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Determinazione della pena: confermato il nuovo minimo edittale

Due donne, condannate per furto in abitazione aggravato, ricorrono in Cassazione. La prima contesta la determinazione della pena base, ritenendo applicabile il vecchio minimo edittale di tre anni anziché quello di quattro anni introdotto dalla riforma del 2017. La Suprema Corte rigetta il ricorso poiché i fatti sono stati commessi nel 2018, quando la nuova legge era già in vigore. La seconda ricorrente propone motivi troppo generici e questioni mai sollevate in appello, rendendo il suo ricorso inammissibile. La Cassazione chiarisce che la determinazione della pena vicina al minimo edittale richiede una motivazione semplificata da parte del giudice. Entrambe le ricorrenti perdono la causa e vengono condannate al pagamento delle spese processuali.

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Pubblicato il 11 luglio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 1752 Anno 2022 (Cass. pen. sez. 5 n. 1752/2022)

La determinazione della pena nei reati di furto in abitazione

La corretta determinazione della pena rappresenta un passaggio fondamentale del processo penale. Spesso i cittadini si chiedono come i giudici calcolino gli anni di reclusione o le sanzioni pecuniarie per un determinato reato. Una recente sentenza della Corte di Cassazione fa chiarezza su questo tema, analizzando il caso di due donne condannate per furto in abitazione. La decisione evidenzia l’importanza del principio di legalità e del rispetto delle riforme legislative nel tempo. Quando la legge cambia prima della commissione del fatto, il giudice deve applicare la nuova cornice edittale.

Il caso concreto e i ricorsi delle imputate

La vicenda nasce dalla condanna di due donne per furto in abitazione aggravato da diverse circostanze. Entrambe le imputate decidono di impugnare la sentenza della Corte d’Appello davanti alla Corte di Cassazione. La prima ricorrente lamenta un errore nel calcolo della sanzione base. Sostiene che il giudice avrebbe dovuto fissare la pena di partenza a tre anni di reclusione, secondo la vecchia formulazione della legge. La seconda ricorrente presenta invece un ricorso basato su motivi generici, contestando la propria responsabilità penale per la prima volta in sede di legittimità (il giudizio davanti alla Cassazione che valuta solo la corretta applicazione della legge).

Le regole per la corretta determinazione della pena

La determinazione della pena tra il minimo e il massimo previsti dalla legge rientra nei poteri discrezionali del giudice di merito. La giurisprudenza stabilisce che il giudice non deve redigere una motivazione eccessivamente dettagliata quando applica una sanzione vicina al minimo edittale. In questi casi, è sufficiente l’uso di formule sintetiche come pena congrua o pena equa. Questo orientamento semplifica il lavoro dei magistrati e garantisce comunque il rispetto dei criteri di adeguatezza e proporzionalità della sanzione. Al contrario, una spiegazione approfondita diventa obbligatoria solo se il giudice decide di infliggere una sanzione molto vicina al massimo edittale.

Le motivazioni della sentenza sulla determinazione della pena

Le motivazioni della sentenza sulla determinazione della pena si concentrano sulla successione delle leggi nel tempo. La Cassazione rileva che i furti sono stati commessi nell’ottobre del 2018. A quella data, era già in vigore la riforma legislativa del 2017. Questa riforma ha innalzato la pena minima da tre a quattro anni di reclusione per il furto in abitazione aggravato. Di conseguenza, il giudice di primo grado ha correttamente individuato la pena base in quattro anni di reclusione, non potendo scendere al di sotto di questo limite invalicabile. La difesa della prima ricorrente ha quindi errato nel richiedere l’applicazione di una norma ormai superata al momento del fatto. Per quanto riguarda la seconda ricorrente, i giudici rilevano l’assoluta genericità dei motivi di ricorso e la violazione delle regole procedurali, in quanto non si possono proporre per la prima volta in Cassazione questioni di merito non sollevate in appello.

Le conclusioni della Cassazione e gli effetti pratici

Le conclusioni della Cassazione confermano la piena validità delle condanne inflitte nei gradi precedenti. La Suprema Corte rigetta il ricorso della prima imputata e dichiara inammissibile il ricorso della seconda. Entrambe le ricorrenti perdono definitivamente la causa. Dal punto di vista pratico, la prima donna dovrà scontare la pena stabilita e pagare le spese del procedimento. La seconda donna subisce una sanzione ancora più severa a causa della manifesta inammissibilità del suo ricorso. Oltre alle spese processuali, dovrà versare la somma di tremila euro alla cassa delle ammende. Questa decisione ribadisce che i ricorsi devono essere specifici e tempestivi, e che le riforme penali più severe si applicano a tutti i fatti commessi dopo la loro entrata in vigore.

Cosa succede se la legge penale cambia prima della commissione del reato?
Si applica la nuova legge in vigore al momento del fatto, anche se prevede una pena più severa rispetto al passato.

Il giudice deve sempre motivare dettagliatamente la misura della pena?
No, se la pena applicata è vicina al minimo stabilito dalla legge, basta una motivazione semplice e sintetica.

Cosa rischia chi presenta un ricorso in Cassazione del tutto generico?
Il ricorso viene dichiarato inammissibile e il ricorrente viene condannato a pagare le spese del processo e una sanzione pecuniaria.

Termini giuridici

Minimo edittale
La pena minima stabilita dalla legge per un determinato reato.
Inammissibilità
La condizione per cui un ricorso non può essere esaminato nel merito perché non rispetta le regole di forma o i termini di legge.
Recidiva
La condizione di chi commette un nuovo reato dopo essere già stato condannato per un altro reato in passato.
Giudizio abbreviato
Un rito alternativo che consente di definire il processo penale allo stato degli atti, beneficiando di uno sconto di pena.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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