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Diffamazione e scritti difensivi: quando scatta la scriminante

Due avvocatesse, impegnate su fronti opposti in un giudizio di separazione, entrano in forte conflitto. Una delle due presenta note difensive ed esposti al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati, usando espressioni pesanti e lesive dell’onore della collega. Condannata per il reato di diffamazione in primo e secondo grado, l’imputata ricorre in Cassazione invocando la causa di non punibilità per le offese contenute negli atti di difesa. La Suprema Corte accoglie il ricorso. I giudici chiariscono che in tema di diffamazione e scritti difensivi occorre distinguere tra un semplice esposto, privo di tutela, e una vera memoria difensiva redatta per tutelarsi in un procedimento disciplinare già aperto. La sentenza viene annullata con rinvio per verificare la reale natura dei documenti.

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Pubblicato il 3 settembre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 19496 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 5 n. 19496/2022)

Tensione tra legali e diffamazione e scritti difensivi

Il confine tra il legittimo esercizio del diritto di difesa e il reato di diffamazione rappresenta un tema centrale nelle controversie giudiziarie. La questione si complica ulteriormente quando lo scontro avviene tra professionisti del foro dinanzi ai propri organi di disciplina. La Corte di Cassazione ha affrontato la relazione tra diffamazione e scritti difensivi, annullando la condanna inflitta a un legale che aveva utilizzato parole offensive nei confronti di una collega.

La vicenda nasce da un procedimento di separazione matrimoniale particolarmente acceso. Due avvocatesse assistevano i rispettivi coniugi in tribunale. La situazione personale tra i due legali si è gravemente deteriorata quando una delle due ha iniziato una relazione sentimentale con il proprio assistito. Nel corso del giudizio, l’altra professionista ha inoltrato comunicazioni e memorie al Consiglio dell’Ordine degli Avvocati. In questi scritti, la professionista accusava la collega di gravi scorrettezze, condotte indecenti e manovre speculative ai danni della famiglia.

I giudici di merito avevano condannato l’autrice di tali dichiarazioni per il reato di diffamazione. La condanna prevedeva una multa e il risarcimento dei danni in favore della parte civile. Secondo i giudici di merito, le espressioni utilizzate superavano i limiti della decenza e non potevano beneficiare di alcuna tutela speciale.

La distinzione cruciale tra esposto e atto di difesa

L’imputata ha proposto ricorso in Cassazione sostenendo l’esistenza della causa di non punibilità (esimente) prevista dall’articolo 598 del codice penale. Questa norma stabilisce che non sono punibili le offese contenute negli scritti e nei discorsi pronunciati dalle parti dinanzi alle autorità giudiziarie o amministrative per motivi di difesa.

La giurisprudenza stabilisce una netta differenza tra un semplice esposto e un vero e proprio scritto difensivo. Chi presenta un esposto o una segnalazione iniziale a un Consiglio dell’Ordine non è ancora considerato parte di un procedimento disciplinare. Di conseguenza, le offese contenute in un esposto iniziale non beneficiano della tutela dell’articolo 598 del codice penale.

Diverso è il caso in cui il professionista sia già sottoposto a un procedimento disciplinare e rediga una memoria per difendersi dalle accuse ricevute. In tale circostanza, il soggetto assume la veste formale di parte processuale. Gli scritti inviati per respingere un addebito disciplinare rientrano pienamente nell’ambito degli atti difensivi tutelati dalla legge. La tutela del diritto di difesa esige infatti che le parti possano esprimere liberamente le proprie ragioni, purché le affermazioni siano pertinenti rispetto all’oggetto della causa.

Le motivazioni: il principio di diritto sulla diffamazione e scritti difensivi

Nelle sue motivazioni, la Suprema Corte ha evidenziato l’errore commesso dai giudici d’appello nel valutare la vicenda. Il tribunale ha equiparato erroneamente due documenti di natura completamente diversa. Il primo atto era una memoria difensiva depositata dall’imputata per tutelarsi da una contestazione disciplinare promossa nei suoi confronti. Il secondo atto era invece un esposto autonomo inviato successivamente.

I giudici di legittimità hanno ricordato che non è possibile escludere a priori l’esimente per entrambi gli scritti senza analizzarne il contenuto e la funzione. Il giudice avrebbe dovuto verificare se le espressioni offensive fossero contenute all’interno dell’atto di difesa redatto per rispondere alle accuse. Qualora le espressioni si trovino in una memoria difensiva e siano funzionali alle argomentazioni della parte, la norma esclude la punibilità penale per il reato di diffamazione.

Le conclusioni: la decisione della Cassazione sulla diffamazione e scritti difensivi

La decisione della Cassazione ha portato all’annullamento della sentenza di condanna con rinvio ad altro giudice dello stesso tribunale. Il nuovo giudice dovrà riesaminare la vicenda e valutare separatamente i due scritti.

Il tribunale in diversa composizione dovrà accertare se le frasi ingiuriose siano state inserite in un effettivo atto di difesa o in una segnalazione autonoma. Solo dopo questa fondamentale verifica sarà possibile applicare correttamente la norma sulla non punibilità. L’imputata ottiene così la possibilità di vedere riconosciuta la scriminante difensiva per la memoria depositata nel procedimento disciplinare.

Qual è la differenza tra un esposto e una memoria difensiva ai fini della punibilità per diffamazione?
L’esposto è una segnalazione iniziale e le offese in esso contenute non sono coperte da esimente. La memoria difensiva è invece redatta da chi è già parte di un procedimento e beneficia della causa di non punibilità.

Cosa stabilisce l’articolo 598 del codice penale?
L’articolo 598 del codice penale esclude la punibilità per le offese contenute negli scritti e nei discorsi difensivi presentati dalle parti dinanzi all’autorità giudiziaria o amministrativa.

Quali sono le conseguenze se un giudizio d’appello equipara erratamente un esposto a un atto difensivo?
La Corte di Cassazione annulla la sentenza con rinvio, imponendo al giudice di merito di analizzare separatamente la natura di ciascun documento per verificare l’applicabilità dell’esimente.

Termini giuridici

Esimente
Circostanza prevista dalla legge che rende non punibile un fatto altrimenti considerato reato.
Esposto
Segnalazione formale presentata a un'autorità per denunciare comportamenti scorretti o illeciti.
Memoria difensiva
Atto scritto presentato da una parte in un procedimento per argomentare le proprie ragioni e difendersi.
Annullamento con rinvio
Decisione della Cassazione che cancella la sentenza impugnata e dispone un nuovo giudizio davanti a un altro giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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