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Incensurati ma in cella: il pericolo di reiterazione del reato

Due soggetti, accusati di tentata rapina aggravata in concorso, hanno impugnato l’ordinanza di custodia cautelare in carcere. La difesa sosteneva l’assenza del pericolo di reiterazione del reato, evidenziando che i due fossero incensurati e che mancasse l’imminenza di nuove occasioni delittuose. La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso, confermando la misura carceraria. I giudici hanno chiarito che il pericolo di reiterazione del reato non richiede l’imminenza di un’occasione specifica. È sufficiente una valutazione prognostica basata sulle modalità concrete del fatto. Nel caso specifico, la pianificazione del colpo in una zona lontana dalla propria dimora e la mancanza di redditi leciti dimostrano una spiccata attitudine a vivere di reati predatori, giustificando la massima misura cautelare.

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Pubblicato il 12 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 2 Num. 739 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 2 n. 739/2022)

Quando scatta la custodia in carcere e il pericolo di reiterazione del reato

La libertà personale è un diritto fondamentale, ma lo Stato può limitarla prima del processo se sussistono gravi indizi di colpevolezza. Questo avviene tramite le misure cautelari, come la custodia in carcere. Nel caso in esame, due soggetti sono stati arrestati per tentata rapina aggravata in concorso. Il Giudice per le indagini preliminari ha ordinato la loro carcerazione preventiva. La difesa ha impugnato il provvedimento davanti al Tribunale del Riesame (il giudice che controlla la validità degli arresti), che ha però confermato la misura. I due indagati si sono quindi rivolti alla Corte di Cassazione, sostenendo l’assenza di un reale pericolo di reiterazione del reato. La difesa ha evidenziato che i soggetti erano incensurati (privi di precedenti condanne) e che non vi era prova di una loro imminente ricaduta nel crimine.

Che cosa si intende per attualità del pericolo di reiterazione del reato

Il nodo centrale riguarda l’interpretazione dell’attualità del pericolo di reiterazione del reato. Secondo i difensori, il pericolo è attuale solo se esiste una specifica e immediata opportunità di commettere un nuovo reato. La Corte di Cassazione ha respinto questa tesi. I giudici hanno chiarito che l’attualità del pericolo non coincide con l’imminenza di una nuova occasione criminosa. Il giudice deve invece effettuare una valutazione prognostica (un giudizio di previsione sul comportamento futuro). Questa valutazione si basa sull’analisi della condotta concreta, sulla personalità del soggetto e sul contesto sociale. Il pericolo può rimanere concreto anche senza occasioni immediate di reato, purché vi sia il rischio effettivo di nuove condotte illecite.

Come i giudici valutano il rischio di nuovi reati

Per stabilire se una persona debba attendere il processo in carcere, i magistrati analizzano la condotta concreta. Un soggetto incensurato può essere considerato pericoloso se le modalità del fatto rivelano una spiccata capacità a delinquere. Nel caso specifico, i giudici hanno riscontrato elementi di estrema gravità. I due indagati avevano pianificato il colpo in modo coordinato e si erano spostati in una zona lontana dalla loro dimora abituale. Questo trasferimento dimostra una precisa organizzazione. Inoltre, l’assenza di fonti di reddito lecite ha spinto i giudici a ritenere che i soggetti traggano i propri mezzi di sussistenza esclusivamente da delitti predatori (reati volti a impossessarsi di beni altrui, come furti e rapine).

Le motivazioni: la decisione della Cassazione sul pericolo di reiterazione del reato

Nelle motivazioni della sentenza, la Suprema Corte ha ritenuto logica la decisione dei giudici del riesame. La Cassazione ha stabilito che la mancanza di precedenti penali non esclude la custodia cautelare. Quando la condotta è pianificata e i soggetti non hanno un lavoro stabile, il pericolo di reiterazione del reato è concreto e attuale. Lo spostamento geografico per commettere il reato e la mancanza di reddito lecito dimostrano una condotta di vita orientata al crimine. Di conseguenza, la motivazione del Tribunale del Riesame resiste alle critiche, poiché spiega chiaramente perché le misure meno severe non avrebbero contenuto il rischio di nuovi reati.

Le conclusioni: chi vince e cosa succede adesso

La Corte di Cassazione ha rigettato i ricorsi dei due indagati, confermando la loro permanenza in carcere. I ricorrenti hanno perso la causa e dovranno pagare le spese del processo. Questa decisione conferma che essere incensurati non evita la custodia in carcere se il reato mostra una pianificazione professionale e l’assenza di mezzi di sussistenza legali. La giustizia ha ritenuto prioritario tutelare la sicurezza pubblica rispetto alla libertà degli indagati prima del processo definitivo.

Essere incensurati evita sempre la custodia cautelare in carcere?
No, l’assenza di precedenti penali non esclude il carcere se le modalità del reato e la mancanza di reddito lecito dimostrano una spiccata pericolosità sociale.

Cosa significa attualità del pericolo di commettere nuovi reati?
Significa che esiste un rischio concreto e permanente che il soggetto torni a delinquere, anche se non ci sono occasioni immediate o imminenti di reato.

Quali elementi dimostrano la necessità del carcere preventivo?
La pianificazione del reato, la trasferta lontano da casa per commetterlo e l’assenza di fonti di reddito lecite sono elementi che giustificano la misura carceraria.

Termini giuridici

Custodia cautelare in carcere
La misura provvisoria più severa che priva la persona della libertà prima della sentenza definitiva per evitare pericoli come la fuga o la commissione di nuovi reati.
Reiterazione del reato
Il rischio concreto che un soggetto, se lasciato in libertà, possa commettere nuovamente reati della stessa specie di quello per cui si procede.
Valutazione prognostica
Un giudizio di previsione sul comportamento futuro di un soggetto, formulato dal giudice sulla base di elementi concreti e attuali.
Tribunale del Riesame
Il giudice collegiale competente a valutare la legittimità e la necessità delle misure cautelari personali o reali.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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