Assegno di invalidità civile: la tutela contro i ritardi nei pagamenti
L’assegno di invalidità civile costituisce una prestazione economica essenziale per il sostegno delle persone con disabilità. Tuttavia, capita spesso che, nonostante l’ottenimento di un provvedimento giudiziale favorevole che riconosca il requisito sanitario, l’effettiva erogazione delle somme tardi ad arrivare, costringendo il cittadino a nuove azioni legali.
Il ritardo nel pagamento dell’assegno di invalidità civile
Nel caso analizzato dal Tribunale, un cittadino aveva già ottenuto il riconoscimento del proprio stato di invalidità tramite un decreto di omologa. Nonostante la regolare notifica di tale provvedimento e l’invio dei modelli amministrativi richiesti, l’Ente previdenziale non aveva provveduto al versamento della prestazione entro il termine di 120 giorni previsto dalla legge. Questa inerzia ha reso necessario il deposito di un ricorso giudiziale per ottenere quanto spettante.
La condotta dell’Ente e la liquidazione tardiva
L’Ente resistente si è costituito in giudizio solo dopo l’avvio della causa, dichiarando di aver infine provveduto alla liquidazione della prestazione dovuta. Questa condotta, definita come adempimento tardivo, ha portato il giudice a valutare non più il merito della pretesa economica (già soddisfatta), ma la responsabilità per le spese legali sostenute dal cittadino per vedere riconosciuto il proprio diritto.
Le motivazioni
Il Tribunale ha fondato la sua decisione sulla violazione dell’art. 445 bis, comma 5, c.p.c., il quale impone agli enti competenti di provvedere al pagamento delle prestazioni entro 120 giorni dalla notifica del decreto di omologa. Nel caso di specie, è emerso chiaramente che l’Ente ha dato corso al pagamento solo a seguito del deposito del ricorso e della relativa notifica. Il ritardo ingiustificato ha obbligato il ricorrente a rivolgersi nuovamente all’autorità giudiziaria, configurando quella che in diritto viene chiamata soccombenza virtuale. Anche se il debito principale è stato estinto durante il processo, l’Ente rimane responsabile per aver causato l’instaurazione della lite.
Le conclusioni
Il procedimento si è concluso con la dichiarazione di cessata materia del contendere riguardo alla prestazione economica, essendo intervenuto il pagamento. Tuttavia, in applicazione del principio di causalità, il Tribunale ha condannato l’Ente previdenziale al pagamento delle intere spese processuali in favore del ricorrente. Questa sentenza riafferma un principio fondamentale: la pubblica amministrazione non può ignorare i termini legali per l’erogazione dei sostegni economici senza subire le conseguenze pecuniarie derivanti dalla necessità di un intervento giudiziale correttivo.
Cosa fare se l’ente non paga l’assegno di invalidità dopo l’omologa?
Se l’ente non provvede al pagamento entro 120 giorni dalla notifica del decreto, è possibile presentare un ricorso in tribunale per chiedere la condanna al versamento dei ratei arretrati.
Chi paga l’avvocato se l’ente salda il debito dopo l’inizio della causa?
L’ente previdenziale può essere condannato a pagare le spese legali se l’adempimento è avvenuto in ritardo e solo dopo che il cittadino è stato costretto ad avviare il giudizio.
Quanto tempo ha l’ente per pagare la prestazione dopo il controllo sanitario?
Secondo il codice di procedura civile l’ente deve provvedere al pagamento delle prestazioni dovute entro il termine massimo di 120 giorni dalla notifica del provvedimento.