Chiunque utilizzi ancora i vecchi carnet di assegni deve prestare la massima attenzione. La normativa antiriciclaggio impone regole severissime sui trasferimenti di denaro. Commettere una distrazione può costare molto caro, come dimostra una recente ordinanza della Corte di Cassazione. La Suprema Corte ha infatti confermato una pesante sanzione amministrativa nei confronti di un professionista che ha emesso un assegno senza clausola di non trasferibilità. Questo errore, apparentemente formale, viola le norme sulla circolazione del denaro contante e dei titoli di credito.
Il caso dell’assegno “vintage” regalato al figlio
La vicenda nasce da un regalo di famiglia. Un padre, di professione avvocato, decide di donare alla prole la somma di 35.000 euro. Per farlo, utilizza un vecchio modulo di assegno postale risalente a molti anni prima. Questo vecchio carnet non riportava la dicitura prestampata di non trasferibilità, introdotta stabilmente dalle riforme successive. Il figlio incassa direttamente la somma senza girare il titolo a terzi. Nonostante l’assenza di un reale intento di riciclaggio, il Ministero dell’Economia e delle Finanze rileva l’infrazione. L’autorità emette quindi un’ordinanza ingiunzione applicando la sanzione prevista dalla legge antiriciclaggio. Il professionista si oppone alla sanzione davanti ai giudici civili.
Quando l’errore di fatto non scusa il professionista
Il ricorrente basa la propria difesa sul concetto di buona fede e sull’errore di fatto. Egli sostiene che l’uso del vecchio libretto lo abbia indotto in errore. Dal 2008 le banche stampano solo moduli non trasferibili, creando un affidamento generale nei clienti. Inoltre, l’avvocato evidenzia la natura puramente familiare dell’operazione. Il denaro è andato direttamente al figlio, escludendo qualsiasi pericolo di circolazione illecita della ricchezza. I giudici di merito rigettano la tesi difensiva, ritenendo l’errore del tutto evitabile con una normale diligenza.
Le motivazioni della Cassazione sull’assegno senza clausola di non trasferibilità
I giudici di legittimità confermano la decisione dei gradi precedenti con argomenti molto rigorosi. La Corte spiega che l’esimente della buona fede richiede un fattore esterno e incontrollabile che tragga in inganno il soggetto. Nel caso specifico, la scelta di conservare e utilizzare un carnet vecchio di oltre dieci anni appartiene interamente alla sfera di controllo dell’emittente. Questa condotta configura una chiara trascuratezza. Inoltre, l’assenza della clausola di non trasferibilità sul titolo è immediatamente visibile a colpo d’occhio. Un esame anche superficiale prima della firma avrebbe evitato l’illecito. La Cassazione sottolinea che la qualifica professionale del trasgressore impone un dovere di diligenza superiore alla media. Infine, l’offensività della condotta si valuta al momento dell’emissione del titolo, rendendo irrilevante il successivo incasso diretto da parte del figlio.
Le conclusioni della Cassazione e le conseguenze pratiche
La Corte di Cassazione rigetta definitivamente il ricorso principale del professionista. L’emissione di un assegno senza clausola di non trasferibilità comporta l’applicazione inevitabile della sanzione pecuniaria, anche in assenza di dolo. La sentenza accoglie invece parzialmente il ricorso del Ministero sulla ripartizione delle spese processuali del secondo grado. I giudici di appello avevano compensato le spese senza indicare le gravi ed eccezionali ragioni richieste dalla legge. La Cassazione cassa la decisione sul punto e rinvia alla Corte d’Appello di Catania per ricalcolare le spese secondo il principio della soccombenza. Questa pronuncia lancia un monito chiaro a tutti i correntisti: l’ignoranza o la disattenzione nell’uso di vecchi strumenti di pagamento non scusa mai, specialmente se si riveste una qualifica professionale.
Cosa succede se si usa un vecchio assegno senza la dicitura non trasferibile?
Si rischia una pesante sanzione amministrativa per violazione delle norme antiriciclaggio, anche se il trasferimento avviene tra parenti stretti.
La buona fede esclude la sanzione per l’assegno irregolare?
No, la buona fede non scusa se l’errore deriva da trascuratezza, come l’omessa verifica visiva di un vecchio titolo prima della firma.
Chi risponde delle spese legali in caso di perdita del ricorso?
La parte che perde il giudizio deve rimborsare le spese legali alla parte vincitrice, salvo casi eccezionali specificamente motivati dal giudice.