamento delle Sezioni Unite, ha accolto il ricorso dell'azienda distributrice. I giudici hanno chiarito che le partite pregresse servizio idrico non possono fondarsi su voci di costo nuove o retroattive, ma consentono comunque il recupero differito delle componenti tariffarie già spettanti in base al previgente metodo tariffario normalizzato del 1996. La sentenza impugnata è stata quindi cassata con rinvio al Tribunale, affinché verifichi in concreto la spettanza degli importi contestati.
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Conguagli servizio idrico: le regole sui costi passati
Una società commerciale ha impugnato l'ingiunzione di pagamento con cui il gestore idrico richiedeva oltre duemila euro a titolo di conguagli regolatori per consumi risalenti agli anni dal 2005 al 2011. Il Tribunale ha annullato la richiesta, giudicando retroattiva e illegittima qualsiasi pretesa tariffaria su consumi del passato. La Corte di Cassazione ha accolto il ricorso del gestore. Richiamando le Sezioni Unite, i giudici hanno chiarito che i conguagli servizio idrico per annualità passate non introducono tariffe retroattive se corrispondono a somme già previste dal vecchio metodo tariffario normalizzato e liquidate in differita. Il Tribunale deve verificare se le voci richieste rientravano nei parametri di calcolo vigenti all'epoca dei consumi.
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Nullità ordine di acquisto titoli: la banca restituisce i fondi
Una risparmiatrice aveva investito in obbligazioni argentine per oltre 13.000 euro. L'erede dell'investitrice ha chiesto in giudizio la nullità ordine di acquisto titoli poiché l'operazione non rispettava la forma scritta né la registrazione telefonica, pattuite obbligatoriamente nel contratto quadro sottoscritto con l'intermediario. La banca si è difesa sostenendo che l'ordine non richiedeva formalismi, che il cliente aveva ratificato l'operazione incassando le cedole e che il diritto alla restituzione era prescritto e non documentabile oltre i dieci anni. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dell'istituto finanziario. I giudici hanno confermato l'annullamento dell'investimento privo di prova formale: la banca deve restituire per intero le somme impiegate, maggiorate di rivalutazione per il rendimento dei titoli di Stato e interessi legali.
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Certificazione contributiva errata: INPS condannata a risarcire
Un lavoratore chiede all'ente previdenziale il conteggio dei contributi versati in Italia e in Svizzera per accedere alla pensione anticipata. L'istituto rilascia un prospetto ufficiale che attesta il raggiungimento dei requisiti. Forte di tale documento, il dipendente rassegna le dimissioni. Poco dopo la concessione del trattamento pensionistico, l'ente revoca la prestazione a causa di un ricalcolo al ribasso trasmesso dalla cassa svizzera, lasciando il soggetto privo di stipendio e di pensione. Il lavoratore cita l'istituto per il danno subito per via della certificazione contributiva errata. La Corte di Cassazione conferma la condanna dell'ente pubblico: quest'ultimo è l'unico interlocutore dell'assicurato e risponde a titolo contrattuale per aver fornito informazioni inesatte, violando il legittimo affidamento del cittadino senza aver operato i dovuti controlli con l'ordinaria diligenza.
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Compensazione pecuniaria per volo cancellato negata con il Covid
Due viaggiatori hanno acquistato biglietti aerei intercontinentali per l'aprile 2020. A causa dell'emergenza sanitaria globale e delle restrizioni normative sui viaggi, la compagnia aerea ha cancellato i voli. I passeggeri hanno chiesto la compensazione pecuniaria per volo cancellato prevista dal Regolamento europeo n. 261/2004. Il Tribunale ha respinto la richiesta qualificando il blocco pandemico come circostanza eccezionale. La Corte di Cassazione ha confermato il rigetto della domanda dei viaggiatori. I giudici hanno chiarito che le restrizioni legali alla circolazione e i rischi sanitari costituiscono eventi esterni inevitabili. La compagnia aerea non disponeva di margini operativi per effettuare i voli in sicurezza. Pertanto, i passeggeri non hanno diritto all'indennizzo forfettario, fermo restando il solo rimborso del prezzo.
