Le aziende che partecipano a bandi pubblici devono rendicontare con rigore le spese sostenute. L’inserimento di costi ordinari all’interno di progetti specifici di sviluppo integra il reato di indebita percezione di erogazioni pubbliche. Una società ha richiesto finanziamenti regionali per potenziare la competitività aziendale. Il bando escludeva chiaramente i costi di ordinaria gestione e ammetteva soltanto prestazioni avviate dopo la domanda o personale dedicato alla ricerca.
L’ente erogatore ha liquidato l’importo richiesto. Successivamente, la Guardia di Finanza ha effettuato verifiche contabili e tributarie approfondite. I militari hanno scoperto che oltre centoventicinquemila euro riguardavano spese non ammissibili. Il rendiconto conteneva infatti fatture per rassegne stampa ordinarie, indagini di mercato generiche e compensi a collaboratori già attivi da anni in azienda.
La responsabilità dell’amministratore per i controlli sul rendiconto
L’amministratore unico ha tentato di difendersi scaricando la responsabilità su un consulente esterno incaricato della pratica. Secondo la tesi difensiva, i documenti erano formalmente autentici e gli errori materiali non potevano costituire un reato doloso (cioè commesso con coscienza e volontà). Inoltre, l’amministratore sosteneva di aver delegato interamente la gestione tecnica della rendicontazione per evitare errori.
I giudici hanno respinto questa linea difensiva. La nomina di un professionista esterno non elimina il dovere di controllo gravante sull’organo direttivo. L’amministratore ha sottoscritto personalmente la documentazione finale inviata all’ente finanziatore. Questa firma presuppone una verifica concreta sulla reale inerenza delle spese rispetto agli obiettivi del bando regionale.
Le motivazioni: i criteri per l’indebita percezione di erogazioni pubbliche
I giudici di legittimità hanno chiarito che la condotta illecita si realizza quando l’impresa imputa al progetto fondi destinati alla gestione corrente. Nel caso esaminato, i manager indicati nel progetto lavoravano per la società già da lungo tempo con compiti analoghi. L’azienda poteva richiedere il rimborso solo per l’eventuale incremento di compenso pattuito per il nuovo programma di sviluppo.
Allo stesso modo, i servizi di monitoraggio dei media servivano alla normale attività promozionale verso i clienti dell’ente. La Corte ha ritenuto evidente la consapevolezza dell’amministratore. La posizione apicale ricoperta e l’importanza economica del contributo imponevano una verifica puntuale prima della trasmissione dei dati. L’estinzione del reato per prescrizione a favore della persona fisica non cancella l’illiceità del fatto.
Le conclusioni: confermate le sanzioni e la confisca per la società
La sentenza finale produce effetti pesanti per l’impresa. La Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso e ha confermato la responsabilità amministrativa della persona giuridica. Anche se il reato dell’amministratore si è prescritto per decorso del tempo, l’azienda subisce la sanzione pecuniaria, il divieto di contrattare con la pubblica amministrazione per un anno e la confisca di oltre centoventicinquemila euro. L’esito dimostra che l’ente risponde sempre patrimonialmente se i vertici ottengono contributi pubblici non spettanti.
La delega a un consulente esonera l’amministratore da responsabilità penali
No, la firma apposta sul rendiconto impone all’amministratore l’obbligo di verificare la correttezza e l’inerenza delle spese prima dell’invio all’ente pubblico.
Quali spese possono essere incluse nei bandi per lo sviluppo aziendale
Sono ammissibili esclusivamente le spese straordinarie direttamente connesse al progetto finanziato, mentre restano esclusi i normali costi di gestione ordinaria.
Cosa accade alla società se il reato dell’amministratore va in prescrizione
La prescrizione a favore della persona fisica non estingue la responsabilità amministrativa dell’ente, che resta obbligato a pagare le sanzioni e a subire la confisca.