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Spaccio di droga: Lieve entità per alcuni, grave per altri? La Cassazione decide.

Due individui sono stati condannati per spaccio di droga (hashish) tra il 2007 e il 2008. Hanno impugnato la sentenza chiedendo il riconoscimento del “reato di lieve entità”, già concesso ai loro complici. La Corte d’Appello ha negato questa classificazione, evidenziando il loro ruolo organizzativo nella rete di spaccio. La questione centrale è se il medesimo fatto storico di spaccio di droga possa essere qualificato diversamente per i vari partecipanti, ovvero come reato grave per alcuni e come “reato di lieve entità” per altri, ai sensi dell’Art. 73 del D.P.R. 309/90. Data l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale su questo punto, la Corte ha rimesso il ricorso alle Sezioni Unite per risolvere la controversia.

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Pubblicato il 4 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 20563 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 3 n. 20563/2022)

Introduzione: La controversa qualificazione del reato di lieve entità

Il mondo del diritto penale presenta spesso sfide interpretative complesse, soprattutto quando si tratta di reati che coinvolgono più persone e diverse gradazioni di responsabilità. Un esempio lampante emerge da una recente ordinanza della Corte di Cassazione, che ha evidenziato un profondo contrasto giurisprudenziale sulla possibilità di applicare la qualificazione di “spaccio di droga lieve entità” in modo differenziato tra i vari partecipanti a un medesimo fatto criminoso. Questa decisione sottolinea l’importanza di una valutazione attenta e uniforme della legge.

Il caso di spaccio di droga e la richiesta di lieve entità

Due individui sono stati condannati per aver illegalmente detenuto e venduto hashish per un periodo prolungato, tra il dicembre 2007 e l’aprile 2008. Il Tribunale di Taranto ha inflitto loro pene detentive e pecuniarie significative. Successivamente, la Corte d’Appello di Lecce ha confermato queste condanne. I due condannati hanno però proposto ricorso in Cassazione, sostenendo che il loro caso avrebbe dovuto rientrare nella categoria del “reato di lieve entità”, come invece era stato riconosciuto ad altri soggetti coinvolti nello stesso giro di spaccio. La difesa ha evidenziato come i quantitativi di droga rinvenuti fossero modesti e ha criticato la motivazione della Corte d’Appello, che aveva negato l’ipotesi lieve basandosi su una presunta gestione organizzata dell’attività illecita.

Il contrasto giurisprudenziale sul reato di lieve entità

La questione centrale che emerge da questo caso riguarda l’interpretazione dell’Articolo 73, commi 1, 4 e 5, del D.P.R. 309/90 (Testo Unico sugli Stupefacenti). In particolare, si è posto il problema se, in un contesto di concorso di persone nel reato di detenzione o cessione di sostanze stupefacenti, il medesimo fatto storico possa essere qualificato in modo diverso per i vari partecipanti. Questo significa, per esempio, se alcuni possano essere condannati per il reato più grave (commi 1 o 4) e altri per il “reato di lieve entità” (comma 5), pur avendo agito nello stesso contesto. Su questo punto, la giurisprudenza della Corte di Cassazione ha mostrato orientamenti contrastanti, rendendo necessaria una decisione chiarificatrice.

Le motivazioni della sentenza: perché non è stato riconosciuto il reato di lieve entità

La Corte d’Appello, nel negare il riconoscimento del “reato di lieve entità” ai due imputati, ha valorizzato diversi aspetti. Ha sottolineato la ripetitività e la continuità delle forniture di droga, l’utilizzo di altri complici per la vendita al dettaglio e la disponibilità di ingenti quantitativi di sostanza stupefacente. Le intercettazioni telefoniche hanno rivelato l’esistenza di un’attività ben strutturata, non isolata, con una chiara ripartizione di ruoli e la disponibilità di luoghi specifici per il taglio e la preparazione delle dosi, nonché per l’occultamento delle forniture. La Corte ha ritenuto che i due ricorrenti avessero un ruolo organizzativo, gestendo le forniture e la vendita al minuto attraverso i loro collaboratori. Questa visione li ha posti a capo di un’attività di spaccio che non mostrava interruzioni e riusciva a soddisfare stabilmente numerosi acquirenti. Per la Corte d’Appello, la capacità offensiva del fatto, in termini di mezzi, modalità e circostanze dell’azione, giustificava il diniego dell’ipotesi lieve.

Le conclusioni: la parola alle Sezioni Unite sul reato di lieve entità

Di fronte a questo scenario, la Corte di Cassazione ha riconosciuto l’esistenza di un contrasto giurisprudenziale significativo. Da un lato, un orientamento ritiene che la qualificazione del reato possa differire tra i concorrenti, basandosi sul ruolo e sul disvalore penale della condotta di ciascuno. In questo caso, il ruolo organizzativo dei due imputati giustificherebbe una pena più severa rispetto ai semplici collaboratori. Dall’altro lato, un orientamento opposto sostiene che il medesimo fatto storico non possa essere qualificato in modo diverso per i vari partecipanti, poiché il reato è unico e non può assumere diverse configurazioni per i singoli concorrenti. Per risolvere questa incertezza e garantire un’applicazione uniforme della legge, la Corte ha deciso di rimettere la questione alle Sezioni Unite. Saranno loro a stabilire un principio di diritto definitivo sulla possibilità di applicare in modo differenziato il “reato di lieve entità” in casi di concorso di persone nello spaccio di droga.

Cosa significa “reato di lieve entità” nel contesto dello spaccio di droga?
Significa che il reato di spaccio è considerato meno grave se le modalità, i mezzi, le circostanze dell’azione o la quantità di sostanza stupefacente sono di modesta entità. Questo comporta pene più lievi.

È possibile che in un caso di spaccio di droga, alcuni partecipanti ricevano una condanna per “lieve entità” e altri no?
Questa è proprio la questione su cui la Corte di Cassazione ha riscontrato un contrasto interpretativo. Attualmente, esistono orientamenti diversi: alcuni giudici ritengono che la qualificazione possa variare in base al ruolo di ciascuno, altri sostengono che il fatto storico debba essere valutato in modo unitario per tutti i concorrenti.

Chi decide quando c’è un contrasto giurisprudenziale tra le diverse sezioni della Cassazione?
Quando emerge un contrasto interpretativo su una questione di diritto tra le diverse sezioni della Corte di Cassazione, la questione viene rimessa alle Sezioni Unite della stessa Corte. Le Sezioni Unite hanno il compito di risolvere il contrasto e stabilire un principio di diritto uniforme.

Termini giuridici

Ricorso per Cassazione
Richiesta di annullamento di una sentenza alla Corte di Cassazione, l'ultimo grado di giudizio in Italia, per questioni di diritto.
Rinvio
Decisione della Corte di Cassazione di annullare una sentenza e rimandare il caso a un altro giudice per un nuovo esame, seguendo i principi di diritto stabiliti dalla Cassazione.
Concorso di persone nel reato
Situazione in cui più persone partecipano alla commissione di un medesimo reato, contribuendo in vario modo alla sua realizzazione.
Sezioni Unite
La massima formazione della Corte di Cassazione, che interviene per risolvere contrasti giurisprudenziali tra le diverse sezioni o questioni di particolare importanza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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