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Sequestro preventivo: la Cassazione smonta le scuse dei pusher

La Corte di Cassazione ha confermato il sequestro preventivo delle somme di denaro trovate in possesso di due indagati per spaccio di sostanze stupefacenti. La polizia aveva sorpreso un uomo in monopattino mentre scambiava qualcosa con i due indagati a bordo di un’auto, trovando poi circa cinque grammi di cocaina e denaro contante. La difesa sosteneva l’esistenza di ricostruzioni alternative e la mancanza di prove concrete. La Suprema Corte ha dichiarato inammissibili i ricorsi, stabilendo che le ipotesi alternative della difesa sono solo congetture astratte. Il sequestro preventivo del denaro è legittimo poiché le somme rappresentano il provento del reato e sono destinate alla confisca obbligatoria. I ricorrenti sono stati condannati anche al pagamento delle spese e di una sanzione pecuniaria.

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Pubblicato il 16 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 4 Num. 10011 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 4 n. 10011/2022)

Lo scambio di droga in strada e il sequestro preventivo

La polizia giudiziaria ha notato un movimento sospetto tra un uomo a bordo di un monopattino e due persone ferme all’interno di un’automobile. L’uomo sul monopattino ha inserito le mani nell’abitacolo della vettura e, alla vista degli agenti, è fuggito immediatamente. Durante la fuga, l’uomo è caduto e le forze dell’ordine lo hanno bloccato. Vicino al punto della caduta, gli agenti hanno trovato una bustina sigillata contenente quasi cinque grammi di cocaina. La polizia ha quindi perquisito l’automobile e ha identificato i due occupanti. Addosso ai due soggetti gli agenti hanno trovato somme di denaro contante per un totale di quasi mille euro. Per questo motivo, il giudice ha disposto il sequestro preventivo del denaro, ritenendolo il prezzo dello spaccio.

La difesa contesta la ricostruzione dei fatti

I due indagati hanno presentato ricorso davanti al Tribunale del Riesame e, successivamente, davanti alla Corte di Cassazione. La difesa ha sostenuto che il provvedimento fosse ingiusto per la mancanza di prove concrete del reato (fumus commissi delicti, cioè il sospetto legittimo che il reato sia stato commesso). Secondo i difensori, gli agenti non avevano visto direttamente lo scambio della droga. La difesa ha proposto diverse ricostruzioni alternative dei fatti. Ad esempio, ha ipotizzato che solo uno dei due indagati sapesse della droga, o che i due stessero in realtà acquistando la sostanza e non vendendola. Inoltre, la difesa ha lamentato la mancanza del pericolo nel ritardo (periculum in mora), sostenendo che il denaro non potesse essere sottratto o utilizzato per commettere altri reati.

I limiti del controllo della Cassazione

La Corte di Cassazione ha ricordato che il ricorso contro i provvedimenti di sequestro è ammesso solo per violazione di legge. Questo significa che i giudici di legittimità non possono valutare nuovamente i fatti o scegliere tra diverse ricostruzioni della vicenda. La Cassazione deve solo verificare se la decisione del tribunale sia logica, coerente e completa. Le ipotesi alternative presentate dalla difesa sono state giudicate come semplici supposizioni astratte. I giudici non devono inseguire ogni possibile spiegazione fantasiosa fornita dagli indagati, soprattutto quando gli elementi raccolti dalla polizia indicano chiaramente un’attività di spaccio.

Le motivazioni della decisione sul sequestro preventivo

Nelle motivazioni della sentenza, i giudici di legittimità hanno chiarito che il sequestro preventivo del denaro è pienamente legittimo. Gli elementi raccolti sul posto, come la fuga dell’acquirente, il ritrovamento della cocaina e il possesso di ingenti somme di denaro contante senza una giustificazione credibile, costituiscono indizi solidi. La spiegazione fornita dai due indagati, che sostenevano di trovarsi lì per acquistare degli orologi, è stata ritenuta del tutto inverosimile. La Corte ha confermato che il denaro sequestrato rappresenta il provento diretto dell’attività di spaccio. Di conseguenza, la legge prevede l’obbligo di confisca (l’acquisizione definitiva dei beni da parte dello Stato), rendendo superfluo dimostrare un ulteriore pericolo di dispersione del denaro.

Le conclusioni sul rigetto dei ricorsi contro il sequestro

La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibili i ricorsi presentati dai due indagati. Questa decisione comporta la conferma definitiva del sequestro del denaro contante trovato nell’auto. I due ricorrenti non solo hanno perso la disponibilità delle somme sequestrate, ma sono stati anche condannati al pagamento delle spese del procedimento giudiziario. Inoltre, la Corte ha imposto a ciascuno di loro il pagamento di una sanzione pecuniaria di tremila euro in favore della cassa delle ammende, a causa della manifesta infondatezza delle loro contestazioni.

Quando si può applicare il sequestro preventivo del denaro?
Il sequestro si applica quando il denaro è ritenuto il provento di un reato, come lo spaccio, e vi è il rischio che venga disperso o utilizzato per commettere altri illeciti.

La Cassazione può rivalutare le prove raccolte dalla polizia?
No, la Corte di Cassazione si occupa solo di verificare la corretta applicazione della legge e la logicità della motivazione, senza poter riesaminare i fatti nel merito.

Cosa succede se il ricorso contro il sequestro viene dichiarato inammissibile?
Il sequestro del denaro diventa definitivo in vista della confisca e il ricorrente viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.

Termini giuridici

Sequestro preventivo
Misura cautelare che blocca temporaneamente un bene per evitare che il reato venga portato a conseguenze ulteriori o per garantirne la futura confisca.
Fumus commissi delicti
La sussistenza di indizi concreti che rendano verosimile la commissione del reato contestato.
Periculum in mora
Il pericolo concreto che la libera disponibilità di un bene possa aggravare le conseguenze del reato o impedirne la confisca.
Inammissibilità
La condizione di un ricorso che non può essere esaminato nel merito per difetti formali o per mancanza dei presupposti di legge.
Confisca
La misura di sicurezza che consiste nell'espropriazione definitiva da parte dello Stato delle cose collegate al reato.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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