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Ricorso inammissibile per genericità: condanna confermata

La Corte di Cassazione ha dichiarato un ricorso inammissibile per genericità, confermando la condanna di un individuo per appropriazione indebita. L’imputato aveva presentato ricorso sostenendo che la motivazione della sentenza d’appello fosse illogica. Tuttavia, la Suprema Corte ha stabilito che i motivi erano troppo vaghi, una semplice ripetizione di argomentazioni già respinte e non un’analisi critica specifica della decisione impugnata. Proporre una lettura alternativa dei fatti non è consentito in Cassazione. Di conseguenza, il ricorso è stato respinto, la condanna è diventata definitiva e il ricorrente è stato condannato al pagamento delle spese processuali e di una sanzione.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18099 Anno 2023
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Pubblicato il 8 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 18099 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 18099/2023)

Quando un appello non basta: il ricorso inammissibile

Presentare un ricorso in Cassazione richiede precisione e rigore. Non è sufficiente essere in disaccordo con una sentenza di condanna; è necessario dimostrare in modo specifico dove e perché i giudici precedenti hanno sbagliato nell’applicare la legge. Una recente ordinanza della Suprema Corte lo ribadisce con forza, dichiarando un ricorso inammissibile per genericità e rendendo così definitiva una condanna per appropriazione indebita. Questa decisione offre uno spunto importante per comprendere come funziona il giudizio di legittimità e quali sono gli errori da evitare per non vedersi chiudere la porta in faccia dall’ultimo grado di giudizio.

La vicenda: una condanna per appropriazione indebita

Il punto di partenza della vicenda è una condanna per il reato di appropriazione indebita, previsto dall’articolo 646 del codice penale. Un soggetto era stato ritenuto colpevole di essersi impossessato di beni altrui di cui aveva la disponibilità, traendone un profitto ingiusto. La sua colpevolezza era stata confermata sia in primo grado che in appello. I giudici di merito avevano costruito una motivazione solida, basata su prove che, a loro avviso, dimostravano la responsabilità dell’imputato oltre ogni ragionevole dubbio.

Il tentativo di ribaltare la decisione in Cassazione

Non soddisfatto dell’esito dei primi due gradi di giudizio, l’imputato ha deciso di giocare la sua ultima carta: il ricorso alla Corte di Cassazione. La sua difesa ha contestato la sentenza d’appello, definendola illogica e non convincente. In particolare, ha criticato il modo in cui erano state valutate le prove e ha chiesto l’applicazione delle circostanze attenuanti generiche, che gli erano state negate. L’obiettivo era chiaro: ottenere l’annullamento della condanna o, in subordine, una pena più mite.

L’errore fatale: il ricorso inammissibile per genericità

La strategia difensiva si è però scontrata con un ostacolo insormontabile: le regole del processo. La Corte di Cassazione non è un terzo processo nel merito, dove si possono ripresentare i fatti e sperare in una valutazione diversa. Il suo compito è solo quello di verificare se la legge è stata applicata correttamente. Il ricorso dell’imputato è stato giudicato inammissibile proprio perché non rispettava questa regola fondamentale. I motivi presentati erano una semplice e pedissequa ripetizione di quelli già esposti e respinti in appello. Non contenevano una critica specifica e puntuale alla logica della sentenza impugnata, ma si limitavano a proporre una lettura alternativa delle prove, cosa non permessa in sede di legittimità.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha respinto il ricorso

La Suprema Corte ha spiegato in modo chiaro le ragioni della sua decisione. Il ricorso era privo dei requisiti minimi di specificità richiesti dall’articolo 581 del codice di procedura penale. Invece di individuare i presunti vizi logici o giuridici della sentenza d’appello, la difesa si è limitata a riproporre le stesse doglianze, senza confrontarsi con le argomentazioni con cui la Corte d’Appello le aveva già respinte. Un ricorso, per essere ammissibile, deve dialogare con la sentenza che attacca, smontandone il ragionamento punto per punto. Limitarsi a dire ‘non sono d’accordo’ o ‘le cose sono andate diversamente’ non è sufficiente. Di conseguenza, il ricorso inammissibile per genericità ha chiuso definitivamente la partita processuale.

Le conclusioni: condanna definitiva e pagamento delle spese

L’esito è stato inevitabile. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso. Questa decisione ha avuto due conseguenze pratiche immediate e molto pesanti per l’imputato. In primo luogo, la sentenza di condanna emessa dalla Corte d’Appello è diventata definitiva, senza più alcuna possibilità di essere impugnata. In secondo luogo, il ricorrente è stato condannato a pagare non solo le spese del procedimento, ma anche una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, una sanzione prevista proprio per chi intasa la giustizia con ricorsi infondati o mal formulati.

Cosa significa che un ricorso è ‘inammissibile per genericità’?
Significa che l’appello viene respinto senza essere esaminato nel merito perché i motivi presentati sono troppo vaghi e non indicano in modo preciso gli errori della sentenza precedente.

Posso semplicemente ripetere gli stessi argomenti in Cassazione?
No, il ricorso in Cassazione non può essere una semplice ripetizione dei motivi di appello. Deve criticare specificamente la logica e il ragionamento giuridico della sentenza impugnata, confrontandosi con le sue argomentazioni.

Qual è la conseguenza di un ricorso inammissibile?
La sentenza precedente diventa definitiva. Inoltre, chi ha presentato il ricorso viene condannato a pagare le spese processuali e una sanzione pecuniaria alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Appropriazione indebita
Il reato commesso da chi si impossessa di un bene mobile o di denaro altrui di cui aveva già il possesso per un motivo specifico, per trarne un profitto ingiusto.
Ricorso inammissibile
Un appello che viene respinto da un giudice senza nemmeno esaminarne il contenuto, perché privo dei requisiti minimi previsti dalla legge (ad esempio, è presentato in ritardo o, come in questo caso, è troppo vago).
Genericità dei motivi
Si verifica quando le ragioni di un ricorso sono esposte in modo vago e superficiale, senza indicare con precisione gli errori che si contestano nella sentenza precedente.
Sede di legittimità
Indica il giudizio davanti alla Corte di Cassazione, che non riesamina i fatti del processo, ma controlla solo la corretta applicazione della legge da parte dei giudici precedenti.
P.Q.M. (Per Questi Motivi)
La sigla che introduce la parte finale di una sentenza, in cui il giudice comunica la sua decisione definitiva.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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