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Indennità premio di servizio: no alla retribuzione di posizione

Un funzionario comunale ha chiesto l’inserimento della retribuzione di posizione nella base di calcolo della sua indennità premio di servizio. La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso, confermando che per i dipendenti degli enti locali assunti prima del 1996 la base di calcolo dell’indennità premio di servizio è determinata esclusivamente dalle voci tassativamente indicate dalla legge. La contrattazione collettiva non può modificare autonomamente le regole previdenziali stabilite da norme di legge inderogabili. Di conseguenza, la retribuzione di posizione percepita dal lavoratore non deve essere computata nella liquidazione finale, determinando la sconfitta del dipendente pubblico.

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Pubblicato il 6 giugno 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 16389 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 16389/2026)

Il calcolo dell’indennità premio di servizio e la retribuzione di posizione

Un funzionario direttivo di un Comune ha avviato una causa legale per ottenere il ricalcolo della propria liquidazione. Il dipendente pubblico ha richiesto l’inclusione della retribuzione di posizione (il compenso aggiuntivo per l’incarico di responsabilità) nella base di calcolo della sua indennità premio di servizio. Il lavoratore ha svolto per molti anni il ruolo di Responsabile di Area, percependo questo emolumento in modo fisso e continuativo. Tuttavia, l’amministrazione comunale e l’ente previdenziale hanno escluso tale voce dal conteggio finale della liquidazione. Il dipendente ha quindi deciso di ricorrere fino alla Corte di Cassazione per far valere le proprie ragioni. La questione centrale riguarda la possibilità di inserire voci retributive non espressamente previste dalla legge nel calcolo dei trattamenti di fine servizio per i dipendenti pubblici assunti prima del 1996.

Il contrasto tra contratti collettivi e norme di legge

Il lavoratore ha basato la sua difesa sulle previsioni del contratto collettivo nazionale di lavoro (CCNL) del comparto enti locali. Secondo la tesi difensiva, il contratto collettivo include espressamente la retribuzione di posizione tra le voci utili per il calcolo del trattamento di fine rapporto. Tuttavia, i giudici hanno chiarito un principio fondamentale del nostro ordinamento. I contratti collettivi non possono modificare i rapporti previdenziali, i quali sono regolati da norme di legge inderogabili (regole statali che non possono essere cambiate dalle parti). La previdenza sociale coinvolge soggetti terzi, come l’istituto previdenziale, e sfugge alla libera disponibilità della contrattazione tra datore di lavoro e dipendente. Pertanto, una disposizione del contratto collettivo non può estendere la base pensionabile o previdenziale se la legge nazionale impone un limite rigido.

Le motivazioni della decisione sull’indennità premio di servizio

La Corte di Cassazione ha respinto il ricorso del lavoratore basandosi su una interpretazione rigorosa della normativa vigente. I giudici hanno spiegato che l’indennità premio di servizio si calcola esclusivamente sulle voci retributive indicate in modo tassativo (un elenco chiuso che non ammette aggiunte) dalla legge. La norma di riferimento esclude la retribuzione di posizione da questo elenco. La dizione di “stipendio o salario” contenuta nella legge deve essere interpretata in senso restrittivo, limitandosi alle sole componenti base della retribuzione. Inoltre, la Corte ha evidenziato la differenza di regime tra i lavoratori assunti prima e dopo il primo gennaio 1996. Per i dipendenti assunti successivamente a tale data si applicano le regole del codice civile sul trattamento di fine rapporto. Per i dipendenti già in servizio alla fine del 1995, invece, rimane in vigore la vecchia disciplina pubblica che non consente l’estensione analogica delle voci computabili.

Le conclusioni del caso e il rigetto del ricorso

La decisione della Suprema Corte consolida un orientamento giurisprudenziale ormai consolidato in materia di pubblico impiego. Il ricorso del funzionario comunale è stato rigettato in via definitiva. Il lavoratore ha perso la causa e non otterrà l’incremento dell’indennità premio di servizio richiesto. Oltre a non ricevere le somme pretese, il ricorrente è stato condannato al pagamento del doppio del contributo unificato (la tassa giudiziaria per l’iscrizione della causa a ruolo). Questa sentenza conferma che le indennità di posizione dei dipendenti pubblici non dirigenti non possono essere inserite nella liquidazione finale, a meno che non vi sia una espressa e complessiva riforma legislativa del settore. La stabilità dei conti pubblici e il rispetto del principio di legalità prevalgono sulle aspettative di miglioramento previdenziale basate sulla sola contrattazione collettiva.

La retribuzione di posizione rientra nel calcolo dell’indennità premio di servizio?
No, la Corte di Cassazione ha stabilito che la retribuzione di posizione non deve essere computata nella base di calcolo dell’indennità premio di servizio per i dipendenti degli enti locali.

I contratti collettivi possono modificare le regole previdenziali stabilite dalla legge?
No, i contratti collettivi non possono modificare o estendere i rapporti previdenziali regolati da norme di legge inderogabili, salvo espressa autorizzazione legislativa.

Quali regole si applicano ai dipendenti pubblici assunti dopo il primo gennaio 1996?
Per i lavoratori assunti a partire dal primo gennaio 1996 si applicano le regole del codice civile sul trattamento di fine rapporto, superando la vecchia disciplina previdenziale pubblica.

Termini giuridici

Indennità premio di servizio
Una somma di denaro corrisposta ai dipendenti pubblici degli enti locali al termine del rapporto di lavoro, simile al trattamento di fine rapporto dei privati.
Retribuzione di posizione
Un compenso aggiuntivo pagato ai dipendenti con funzioni di particolare responsabilità o direzione.
Tassativo
Un elenco chiuso e rigido che non permette di aggiungere altre voci oltre a quelle espressamente indicate dalla legge.
Contrattazione collettiva
Gli accordi stipulati tra i sindacati dei lavoratori e i datori di lavoro per regolare i rapporti di lavoro.
Contributo unificato
La tassa dovuta allo Stato per avviare o proseguire una causa giudiziaria.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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