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Imputazione coatta: sì al cambio di reato se il fatto è identico

Il rappresentante di una cooperativa ha impugnato l’ordinanza con cui il Giudice per le indagini preliminari, rigettando la richiesta di archiviazione per il reato di frode in pubbliche forniture, ha disposto l’imputazione coatta per il diverso reato di inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Il ricorrente sosteneva l’abnormità del provvedimento per violazione del diritto di difesa. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso, stabilendo che il giudice può legittimamente operare una diversa qualificazione giuridica dello stesso fatto storico. Non si configura quindi un atto abnorme se il giudice modifica il titolo del reato mantenendo inalterato il nucleo della condotta contestata. Il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 22 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 6 Num. 30572 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 6 n. 30572/2023)

Il caso: la contestazione e l’imputazione coatta

La vicenda nasce dall’affidamento di un appalto pubblico a una Cooperativa. A seguito di contestazioni, il Giudice per le indagini preliminari ha disposto la cosiddetta imputazione coatta nei confronti del Rappresentante della Cooperativa. Inizialmente, la Procura della Repubblica aveva avviato le indagini per il reato di frode nelle pubbliche forniture. Successivamente, il Pubblico Ministero aveva presentato una richiesta di archiviazione, ritenendo che non vi fossero gli estremi per sostenere l’accusa in giudizio. Tuttavia, un’azienda concorrente si era opposta a questa decisione. Il Giudice, esaminati gli atti, ha deciso di non archiviare il caso. Il Giudice non ha però confermato il reato originario di frode, ma ha riqualificato la condotta come semplice inadempimento di contratti di pubbliche forniture. Il Rappresentante ha quindi proposto ricorso in Cassazione, ritenendo che il Giudice avesse superato i propri poteri e violato il diritto di difesa.

Quando l’imputazione coatta non è un atto abnorme

Il difensore del Rappresentante ha sostenuto che l’ordinanza del Giudice fosse un atto abnorme (cioè un provvedimento totalmente estraneo alle regole del sistema giudiziario). Secondo questa tesi, il Giudice non avrebbe potuto ordinare l’imputazione coatta per un reato diverso da quello originariamente contestato dal Pubblico Ministero. Questa decisione avrebbe impedito alla difesa di confrontarsi adeguatamente con la nuova accusa di inadempimento contrattuale, essendosi concentrata fino a quel momento solo sulla dimostrazione dell’assenza di frode o raggiri. La giurisprudenza ammette il ricorso diretto in Cassazione contro i provvedimenti del Giudice per le indagini preliminari solo in casi eccezionali di evidente anomalia. Tuttavia, la Suprema Corte ha chiarito che la situazione in esame è profondamente diversa da quella in cui il Giudice introduce un fatto storico completamente nuovo e mai discusso prima.

Le motivazioni della Cassazione sulla riqualificazione del reato

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di legittimità hanno spiegato la differenza fondamentale tra la contestazione di un fatto nuovo e la semplice riqualificazione giuridica dello stesso episodio storico. Se il Giudice per le indagini preliminari avesse ordinato l’imputazione coatta per un fatto storico del tutto diverso da quello indagato, il provvedimento sarebbe stato effettivamente nullo e abnorme. Nel caso specifico, invece, il fatto storico è rimasto esattamente lo stesso: la mancata o difettosa esecuzione della fornitura pubblica da parte della Cooperativa. Il Giudice ha soltanto modificato l’inquadramento di legge di quel comportamento. Ha escluso la presenza di un inganno malizioso (necessario per il reato di frode) ma ha ritenuto che la condotta potesse comunque costituire il reato di inadempimento doloso. Questa operazione di correzione giuridica rientra pienamente nei poteri del Giudice e non danneggia i diritti della difesa, che rimangono pienamente garantiti nelle successive fasi del processo penale.

Le conclusioni sul rigetto del ricorso e le spese processuali

Le conclusioni della Corte di Cassazione hanno sancito la totale inammissibilità del ricorso presentato dal Rappresentante della Cooperativa. Poiché la decisione del Giudice per le indagini preliminari rientrava nei binari della legalità, non era possibile impugnare l’ordine di imputazione coatta. Di conseguenza, il ricorrente è stato condannato non solo al pagamento delle spese del procedimento, ma anche al versamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della Cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza dei motivi di ricorso. Questa pronuncia conferma un principio cardine: il cittadino non può bloccare il corso della giustizia se il giudice si limita a correggere il nome del reato contestato, lasciando inalterata la ricostruzione dei fatti storici. La difesa avrà tutto lo spazio necessario per far valere le proprie ragioni durante il futuro dibattimento.

Cosa succede se il giudice ordina l’imputazione coatta per un reato diverso da quello indagato?
Se il fatto storico contestato rimane lo stesso, il giudice può legittimamente modificare la qualificazione giuridica del reato senza che l’atto sia considerato nullo o abnorme.

Quando un provvedimento del giudice per le indagini preliminari si considera abnorme?
Un provvedimento è abnorme quando si colloca completamente al di fuori del sistema legale o quando impone l’accusa per un fatto storico del tutto nuovo e mai indagato.

Si può fare ricorso in Cassazione contro l’ordine di imputazione coatta?
In linea generale non è ammesso alcun ricorso, a meno che il provvedimento non sia affetto da abnormità, come nel caso di contestazione di un fatto storico totalmente inedito.

Termini giuridici

Imputazione coatta
Provvedimento con cui il giudice ordina al pubblico ministero di formulare un'accusa formale contro l'indagato, respingendo la richiesta di archiviazione.
Atto abnorme
Un provvedimento giudiziario così strano o al di fuori delle regole del sistema da non poter essere classificato in nessun modo ordinario, rendendolo immediatamente impugnabile.
Riqualificazione giuridica
L'operazione con cui il giudice attribuisce a un fatto storico un titolo di reato diverso da quello ipotizzato inizialmente, senza però cambiare il fatto stesso.
Frode nelle pubbliche forniture
Il reato commesso da chi, nell'eseguire contratti di fornitura con lo Stato o enti pubblici, usa inganni o espedienti maliziosi per non adempiere ai propri obblighi.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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