Il Reato Impossibile: Quando un Falso Assegno non Basta a Scagionare
Il concetto di reato impossibile è spesso frainteso. Questa recente sentenza della Cassazione chiarisce i confini di questa figura giuridica, in particolare nel contesto di una tentata truffa con un assegno circolare contraffatto. La Corte ha esaminato il caso di alcuni imputati condannati per furto continuato di assegni e tentata truffa aggravata, affrontando le loro argomentazioni sulla presunta inidoneità dell’azione. Capire quando un’azione criminale è davvero “impossibile” è cruciale per la giustizia e per i cittadini.
I Fatti: Furto di Assegni e Tentata Truffa Milionaria
La vicenda giudiziaria ha origine da due distinti capi d’accusa. Il primo riguardava il furto continuato di numerosi moduli di assegni circolari e bancari, sottratti da una società. Questo furto ha coinvolto più persone, che agivano con un medesimo piano criminale.
Il secondo capo d’accusa riguardava una tentata truffa aggravata. Alcuni imputati avevano tentato di incassare un assegno circolare palesemente falso, emesso per un importo di quasi due milioni di euro. Essi avevano contraffatto l’assegno e lo avevano consegnato a un soggetto, “L’Intermediario”, affinché lo presentasse per l’incasso presso una banca estera. Tuttavia, L’Intermediario non ha mai presentato l’assegno, ma lo ha consegnato alla polizia giudiziaria, impedendo così la realizzazione della truffa.
Le Difese degli Imputati e il Reato Impossibile
Gli imputati hanno presentato ricorso in Cassazione, sollevando diverse questioni. Per quanto riguarda il furto, alcuni hanno chiesto che il reato fosse riqualificato come ricettazione (cioè, aver ricevuto cose rubate) anziché furto, sostenendo di non aver partecipato all’ideazione o esecuzione del furto iniziale, ma di essere intervenuti solo in un secondo momento.
Per la tentata truffa, la difesa ha invocato il reato impossibile. Hanno sostenuto che l’azione era del tutto inidonea a produrre un danno, dato che l’assegno era grossolanamente falso e non avrebbe mai potuto essere incassato, nemmeno in un paese estero, a causa delle evidenti irregolarità (somma spropositata, numerazione errata, colori non corrispondenti agli originali). Secondo la difesa, qualsiasi operatore bancario avrebbe riconosciuto immediatamente la falsità, rendendo l’inganno impossibile.
La Valutazione della Corte sul Reato Impossibile
La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi, confermando le condanne. Per quanto riguarda la richiesta di riqualificazione del furto in ricettazione, la Corte ha ritenuto che i giudici di merito avessero correttamente ricostruito la cronologia degli eventi e il ruolo dei complici, dimostrando che il contributo degli imputati era antecedente alla sottrazione degli assegni, configurando quindi un concorso nel furto.
Sul punto del reato impossibile per la tentata truffa, la Cassazione ha ribadito un principio consolidato: l’inidoneità dell’azione deve essere assoluta e valutata ex ante (al momento del fatto). Non basta che il falso sia riconoscibile da personale specializzato o che siano necessari controlli specifici per scoprirlo. L’azione è impossibile solo se la falsificazione è così evidente da essere percepibile “ictu oculi” (a colpo d’occhio) da chiunque, anche da una persona comune, senza particolari cognizioni.
Le Motivazioni: Il Falso Assegno non era un Reato Impossibile
La Corte ha spiegato che, nel caso specifico, l’assegno, sebbene contraffatto, non presentava una falsità così grossolana da rendere l’azione del tutto inidonea. I giudici di merito avevano evidenziato diversi elementi che escludevano il reato impossibile: la predisposizione del titolo, la conoscenza di funzionari bancari potenzialmente disponibili all’incasso, la consegna del titolo a un soggetto che aveva già un conto corrente aperto e la corrispondenza del numero seriale dell’assegno a uno autentico, seppur di importo diverso.
Questi elementi dimostravano che, pur in presenza di dubbi sulla possibilità di incassare l’assegno, la sua falsità non era immediatamente evidente a chiunque. La necessità di controlli bancari specifici per accertare l’alterazione, anche in presenza di un numero seriale corrispondente a uno autentico, e la possibilità di aggirare tali controlli con la complicità di un funzionario, rendevano l’azione potenzialmente idonea a trarre in inganno. Pertanto, non si configurava un reato impossibile.
Le Conclusioni: Condanne Confermate e Spese Legali
La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili tutti i ricorsi presentati dagli imputati. Questo significa che le sentenze di condanna emesse nei gradi precedenti sono state confermate.
Di conseguenza, gli imputati sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro ciascuno in favore della Cassa delle ammende. La decisione sottolinea l’importanza di una valutazione rigorosa dell’idoneità dell’azione nel delitto tentato e del reato impossibile, ribadendo che la semplice difficoltà o la necessità di controlli per scoprire un falso non lo rendono automaticamente “impossibile” agli occhi della legge.
Quando si configura il reato impossibile?
Il reato impossibile si configura quando l’azione criminale è del tutto inidonea a produrre l’evento dannoso o pericoloso, o quando l’oggetto del reato è inesistente. L’inidoneità deve essere assoluta e valutata al momento del fatto.
Un assegno falso può portare a una condanna per tentata truffa?
Sì, un assegno falso può portare a una condanna per tentata truffa se l’azione di presentazione è idonea a ingannare, anche se il falso viene poi scoperto. Non è sufficiente che il falso sia riconoscibile solo da esperti.
Qual è la differenza tra furto e ricettazione?
Il furto è l’atto di sottrarre una cosa mobile altrui. La ricettazione, invece, consiste nel ricevere o acquistare cose che si sa provenire da un delitto, senza aver partecipato all’atto di furto originale.