La raccolta abusiva di scommesse e il nodo delle licenze estere
La disciplina dei giochi pubblici in Italia impone regole molto severe per contrastare la criminalità e tutelare i consumatori. Chiunque decida di raccogliere giocate sul territorio nazionale deve possedere una specifica concessione statale e una licenza di pubblica sicurezza. In assenza di questi requisiti, l’attività integra il reato di raccolta abusiva di scommesse. Molti operatori collegati a società estere hanno cercato nel tempo di evitare le sanzioni penali invocando la normativa dell’Unione Europea. Essi sostenevano che lo Stato italiano avesse chiuso il mercato nazionale attraverso bandi di gara discriminatori. La Corte di Cassazione è intervenuta nuovamente su questo tema caldo con la sentenza numero 32459 del 2023. I giudici hanno chiarito i confini tra la tutela delle libertà europee e l’obbligo di rispettare le procedure di sanatoria nazionali.
Il caso: la mancata regolarizzazione dell’operatore estero
La vicenda nasce dal ricorso del Procuratore della Repubblica contro la decisione del Tribunale di Catanzaro. Il Tribunale aveva revocato una misura interdittiva (il divieto temporaneo di esercitare l’attività imprenditoriale) applicata a un gestore di un centro scommesse. Questo gestore lavorava per conto di un noto operatore estero privo di concessione italiana. Il Tribunale riteneva che l’operatore estero fosse stato ingiustamente escluso dalle gare pubbliche in passato. Di conseguenza, secondo i giudici di merito, il gestore non poteva essere punito penalmente. Il Procuratore ha impugnato questa decisione davanti alla Corte di Cassazione. L’accusa ha evidenziato che l’operatore estero aveva rifiutato di partecipare alla procedura di regolarizzazione fiscale e amministrativa introdotta dalla Legge di Stabilità del 2015. Questa procedura permetteva anche ai soggetti esteri di ottenere titoli provvisori per operare legalmente in Italia.
Le motivazioni della decisione sulla raccolta abusiva di scommesse
La Corte di Cassazione ha ritenuto fondate le ragioni del Procuratore della Repubblica. I giudici di legittimità hanno spiegato che il sistema italiano richiede una doppia chiave di accesso: la concessione dello Stato e l’autorizzazione di polizia. La Corte di Giustizia dell’Unione Europea ha più volte confermato che questo doppio binario è legittimo e proporzionato per combattere la criminalità. È vero che la giurisprudenza europea protegge i soggetti esclusi da gare pubbliche tramite regole discriminatorie. Tuttavia, questa protezione non è assoluta e senza limiti di tempo. Il legislatore italiano ha introdotto una speciale procedura di regolarizzazione con la legge numero 190 del 2014. Questa norma consente ai bookmaker (allibratori) esteri di sanare la propria posizione e ottenere licenze temporanee. Se un operatore estero decide liberamente di non aderire a questa sanatoria, non può più lamentare una discriminazione passata. La scelta consapevole di rimanere fuori dalle regole nazionali rende penalmente rilevante l’attività del gestore. La condotta integra quindi il reato di raccolta abusiva di scommesse.
Le conclusioni sul caso e l’impatto per gli operatori
La Corte di Cassazione ha annullato l’ordinanza del Tribunale di Catanzaro che aveva revocato la misura cautelare. Il caso dovrà ora essere riesaminato dai giudici di merito. Essi dovranno applicare il principio di diritto stabilito dalla Suprema Corte. Chi gestisce un centro scommesse per un marchio estero non può invocare la disapplicazione (la mancata applicazione) della legge penale italiana se la società madre ha rifiutato la regolarizzazione. Questa decisione stringe le maglie del controllo sul gioco d’azzardo e lancia un segnale chiaro a tutto il settore. La tutela del diritto europeo non copre l’abusivismo commerciale quando lo Stato offre una via d’uscita ragionevole per legalizzare l’attività. Gli operatori che continuano a raccogliere giocate senza concessione e senza aver aderito alla sanatoria rischiano il sequestro dei locali e pesanti sanzioni interdittive.
Cosa rischia chi raccoglie scommesse in Italia senza concessione dello Stato?
Chi esercita questa attività senza i titoli necessari commette un reato e rischia sanzioni penali, oltre al sequestro dei locali e a misure interdittive sull’attività imprenditoriale.
Un operatore estero può invocare la discriminazione delle leggi italiane per evitare sanzioni?
No, se l’operatore ha rifiutato di partecipare alle procedure di regolarizzazione previste dallo Stato italiano per sanare la propria posizione.
In cosa consiste la procedura di regolarizzazione per i bookmaker esteri?
Si tratta di una sanatoria che consente agli operatori stranieri di ottenere licenze temporanee e operare legalmente, a patto di rispettare precisi requisiti fiscali e di pubblica sicurezza.