Il diritto all’equa riparazione anche per chi resta contumace
Ogni cittadino ha il diritto fondamentale a ottenere una decisione in tempi ragionevoli quando si rivolge alla giustizia dello Stato. Quando questo non avviene, la legge prevede uno specifico strumento di tutela denominato equa riparazione, che consente di richiedere un indennizzo economico per il danno subito a causa della lentezza dei tribunali. Tuttavia, sorgono spesso dubbi su chi possa effettivamente accedere a questo indennizzo, in particolare quando una delle parti decide di non partecipare attivamente alle udienze. Una recente e importante ordinanza della Corte di Cassazione ha fatto chiarezza su questo delicato tema, stabilendo regole precise.
La contumacia e il ritardo del processo civile
La vicenda trae origine da una causa civile iniziata nel lontano 1999 e giunta a conclusione soltanto nel 2012. La Cittadina, che era stata chiamata in giudizio da un istituto bancario, ha scelto di non costituirsi immediatamente. La sua costituzione formale in giudizio è avvenuta infatti solo nel 2008, dopo ben nove anni dall’inizio della causa. Durante tutto questo primo periodo, La Cittadina è rimasta tecnicamente in contumacia. Una volta terminato il lunghissimo iter processuale, La Cittadina ha presentato ricorso per ottenere l’indennizzo dovuto al ritardo della giustizia. La Corte d’Appello ha però rigettato la domanda per il periodo in cui la donna era rimasta contumace, ritenendo che in quel lasso di tempo non avesse subito alcun reale disagio psicologico.
Il divieto di applicazione retroattiva delle nuove norme
I giudici di secondo grado avevano fondato la loro decisione restrittiva su una riforma legislativa introdotta nel 2015. Questa riforma stabilisce che si presume l’assenza di danno da ritardo per la parte che decide di rimanere contumace. Tuttavia, La Cittadina aveva depositato la propria richiesta di indennizzo nel 2012, quando quella norma non esisteva ancora. La Corte di Cassazione ha censurato questa interpretazione, ricordando che le leggi che modificano le regole sulle prove non possono essere applicate in modo retroattivo. Un cittadino non può essere penalizzato da una legge successiva che gli impone oneri probatori che prima non erano previsti, poiché questo violerebbe gravemente il diritto costituzionale alla difesa.
Le motivazioni della decisione sull’equa riparazione
Nelle motivazioni della decisione sull’equa riparazione, i giudici della Suprema Corte hanno evidenziato che la contumacia è una scelta difensiva perfettamente legittima. Non si può presumere automaticamente che chi non si costituisce in giudizio sia indifferente alla durata del processo o non ne subisca le conseguenze negative. Secondo i principi stabiliti dalle Sezioni Unite, la contumacia è semplicemente un comportamento che il giudice può valutare per verificare se abbia concretamente rallentato lo svolgimento della causa. Di conseguenza, escludere a priori il periodo di contumacia dal calcolo del risarcimento, senza verificare se tale condotta abbia effettivamente causato il ritardo, costituisce un grave errore di diritto.
Le conclusioni sul diritto all’equa riparazione
Le conclusioni sul diritto all’equa riparazione confermano che lo Stato deve risarcire anche i periodi di contumacia per tutti i ricorsi presentati prima della riforma del 2015. La Corte di Cassazione ha quindi accolto il ricorso della Cittadina e ha annullato il provvedimento impugnato, rinviando la causa alla Corte d’Appello in una diversa composizione. I nuovi giudici dovranno ora ricalcolare la somma spettante alla Cittadina tenendo conto dell’intero periodo del processo, inclusi i nove anni in cui non si era costituita. Questa pronuncia rappresenta una vittoria significativa per i cittadini, poiché riafferma che lo Stato non può sottrarsi alle proprie responsabilità per la lentezza della macchina giudiziaria utilizzando scorciatoie interpretative o norme retroattive.
Chi rimane contumace in un processo ha comunque diritto all’indennizzo per la sua eccessiva durata?
Sì, per le domande presentate prima del 2016 la contumacia non esclude il diritto all’indennizzo, ma rappresenta solo un elemento che il giudice deve valutare per capire se ha influenzato i tempi della causa.
Le nuove regole del 2015 che limitano l’indennizzo ai contumaci si applicano ai vecchi processi?
No, la Corte di Cassazione ha chiarito che le nuove norme non sono retroattive e si applicano solo alle domande di indennizzo presentate a partire dal primo gennaio 2016.
Come viene calcolato il risarcimento se la parte si costituisce in giudizio solo dopo molti anni?
Il giudice deve considerare l’intero periodo del processo, compreso quello in cui la parte era contumace, a meno che non venga dimostrato che la contumacia ha causato un ingiustificato allungamento dei tempi.