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Concorrenza sleale tra tralicci: la Cassazione frena le demolizioni

Un’impresa di telecomunicazioni ha citato in giudizio un concorrente, lamentando che il nuovo traliccio di quest’ultimo, alto 75 metri, creasse interferenze elettromagnetiche al proprio impianto preesistente, configurando un’ipotesi di concorrenza sleale. Il Tribunale e la Corte d’Appello avevano ordinato la demolizione parziale del nuovo traliccio. La Corte di Cassazione ha invece accolto il ricorso del proprietario del nuovo impianto, stabilendo che la semplice interferenza di fatto causata da un’opera regolarmente autorizzata non costituisce automaticamente concorrenza sleale. Il giudice deve valutare se il soggetto danneggiato avrebbe potuto adottare soluzioni alternative o accettare la condivisione delle infrastrutture (Tower Sharing) per garantire la pacifica coesistenza sul mercato, evitando posizioni di ingiustificato monopolio.

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Pubblicato il 21 luglio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 18268 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 1 n. 18268/2026)

Il caso dei tralicci e la concorrenza sleale nelle telecomunicazioni

Il settore delle telecomunicazioni vive di un delicato equilibrio tra progresso tecnologico e regole di mercato. Quando due operatori installano i propri impianti a breve distanza, il rischio di interferenze elettromagnetiche è concreto. In questo scenario, la costruzione di un nuovo traliccio autorizzato può essere considerata un atto di concorrenza sleale se ostacola le trasmissioni di un impianto preesistente? La Corte di Cassazione ha affrontato questo tema, definendo i confini della correttezza professionale tra imprese concorrenti. La vicenda nasce dallo scontro tra due società proprietarie di torri di trasmissione sul Monte Roncone.

La prima società, attiva da molti anni sul sito, lamentava che il nuovo traliccio della concorrente, alto ben settantacinque metri, oscurasse fisicamente i propri segnali radio. I giudici di merito avevano inizialmente accolto questa tesi, ordinando l’abbattimento parziale della nuova torre fino a venticinque metri di altezza. Tuttavia, la Suprema Corte ha ribaltato questo orientamento, evidenziando la necessità di un bilanciamento più equo.

Il conflitto tra impianti e la tutela dello spazio elettromagnetico

La controversia ruota attorno alle interferenze fisiche ed elettromagnetiche tra i ripetitori. La società originaria sosteneva che la nuova struttura impedisse lo sviluppo della propria rete di telefonia mobile. Per dimostrare il danno, faceva riferimento a criteri scientifici legati alla propagazione delle onde radio.

La società proprietaria del nuovo traliccio si difendeva evidenziando di aver ottenuto tutte le regolari autorizzazioni amministrative ed edilizie. Inoltre, aveva proposto di ospitare gratuitamente le antenne della concorrente sulla propria torre. Questa proposta di collaborazione era stata però rifiutata. I giudici d’appello avevano ritenuto irrilevante l’offerta, confermando l’ordine di demolizione parziale. Secondo i giudici di secondo grado, la priorità temporale dell’impianto preesistente creava un diritto di protezione assoluto contro ogni successiva interferenza.

Il principio di condivisione delle infrastrutture

La Cassazione ha criticato l’approccio rigido dei giudici di merito. Il mercato delle telecomunicazioni è regolato da leggi speciali che promuovono la massima concorrenza e l’efficienza delle reti. Il Codice delle comunicazioni elettroniche prevede espressamente la condivisione delle infrastrutture passive, nota anche come condivisione delle torri (Tower Sharing).

Questo principio mira a evitare la duplicazione inutile di impianti e a ridurre l’impatto ambientale. Di conseguenza, la priorità cronologica di un operatore non può tradursi in una posizione di monopolio di fatto su una determinata area geografica. Gli operatori devono cooperare per garantire la pacifica coesistenza dei segnali, accettando anche reciproci limiti alle proprie attività.

Le motivazioni della decisione sulla concorrenza sleale

Nelle motivazioni della sentenza, la Suprema Corte ha chiarito che non ogni ostacolo di fatto costituisce un illecito. La concorrenza sleale per violazione della correttezza professionale richiede l’uso di tecniche scorrette o contrarie alla legge. La semplice costruzione di un traliccio regolarmente autorizzato non può essere considerata di per sé un atto illecito.

I giudici di merito hanno errato nel non valutare la condotta complessiva delle parti. In particolare, la Corte d’Appello avrebbe dovuto considerare la disponibilità della società ricorrente a ospitare le antenne altrui. Inoltre, i giudici avrebbero dovuto verificare se la società danneggiata potesse spostare leggermente la propria antenna all’interno della sua proprietà per evitare le interferenze. Il rifiuto di soluzioni collaborative e la pretesa di demolire l’impianto concorrente rischiano di creare un ingiustificato privilegio di mercato.

Le conclusioni sul bilanciamento degli interessi di mercato

In conclusione, la Cassazione ha accolto il ricorso e ha annullato la sentenza di demolizione, rinviando la causa per un nuovo esame. Il giudice di rinvio dovrà applicare un principio fondamentale per la concorrenza sleale nel settore tecnologico. La limitazione delle attività altrui è illecita solo se attuata con modalità scorrette.

Nei mercati fortemente regolati, il giudice civile deve applicare i principi di condivisione e proporzionalità previsti dalle norme di settore. Non è possibile tutelare un operatore consolidato impedendo l’ingresso di nuovi concorrenti, qualora esistano soluzioni tecniche per far coesistere gli impianti. La ricerca di un contemperamento dei reciproci interessi è un dovere per tutte le imprese che operano sul mercato.

La costruzione di un nuovo ripetitore che disturba un impianto preesistente è sempre concorrenza sleale?
No, se il nuovo impianto è regolarmente autorizzato, la semplice interferenza di fatto non costituisce automaticamente un illecito, specialmente se esistono soluzioni tecniche per far coesistere le strutture.

Che cos’è il principio di condivisione delle infrastrutture o Tower Sharing?
È un principio del settore delle telecomunicazioni che incoraggia o impone agli operatori di condividere i tralicci fisici per evitare sprechi, ridurre l’impatto ambientale e favorire la libera concorrenza.

Cosa deve fare il giudice prima di ordinare la demolizione di un traliccio concorrente?
Il giudice deve valutare se le parti hanno cercato soluzioni collaborative, come l’ospitalità delle antenne o piccoli spostamenti tecnici, per garantire la pacifica coesistenza sul mercato.

Termini giuridici

Concorrenza sleale
Comportamento scorretto di un imprenditore volto a danneggiare i concorrenti con mezzi contrari alla correttezza professionale.
Cassazione con rinvio
Decisione con cui la Suprema Corte annulla la sentenza impugnata e rimanda la causa a un giudice di merito per un nuovo giudizio.
Giudicato interno
La stabilità acquisita da una parte della sentenza che non è stata impugnata e non può più essere discussa.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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