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Precariato e carriera: sì al Riconoscimento anzianità precariato

Due dipendenti pubblici, dopo anni di lavoro a termine e successiva stabilizzazione, si vedono negare la partecipazione a una progressione di carriera. L’amministrazione non aveva conteggiato gli anni di servizio pre-ruolo. I lavoratori hanno fatto causa, sostenendo la violazione del principio di non discriminazione. La Corte di Cassazione, dichiarando inammissibile il ricorso dell’ente pubblico, ha di fatto confermato la decisione a favore dei lavoratori. La sentenza sancisce un importante principio sul Riconoscimento anzianità precariato: il servizio maturato con contratti a termine deve essere considerato valido per la carriera, al pari di quello dei colleghi assunti a tempo indeterminato fin da subito.

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Pubblicato il 17 maggio 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 12457 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 12457/2026)

Riconoscimento anzianità precariato: la Cassazione conferma un diritto fondamentale

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio cruciale per migliaia di lavoratori del settore pubblico: il pieno Riconoscimento anzianità precariato ai fini della progressione di carriera. La vicenda analizzata chiarisce che gli anni di servizio svolti con contratti a tempo determinato devono essere conteggiati esattamente come quelli dei colleghi assunti a tempo indeterminato, in virtù del principio europeo di non discriminazione. Questo significa che l’esperienza accumulata prima della stabilizzazione ha un valore concreto e non può essere ignorata dall’amministrazione.

La vicenda: esclusi dalla carriera per il passato da precari

I protagonisti della storia sono due dipendenti di una Pubblica Amministrazione. Entrambi avevano iniziato a lavorare per lo Stato nel 2001, prima come lavoratori socialmente utili e poi con contratti a tempo determinato. Nel 2007, il loro rapporto di lavoro viene finalmente stabilizzato, con l’assunzione a tempo indeterminato. Anni dopo, nel 2014 e nel 2016, l’Ente indice due procedure interne per l’avanzamento di carriera. I due lavoratori presentano la domanda, forti di un punteggio elevato. Tuttavia, l’Amministrazione li esclude. La motivazione? Non possedevano l’anzianità di servizio richiesta, perché l’Ente si rifiutava di considerare gli anni di lavoro svolti prima del 2007, ovvero durante il periodo di precariato.

Il principio di non discriminazione e il Riconoscimento anzianità precariato

I lavoratori, sentendosi ingiustamente penalizzati, decidono di rivolgersi al tribunale. La loro difesa si basa su un pilastro del diritto del lavoro europeo: il principio di non discriminazione, sancito dalla direttiva 99/70/CE. Questa norma vieta ai datori di lavoro di trattare i dipendenti a tempo determinato in modo meno favorevole rispetto a quelli a tempo indeterminato, a meno che non ci siano ragioni oggettive e valide. Nel caso specifico, non riconoscere l’anzianità maturata significava creare una disparità di trattamento ingiustificata. Le mansioni svolte dai lavoratori durante il precariato erano identiche a quelle dei colleghi di ruolo. Pertanto, il loro bagaglio di esperienza professionale doveva essere pienamente valorizzato.

Le motivazioni della decisione: l’anzianità non si cancella

La Corte di Cassazione ha esaminato il ricorso presentato dalla Pubblica Amministrazione contro la sentenza d’appello, che aveva già dato ragione ai lavoratori. I giudici supremi hanno dichiarato il ricorso dell’Ente inammissibile per ragioni procedurali. Questa decisione, pur non entrando nel dettaglio della questione, rende definitiva la vittoria dei dipendenti. La sentenza di secondo grado, ora passata in giudicato, aveva stabilito due punti fermi. Primo, l’anzianità di servizio doveva essere riconosciuta in base al principio di non discriminazione. Secondo, lo stesso bando di concorso, interpretato correttamente, non limitava il calcolo dell’anzianità al solo periodo di ruolo. L’Amministrazione non poteva quindi ignorare l’esperienza pregressa dei suoi dipendenti stabilizzati.

Le conclusioni: cosa cambia per i lavoratori

La decisione finale ha conseguenze pratiche molto importanti. I lavoratori hanno ottenuto non solo il diritto a essere reinseriti nelle graduatorie, ma anche il risarcimento del danno per la mancata promozione. Questo caso conferma una regola fondamentale: la stabilizzazione non azzera il passato professionale di un lavoratore. Il Riconoscimento anzianità precariato è un diritto che garantisce parità di trattamento e valorizza l’esperienza maturata, indipendentemente dalla forma contrattuale. Chi ha lavorato per anni con contratti a termine per la Pubblica Amministrazione ha diritto a vedere quel periodo conteggiato per intero ai fini della carriera e della retribuzione, una volta ottenuto il posto fisso.

Il periodo di lavoro con contratto a termine vale per gli avanzamenti di carriera?
Sì, secondo il principio di non discriminazione, il servizio prestato con contratti a termine deve essere pienamente riconosciuto ai fini della carriera e della retribuzione, come se fosse stato svolto con un contratto a tempo indeterminato.

Un’amministrazione pubblica può escludermi da una selezione interna non contando gli anni da precario?
No, escludere un lavoratore da una progressione di carriera non riconoscendo l’anzianità maturata con contratti a termine è considerato un trattamento discriminatorio e, pertanto, illegittimo.

Cosa significa ‘stabilizzazione’ nel pubblico impiego?
La stabilizzazione è una procedura che permette ai lavoratori precari, che hanno lavorato per un certo periodo per la Pubblica Amministrazione, di essere assunti a tempo indeterminato, trasformando il loro rapporto di lavoro in uno stabile.

Termini giuridici

Principio di non discriminazione
La regola, derivata dal diritto europeo, che vieta di trattare i lavoratori a tempo determinato in modo meno favorevole rispetto ai lavoratori a tempo indeterminato, a meno che non esista una ragione oggettiva che lo giustifichi.
Stabilizzazione
Il processo attraverso cui un lavoratore con contratti a termine (precario) viene assunto a tempo indeterminato dalla Pubblica Amministrazione, ottenendo un posto di lavoro stabile.
Anzianità di servizio
Il periodo di tempo complessivo durante il quale un dipendente ha lavorato per un datore di lavoro. È fondamentale per calcolare scatti di stipendio, promozioni e altri benefici.
Ratio decidendi
Espressione latina che indica le ragioni giuridiche fondamentali su cui si basa la decisione di un giudice. In pratica, è il principio di diritto applicato al caso specifico.
Ricorso inammissibile
Si verifica quando un ricorso (ad esempio in Cassazione) viene respinto per motivi procedurali, senza che i giudici entrino nel merito della questione. La decisione precedente diventa così definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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