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Preclusione per coesistenza: marchio storico perde contro il nuovo

Una media company europea si oppone alla registrazione di un nuovo marchio da parte di una radio italiana, sostenendo un rischio di confusione. Entrambe le aziende utilizzano da decenni la sigla ‘RTL’ come elemento centrale dei loro marchi. La Corte di Cassazione ha stabilito un principio fondamentale: la cosiddetta ‘preclusione per coesistenza’ si applica anche a intere ‘famiglie di marchi’. Poiché i due gruppi di marchi hanno convissuto pacificamente per oltre trent’anni, il pubblico ha imparato a distinguerne l’origine. Questa lunga coesistenza, avvenuta in buona fede, ha di fatto eliminato il rischio di confusione. Di conseguenza, la Corte ha respinto l’opposizione, confermando la legittimità della nuova registrazione.

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Pubblicato il 19 maggio 2026 in Diritto Societario, Giurisprudenza Civile

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. 1 Num. 12781 Anno 2026 (Cass. civ. sez. 1 n. 12781/2026)

Marchi simili e convivenza pacifica: il caso in esame

La registrazione di un nuovo marchio può trasformarsi in una battaglia legale, specialmente quando entra in gioco la somiglianza con brand già noti. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha chiarito un punto cruciale in materia di proprietà intellettuale, estendendo l’applicazione del principio di preclusione per coesistenza anche alle cosiddette ‘famiglie di marchi’. La vicenda mostra come una lunga e pacifica convivenza sul mercato tra segni simili possa sanare il rischio di confusione, legittimando la registrazione di un nuovo marchio che condivide un elemento comune con uno storico concorrente.

La vicenda: una nuova radio e un’opposizione

I fatti iniziano quando una nota Radio Italiana decide di registrare un nuovo marchio per un suo prodotto editoriale. La domanda di registrazione viene però ostacolata dall’opposizione di una grande Media Company Europea. Il motivo? La Media Company è titolare di una serie di marchi che, come quello della Radio Italiana, utilizzano una specifica sigla di tre lettere come elemento centrale e distintivo. Secondo l’opponente, la registrazione del nuovo marchio avrebbe generato un inaccettabile rischio di confusione e associazione tra le due imprese agli occhi del pubblico.

Cos’è una ‘famiglia di marchi’?

Per capire la decisione della Corte, è utile definire il concetto di ‘famiglia di marchi’. Si parla di famiglia o serie di marchi quando un’azienda utilizza un elemento comune e distintivo (un ‘gene familiare’) in più marchi per identificare diverse linee di prodotti o servizi. Questo elemento comune fa sì che il consumatore riconduca immediatamente tutti quei marchi alla stessa impresa di origine. Nel nostro caso, entrambe le società avevano sviluppato, nel corso di decenni, proprie e distinte famiglie di marchi basate sulla stessa sigla, operando nello stesso settore.

Il principio di preclusione per coesistenza esteso

Il cuore della questione legale ruota attorno al principio di preclusione per coesistenza. Questo istituto giuridico, di derivazione europea, stabilisce che se due marchi simili convivono sul mercato per un lungo periodo senza che il titolare del marchio più vecchio si opponga, quest’ultimo perde il diritto di chiederne l’annullamento. La ragione è semplice: con il tempo, il pubblico si abitua alla presenza di entrambi e impara a distinguerli, facendo venire meno il pericolo concreto di confusione. La novità di questa sentenza è l’aver applicato tale principio non solo a due singoli marchi, ma a due intere famiglie di marchi che coesistevano pacificamente da oltre trent’anni.

Le motivazioni: la coesistenza elimina la confusione

La Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso della Media Company Europea con una motivazione chiara. I giudici hanno osservato che la prolungata e incontrastata coesistenza delle due famiglie di marchi aveva, di fatto, generato nel pubblico la consapevolezza della loro diversa provenienza imprenditoriale. L’uso simultaneo e in buona fede dei rispettivi segni per decenni ha permesso a ciascuna famiglia di marchi di acquisire una propria autonoma capacità distintiva. Di conseguenza, il rischio di confusione, che è il presupposto per negare una registrazione, è venuto meno. La Corte ha sottolineato che la valutazione deve basarsi sulla situazione reale del mercato, dove la convivenza ha già risolto il potenziale conflitto.

Le conclusioni: la registrazione del nuovo marchio è valida

L’esito finale è la vittoria per la Radio Italiana. La sua domanda di registrazione del nuovo marchio è legittima. La Corte ha stabilito che, una volta accertata una coesistenza pacifica e duratura che ha neutralizzato il rischio di confusione, non si può impedire la naturale evoluzione di una ‘famiglia di marchi’ attraverso la registrazione di nuovi segni. Questa decisione rafforza un approccio pragmatico alla tutela dei marchi, dando peso alla realtà del mercato e alla percezione consolidata dei consumatori. La preclusione per coesistenza si conferma così uno strumento fondamentale per bilanciare gli interessi dei titolari di marchi e la dinamicità del mercato.

Posso registrare un marchio simile a uno già esistente?
Sì, se si può dimostrare che i due marchi hanno convissuto pacificamente per così tanto tempo che il pubblico non li confonde più, come stabilito dal principio di preclusione per coesistenza.

Cosa significa ‘famiglia di marchi’?
È un insieme di marchi di una stessa azienda che condividono un elemento comune, percepiti dal pubblico come appartenenti a quella singola impresa.

La lunga coesistenza di due marchi simili è sempre sufficiente per registrarne uno nuovo?
La lunga coesistenza è un fattore chiave, ma deve essere pacifica e in buona fede. Il giudice valuta se, nel tempo, si è eliminato il rischio concreto di confusione per i consumatori.

Termini giuridici

Preclusione per coesistenza
Principio secondo cui il titolare di un marchio non può opporsi a un marchio successivo simile se ha tollerato il suo uso per un lungo periodo, al punto che il pubblico ha imparato a distinguerli, eliminando il rischio di confusione.
Famiglia di marchi
Un insieme di marchi appartenenti alla stessa azienda che condividono un elemento distintivo comune, percepito dal pubblico come un'unica origine imprenditoriale.
Rischio di confusione
Il pericolo che il pubblico possa erroneamente credere che prodotti o servizi offerti da imprese diverse provengano dalla stessa azienda a causa della somiglianza dei loro marchi.
Buona fede
In questo contesto, indica un comportamento imprenditoriale corretto, senza l'intenzione di sfruttare la notorietà di un marchio concorrente.
Ratio decidendi
È il principio di diritto o la ragione fondamentale su cui si basa la decisione di un giudice per risolvere un caso specifico.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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