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Reiterazione contratti a termine: no al ruolo in altro ente

Un’educatrice ha chiesto il risarcimento dei danni al proprio Comune per la reiterazione contratti a termine protrattasi per diversi anni. I giudici di merito avevano respinto la domanda, sostenendo che l’ente avesse offerto varie possibilità di stabilizzazione concorsuale e che la lavoratrice avesse comunque ottenuto un ruolo a tempo indeterminato presso il Ministero dell’Istruzione. La Corte di Cassazione ha ribaltato questa decisione. I giudici di legittimità hanno chiarito che semplici opportunità incerte non cancellano l’illecito. Inoltre, l’assunzione a tempo indeterminato sana la reiterazione contratti a termine solo se avviene in modo diretto e immediato presso la stessa amministrazione che ha commesso l’abuso. Di conseguenza, la Cassazione ha annullato la sentenza precedente e rinviato la causa per rideterminare il risarcimento del danno.

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Pubblicato il 23 luglio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 6 Num. 13710 Anno 2022 (Cass. civ. sez. 6 n. 13710/2022)

La reiterazione contratti a termine nel settore pubblico

Il lavoro a tempo determinato nella pubblica amministrazione presenta confini rigorosi stabiliti dalle direttive europee e dalla normativa nazionale. Quando un ente pubblico ricorre in modo sistematico alla reiterazione contratti a termine per soddisfare esigenze strutturali e permanenti, commette un illecito abuso. Molti lavoratori precari presentano ricorso per ottenere il risarcimento dei danni materiali e professionali subiti. Le amministrazioni spesso cercano di difendersi sostenendo di aver offerto possibilità di concorso o ricordando che il lavoratore ha successivamente trovato un impiego di ruolo. Tuttavia, la giurisprudenza ha recentemente chiarito che queste giustificazioni non bastano per sanare l’illecito commesso dal datore di lavoro.

Il caso della lavoratrice precaria e della stabilizzazione mancata

Una dipendente ha lavorato per oltre quindici anni presso un Comune italiano, alternando contratti a tempo determinato nel ruolo di maestra di scuola dell’infanzia e di educatrice di nido. Di fronte al continuo rinnovo dei rapporti precari, la lavoratrice ha adito le vie legali per ottenere il risarcimento del danno derivante dall’abuso nell’utilizzo delle assunzioni a termine.

I giudici dei primi due gradi di giudizio hanno respinto la richiesta risarcitoria della dipendente. Secondo la Corte d’Appello, l’amministrazione comunale aveva offerto alla lavoratrice varie procedure concorsuali riservate, attribuendole concrete possibilità di stabilizzazione. Inoltre, i giudici di merito hanno evidenziato che la lavoratrice aveva successivamente ottenuto un’assunzione a tempo indeterminato presso il Ministero dell’Istruzione. Di conseguenza, secondo i giudici d’appello, l’abuso commesso dall’ente locale doveva considerarsi del tutto riparato.

Perché le semplici opportunità concorsuali non bastano

La lavoratrice ha presentato ricorso alla Corte di Cassazione, contestando l’impostazione dei giudici territoriali. La semplice possibilità astratta o incerta di partecipare a un concorso pubblico non costituisce una sanzione idonea a riparare la violazione delle norme dell’Unione Europea. Le procedure concorsuali presentano sempre un elemento di incertezza, in quanto non garantiscono il raggiungimento immediato e sicuro dell’impiego di ruolo.

Le norme europee impongono agli Stati membri di adottare misure proporzionate, effettive e dissuasive contro la precarietà. Una misura imprevedibile o aleatoria non cancella le conseguenze negative prodotte da anni di contratti temporanei. La giurisprudenza comunitaria stabilisce che la sanzione deve riparare in modo diretto il pregiudizio subito dal lavoratore abusato.

Le motivazioni: la stretta correlazione tra abuso e assunzione nella reiterazione contratti a termine

I giudici di legittimità hanno accolto le doglianze della lavoratrice, enunciando un principio fondamentale in materia di lavoro pubblico. La avvenuta immissione in ruolo del dipendente precarizzato ha efficacia riparatoria dell’illecito solo quando esiste una stretta correlazione tra l’abuso commesso e la stabilizzazione ottenuta.

Questa correlazione diretta richiede il rispetto di requisiti precisi sotto il profilo soggettivo e oggettivo. Dal punto di vista soggettivo, l’assunzione a tempo indeterminato deve avvenire nei ruoli del medesimo ente pubblico che ha posto in essere la condotta abusiva. Nel caso di specie, la stabilizzazione è arrivata presso il Ministero dell’Istruzione e non nei ruoli del Comune che aveva reiterato i contratti a termine.

Dal punto di vista oggettivo, la stabilizzazione deve rappresentare l’effetto immediato e diretto dell’abuso commesso. Questo automatismo non ricorre se l’assunzione a tempo indeterminato avviene mediante il superamento di una nuova procedura concorsuale selettiva. Di conseguenza, l’assunzione presso un’altra amministrazione non elimina le responsabilità del Comune per la precedente reiterazione contratti a termine.

Le conclusioni: il diritto al risarcimento per la reiterazione contratti a termine

La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di secondo grado e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello in diversa composizione. Il nuovo giudice dovrà valutare la domanda di risarcimento del danno tenendo conto del principio di diritto espresso.

L’orientamento espresso tutela con fermezza i lavoratori precari della pubblica amministrazione. Le amministrazioni locali non possono evitare il pagamento del risarcimento facendo valere la successiva assunzione del dipendente presso un altro ente statale. Il danno derivante dalla precarietà prolungata rimane interamente a carico dell’ente che ha abusato dello strumento contrattuale a termine.

La partecipazione a concorsi riserva elimina il diritto al risarcimento per precariato?
No, la semplice possibilità di partecipare a concorsi riservati costituisce un’opportunità incerta e non elimina il diritto al risarcimento del danno subito per la reiterazione dei contratti.

Cosa succede se il lavoratore precarizzato viene assunto da un’altra amministrazione?
L’assunzione di ruolo presso un’amministrazione diversa non cancella l’illecito commesso dall’ente originario, che resta tenuto a risarcire i danni per l’abuso commesso.

Quando l’assunzione a tempo indeterminato sana l’abuso del contratto a termine?
L’assunzione sana l’abuso solo se avviene direttamente e immediatamente nei ruoli dello stesso ente pubblico che ha reiterato i contratti a termine illegittimi.

Termini giuridici

Reiterazione abusiva
Rinnovo ripetuto e illegittimo di contratti di lavoro a tempo determinato oltre i limiti consentiti.
Danno comunitario
Risarcimento economico riconosciuto al lavoratore per punire la violazione delle direttive europee sul precariato.
Cassazione con rinvio
Annullamento della sentenza d'appello con ordine di riesaminare la causa a un nuovo giudice.
Assorbimento
Situazione in cui la decisione su un motivo di ricorso rende inutile l'esame delle altre questioni.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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