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Falsa attestazione della presenza in servizio: no alla tenuità

Un dipendente pubblico con mansioni di messo comunale si allontanava dall’ufficio durante l’orario di lavoro, parcheggiando ripetutamente l’automobile aziendale sotto la propria abitazione. I giudici di merito lo hanno condannato per truffa aggravata, peculato d’uso e falsa attestazione della presenza in servizio a sei mesi e dieci giorni di reclusione oltre a duecentodieci euro di multa. L’imputato ha presentato ricorso per cassazione lamentando difetti di motivazione e chiedendo l’applicazione della particolare tenuità del fatto. La Suprema Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile: le condotte reiterate escludono la tenuità dell’offesa e le censure riproducevano pedissequamente i motivi di appello già motivatamente respinti. Il lavoratore deve pagare le spese e tremila euro alla Cassa delle Ammende.

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Pubblicato il 29 agosto 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 41476 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 7 n. 41476/2022)

Il caso del dipendente pubblico e l’abuso dei beni aziendali

La condotta del lavoratore che altera i registri orari integra il reato di falsa attestazione della presenza in servizio. La vicenda riguarda un dipendente pubblico con mansioni di messo comunale. L’uomo registrava regolarmente il badge all’ingresso, ma abbandonava il posto di lavoro. Durante l’orario d’ufficio, il dipendente utilizzava la vettura dell’ente per scopi personali, parcheggiandola abitualmente nel cortile della propria abitazione. I controlli hanno accertato il danno economico subito dalla Pubblica Amministrazione.

I giudici di merito hanno condannato il lavoratore per truffa ai danni dello Stato, peculato d’uso e falsa attestazione della presenza in servizio. La pena finale è stata fissata in sei mesi e dieci giorni di reclusione oltre a una multa di duecentodieci euro. Il dipendente ha impugnato la decisione davanti alla Corte di Cassazione, sostenendo la carenza di motivazione e invocando la particolare tenuità del fatto.

I limiti del ricorso per falsa attestazione della presenza in servizio

Il giudizio di legittimità impone regole rigorose sui motivi di ricorso. L’imputato non può limitarsi a riproporre le medesime censure già esaminate e respinte dalla Corte di Appello. La Cassazione richiede una critica puntuale e specifica contro il ragionamento espresso nella sentenza impugnata. Se l’atto difensivo ripete argomenti già disattesi senza individuare reali vizi logici o giuridici, il ricorso diventa apparente e privo di valore processuale.

Nel caso esaminato, i giudici territoriali avevano già spiegato in modo limpido le ragioni della condanna. Gli accertamenti avevano documentato i continui allontanamenti ingiustificati e l’uso improprio dell’autovettura di servizio. La riproposizione passiva di tali doglianze ha reso il ricorso completamente inammissibile.

La reiterazione della condotta esclude la particolare tenuità

La difesa ha tentato di ottenere l’esclusione della punibilità per particolare tenuità del fatto (art. 131-bis del codice penale). Questo istituto premia chi commette un’infrazione isolata di minima offensività. Tuttavia, la presenza di condotte ripetute nel tempo impedisce l’applicazione del beneficio.

Il messo comunale ha trasformato l’assenza dal lavoro in un’abitudine costante. La sosta ripetuta del veicolo sotto casa dimostra una precisa serialità dei comportamenti illeciti. I giudici hanno chiarito che la non episodicità dell’azione criminosa aggrava l’offesa al bene giuridico protetto, rendendo impossibile considerare lieve il fatto commesso.

Le motivazioni: i presupposti della falsa attestazione della presenza in servizio

I magistrati della Suprema Corte hanno confermato la piena validità della sentenza di appello. La motivazione dei giudici di merito risulta logica e priva di contraddizioni. Il danno all’amministrazione si configura attraverso la retribuzione di ore lavorative mai prestate e l’indebito consumo dei beni dell’ente.

L’uso del badge per simulare la presenza fisica in ufficio integra perfettamente la fattispecie incriminatrice. L’appropriazione temporanea del veicolo aziendale per soddisfare comodità personali concretizza a sua volta il reato di peculato d’uso. La reiterazione di queste azioni cancella ogni presupposto per considerare il reato un fatto occasionale o di lieve entità.

Le conclusioni: la condanna definitiva e le spese di giudizio

La Corte di Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile a causa della manifesta infondatezza delle censure proposte. Questa decisione rende definitiva la condanna a sei mesi e dieci giorni di reclusione inflitta al dipendente pubblico infedele.

Il lavoratore subisce inoltre conseguenze patrimoniali rilevanti. A causa della colpa nella determinazione dell’inammissibilità, il ricorrente deve pagare integralmente le spese processuali del giudizio. Il collegio ha aggiunto anche la condanna al versamento di una sanzione di tremila euro in favore della Cassa delle Ammende.

Quando scatta il reato di falsa attestazione della presenza in servizio?
Il reato scatta quando il dipendente pubblico fa risultare falsamente la propria presenza sul luogo di lavoro tramite timbratura del badge o altri sistemi fraudolenti, allontanandosi senza autorizzazione.

È possibile ottenere la particolare tenuità del fatto per le assenze ingiustificate dal lavoro?
La particolare tenuità del fatto non viene concessa se l’allontanamento e l’uso indebito dei beni di servizio sono ripetuti nel tempo, poiché la serialità della condotta esclude la minima offensività.

Cosa accade se il ricorso in Cassazione ripete i motivi già respinti in appello?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile per difetto di specificità e la persona che lo ha proposto viene condannata a pagare le spese legali e una sanzione economica alla Cassa delle Ammende.

Termini giuridici

Particolare tenuità del fatto
Causa di non punibilità che scatta quando il danno o il pericolo è minimo e la condotta non è abituale.
Vincolo della continuazione
Meccanismo che unifica più violazioni di legge commesse in esecuzione di un medesimo disegno criminoso, riducendo l'impatto della pena complessiva.
Inammissibilità del ricorso
Decisione con cui il giudice rifiuta di esaminare il ricorso per difetti formali o perché i motivi ripropongono argomenti già respinti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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