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Obblighi informativi dell’intermediario: fondi e risarcimento
Un risparmiatore acquista quote di un fondo comune immobiliare chiuso. L'investimento subisce pesanti perdite. Il cliente cita l'ente intermediario chiedendo la restituzione del denaro e il risarcimento del danno. L'acquirente lamenta la violazione degli obblighi informativi dell'intermediario circa i reali rischi dell'operazione. I giudici di primo e secondo grado accolgono la domanda del risparmiatore. Il tribunale dichiara risolto l'acquisto e condanna l'operatore a restituire le somme e a rifondere i mancati guadagni. L'ente ricorre in Cassazione. L'operatore sostiene di aver effettuato una semplice offerta al pubblico senza doveri di consulenza personalizzata. La Corte Suprema dichiara il ricorso inammissibile. L'ente intendeva solo ridiscutere i fatti già accertati dai giudici territoriali. La condanna restitatoria a carico dell'operatore diventa definitiva.
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Vendita di titoli in contropartita diretta: nullo l’ordine verbale
Due investitori citano in giudizio un istituto di credito per ottenere la nullità dell'acquisto di obbligazioni ad alto rischio, per un valore originario di quasi tre miliardi di lire. L'operazione era avvenuta senza ordine scritto, violando la clausola del contratto quadro che imponeva la forma scritta per le operazioni fuori dai mercati regolamentati. La Suprema Corte conferma la nullità dell'operazione. La cessione integra una vendita di titoli in contropartita diretta: la banca si è posta come controparte venditrice trasferendo titoli propri, a prescindere dal luogo del loro reperimento. Il difetto di forma scritta convenzionale rende l'ordine irrimediabilmente nullo e non è sanabile da comportamenti successivi. Inoltre, la banca non può eccepire la nullità selettiva se il contratto quadro resta valido e la contestazione colpisce unicamente il singolo ordine privo della forma concordata. L'istituto deve perciò restituire oltre 985.000 euro ai risparmiatori.
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Niente rimborso spese condominiali urgenti se paga lo Stato
Due comproprietari citano la vicina per infiltrazioni causate da lavori di ristrutturazione del tetto e dei solai. Gli eredi della vicina chiedono in giudizio il rimborso spese condominiali urgenti per i lavori strutturali eseguiti dal loro dante causa dopo il terremoto. I giudici di merito riconoscono l'urgenza delle opere sulle parti comuni, ma rigettano la richiesta di rimborso: gli eredi non hanno provato di aver pagato con fondi personali, avendo ricevuto contributi pubblici per la ricostruzione di importo superiore al costo totale e fatture promiscue. La Corte di Cassazione dichiara inammissibile il ricorso dell'erede. Chi richiede il rimborso deve dimostrare con certezza di aver impiegato denaro proprio e non fondi statali.
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Rinuncia al ricorso per cassazione: stop lite ed esenzione spese
Un istituto di credito ha promosso ricorso davanti ai giudici di legittimità per impugnare una sentenza sfavorevole della Corte d'Appello. Il cittadino controricorrente ha depositato le proprie difese per resistere alla domanda. Poco prima dell'udienza fissata in camera di consiglio, la banca ha depositato formale rinuncia al ricorso per cassazione, sottoscritta dal proprio difensore e munita del visto di accettazione del legale di controparte. Le parti hanno concordato la compensazione integrale delle spese legali. La Suprema Corte ha dichiarato l'estinzione del processo. Il Collegio ha chiarito che l'atto di rinuncia non richiede obbligatoriamente l'accettazione altrui per produrre effetti e chiude la lite rendendo definitiva la sentenza impugnata. I magistrati hanno escluso la sanzione del doppio contributo unificato.
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