LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Chiamata in correità de relato: valido l’arresto per omicidio

Un individuo, accusato di aver fatto da autista in un omicidio di stampo mafioso avvenuto nel 2003, si è visto confermare la custodia cautelare in carcere. Le prove a suo carico erano principalmente dichiarazioni di collaboratori di giustizia, alcune delle quali basate su informazioni riferite da altri (la cosiddetta ‘chiamata in correità de relato’). La Corte di Cassazione ha stabilito che queste testimonianze indirette sono valide se sono plurime, coerenti, provengono da fonti autonome e trovano riscontro reciproco. La Corte ha quindi respinto il ricorso dell’indagato, confermando che gli elementi raccolti costituivano gravi indizi di colpevolezza sufficienti per la detenzione.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 17057 Anno 2023
Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 7 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 1 Num. 17057 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 1 n. 17057/2023)

Il valore della testimonianza indiretta

La valutazione delle prove in un processo penale è un’attività complessa, specialmente quando le accuse si fondano sulle dichiarazioni di collaboratori di giustizia. Una recente sentenza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso delicato, incentrato sul valore della chiamata in correità de relato, ovvero l’accusa basata su informazioni apprese ‘per sentito dire’. La Corte ha confermato che, a determinate condizioni, anche questo tipo di prova può essere sufficiente a giustificare una misura grave come la custodia cautelare in carcere, delineando un principio fondamentale per i processi di criminalità organizzata.

Il Fatto: Un Omicidio nel Contesto di una Faida Mafiosa

La vicenda ha origine da un omicidio premeditato commesso nel luglio del 2003. L’agguato si inseriva in una violenta faida tra clan rivali per il controllo del territorio. La vittima, esponente di un gruppo criminale, fu uccisa da un commando armato. Anni dopo, le indagini hanno portato all’identificazione di un uomo, accusato di aver partecipato all’omicidio con un ruolo specifico: quello di autista. Secondo l’accusa, egli avrebbe guidato l’automobile utilizzata dai sicari per raggiungere il luogo del delitto e fuggire. Sulla base di gravi indizi, il Tribunale ha disposto per lui la custodia cautelare in carcere.

Le Prove: Un Mosaico di Dichiarazioni

Il quadro accusatorio contro l’autista era costruito principalmente sulle dichiarazioni di tre collaboratori di giustizia. Uno di loro, che aveva partecipato alla pianificazione del delitto, ha dichiarato di aver incontrato il commando poco prima dell’agguato. Ha descritto i tre esecutori, tra cui un uomo soprannominato ‘Angioletto’, che era alla guida di un’auto specifica. Gli altri due collaboratori, invece, non erano presenti al fatto. Essi hanno riferito ciò che avevano appreso direttamente dai membri del commando in momenti successivi. In pratica, hanno riportato le confessioni che gli stessi esecutori materiali gli avevano fatto, indicando l’indagato come l’autista del gruppo. L’uomo era stato inoltre riconosciuto in fotografia e il suo soprannome era stato confermato da più fonti.

La questione della chiamata in correità de relato

La difesa dell’indagato ha contestato la validità di queste prove. Secondo l’avvocato, le dichiarazioni erano in parte generiche e, soprattutto, provenivano da fonti indirette. La chiamata in correità de relato, infatti, è una prova che per sua natura richiede grande cautela, perché chi parla non ha assistito ai fatti, ma riporta semplicemente la versione di un altro. Il rischio è quello della circolarità dell’informazione, dove la stessa notizia, passando di bocca in bocca, viene erroneamente considerata come più fonti distinte. L’indagato sosteneva quindi che mancassero elementi certi per la sua identificazione e che le testimonianze indirette non fossero sufficientemente attendibili per giustificare l’arresto.

Le motivazioni: perché la chiamata in correità de relato è valida

La Corte di Cassazione ha respinto completamente le argomentazioni della difesa. I giudici hanno stabilito un principio chiaro: la chiamata in correità de relato è pienamente utilizzabile se rispetta criteri rigorosi. Nel caso specifico, le dichiarazioni dei collaboratori, sebbene in parte indirette, erano state correttamente valutate. Erano soggettivamente credibili, provenivano da fonti autonome (i due sicari avevano parlato separatamente con i collaboratori) e si riscontravano a vicenda in modo preciso e coerente. La Corte ha sottolineato che la confessione fatta dall’indagato a un altro membro del clan (confessione stragiudiziale) ha pieno valore di prova. Inoltre, il ruolo di autista costituisce un contributo fondamentale all’azione criminale, configurando a tutti gli effetti un concorso in omicidio, poiché agevola l’esecuzione del reato e aumenta le possibilità di successo.

Le conclusioni: la conferma della detenzione

In conclusione, la Corte ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’indagato. Il quadro indiziario è stato ritenuto solido, coerente e sufficiente a sostenere la misura della custodia cautelare in carcere. La sentenza ribadisce che un mosaico probatorio, composto da dichiarazioni dirette e indirette, può raggiungere il livello di ‘gravi indizi di colpevolezza’ quando ogni tessera trova il suo posto e conferma la solidità dell’insieme. L’uomo è stato quindi condannato al pagamento delle spese processuali e la sua detenzione è stata confermata.

Cosa significa ‘chiamata in correità de relato’?
È quando un collaboratore di giustizia accusa un’altra persona di un reato, non per conoscenza diretta, ma riportando informazioni che ha ricevuto da terzi.

La testimonianza ‘de relato’ è sufficiente per un arresto?
Da sola potrebbe non bastare. Tuttavia, la Cassazione ha stabilito che se ci sono più testimonianze ‘de relato’ provenienti da fonti diverse, coerenti e che si riscontrano a vicenda, possono costituire gravi indizi di colpevolezza e giustificare una misura cautelare.

Guidare l’auto per un omicidio è considerato concorso nel reato?
Sì, la Corte ha confermato che fornire un contributo materiale, come accompagnare i sicari sul luogo del delitto, agevola l’esecuzione del reato e costituisce a tutti gli effetti concorso in omicidio.

Termini giuridici

Chiamata in correità de relato
È l'accusa mossa da un indagato o imputato verso un presunto complice, basata su informazioni che non ha appreso direttamente ma che gli sono state riferite da altre persone.
Custodia cautelare in carcere
È una misura che priva una persona della libertà prima della condanna definitiva. Viene applicata solo in presenza di gravi indizi di colpevolezza e per specifiche esigenze, come il pericolo di fuga o di inquinamento delle prove.
Gravi indizi di colpevolezza
Sono elementi di prova che, pur non costituendo una certezza, rendono altamente probabile la colpevolezza di una persona. Sono necessari per applicare misure cautelari come l'arresto.
Confessione stragiudiziale
È un'ammissione di colpa fatta al di fuori del processo, ad esempio raccontando il fatto a un'altra persona. Può essere usata come prova in tribunale.
Concorso di persone nel reato
Si verifica quando più persone contribuiscono a commettere lo stesso reato. Ogni persona risponde del reato, anche se il suo contributo è stato solo quello di agevolare l'azione degli altri.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)