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Revoca Ordine di Demolizione: Vittoria al TAR non salva l’abuso

La Cassazione ha negato la revoca ordine di demolizione a due proprietari condannati per aver costruito un immobile abusivo. I proprietari sostenevano che l’ordine dovesse essere annullato a seguito di alcune sentenze del Tribunale Amministrativo (TAR) a loro favorevoli. Tuttavia, i giudici hanno chiarito che quelle sentenze avevano annullato atti del Comune solo per vizi formali e procedurali, senza mai rendere legittimo l’edificio. La Corte ha ribadito un principio fondamentale: per evitare la demolizione serve una sanatoria valida, che è possibile solo se l’immobile rispetta il requisito della ‘doppia conformità’, cioè se era conforme alle norme urbanistiche sia quando è stato costruito sia quando si chiede la sanatoria. Mancando questa condizione, l’ordine di demolizione resta pienamente valido ed efficace.

Riferimento:
Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 15257 Anno 2023
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Pubblicato il 4 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 15257 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 3 n. 15257/2023)

Revoca Ordine di Demolizione: quando una vittoria non basta

Una recente sentenza della Corte di Cassazione chiarisce un punto cruciale in materia di abusi edilizi, spiegando perché ottenere ragione contro il Comune in sede amministrativa non sempre porta alla revoca ordine di demolizione. La vicenda riguarda due proprietari condannati in via definitiva per aver realizzato un fabbricato sulla base di un permesso di costruire ritenuto illegittimo. La condanna penale includeva, come conseguenza, l’obbligo di demolire l’opera abusiva. Questo caso dimostra come il percorso per sanare un immobile sia complesso e non ammetta scorciatoie.

La vicenda: una battaglia su due fronti

I protagonisti della storia, dopo la condanna penale definitiva, hanno intrapreso una parallela battaglia legale davanti al giudice amministrativo. L’obiettivo era contestare gli atti con cui il Comune aveva, a sua volta, agito contro il loro permesso di costruire. I proprietari hanno ottenuto alcune vittorie: il TAR ha annullato sia il provvedimento con cui il Comune aveva ritirato il permesso di costruire originario, sia la successiva ingiunzione a demolire emessa dall’ente locale. Forti di queste decisioni, hanno chiesto al giudice penale la revoca dell’ordine di demolizione, sostenendo che l’immobile fosse ormai legittimo.

La distinzione tra vizi formali e legittimità sostanziale

Il cuore del problema risiede nella differenza tra la forma e la sostanza di un atto. I giudici amministrativi avevano annullato i provvedimenti del Comune non perché l’edificio fosse diventato improvvisamente regolare, ma per motivi procedurali. Ad esempio, l’annullamento del permesso di costruire era stato giudicato carente di motivazione e basato unicamente sulle conclusioni del processo penale. Questo, però, non sana l’abuso originario. Un conto è un atto amministrativo annullato per un difetto di forma, un altro è un immobile che rispetta le leggi urbanistiche.

Il principio della doppia conformità per la revoca ordine di demolizione

La Cassazione ha respinto la richiesta dei proprietari basandosi su un principio consolidato: l’unico modo per ottenere la revoca ordine di demolizione è dimostrare la legittimità dell’opera attraverso una sanatoria valida. La legge, in particolare l’articolo 36 del Testo Unico sull’Edilizia, permette la sanatoria solo a una condizione precisa, nota come ‘doppia conformità’. L’immobile deve risultare conforme alle norme urbanistiche e edilizie vigenti sia al momento della sua costruzione, sia al momento della presentazione della domanda di sanatoria. Non è sufficiente che l’opera sia diventata conforme in un secondo momento.

Le motivazioni: perché la richiesta di revoca ordine di demolizione è stata respinta

La Corte ha spiegato che le sentenze del TAR non avevano alcun impatto sulla legittimità sostanziale dell’edificio. Annullare un atto comunale per un vizio di procedura non fa ‘rivivere’ un permesso di costruire illegittimo né rende l’opera conforme alla legge. Inoltre, i giudici hanno sottolineato che i proprietari avevano anche tentato di ottenere una sanatoria, ma la loro richiesta era stata respinta dal Comune e tale diniego era stato confermato dal TAR. Questo dimostrava in modo definitivo l’impossibilità di regolarizzare l’immobile. La cosiddetta ‘sanatoria giurisprudenziale’, cioè l’idea di poter sanare un abuso solo perché le norme sono cambiate a favore dopo la costruzione, è un concetto che la legge e i giudici non ammettono.

Le conclusioni: la demolizione si deve eseguire

In conclusione, la Corte di Cassazione ha rigettato il ricorso dei proprietari e ha confermato l’ordine di demolizione. La sentenza stabilisce un principio chiaro: le vicende amministrative, se non incidono sulla conformità urbanistica sostanziale dell’opera, non possono paralizzare l’esecuzione di una sentenza penale di condanna. La lotta all’abusivismo edilizio si basa su regole precise e la ‘doppia conformità’ resta il requisito indispensabile per poter salvare un immobile dalla demolizione. I proprietari, quindi, dovranno pagare le spese processuali e procedere alla demolizione del fabbricato.

Posso annullare un ordine di demolizione se vinco una causa contro il Comune?
Non necessariamente. Se la vittoria contro il Comune si basa su vizi procedurali o formali degli atti, ma non dimostra la legittimità sostanziale dell’immobile (cioè la sua conformità alle norme urbanistiche), l’ordine di demolizione penale rimane valido.

Cos’è il requisito della ‘doppia conformità’ per sanare un abuso edilizio?
È la condizione per cui un’opera abusiva può essere sanata solo se rispetta le norme urbanistiche ed edilizie vigenti sia nel momento in cui è stata costruita, sia nel momento in cui viene presentata la richiesta di sanatoria in Comune.

Una sentenza amministrativa che annulla un atto del Comune rende l’immobile legittimo?
No. L’annullamento di un atto amministrativo (come un’ordinanza di demolizione comunale o il ritiro di un permesso) per motivi di forma non sana l’abuso edilizio. La legittimità dell’immobile dipende dalla sua conformità sostanziale alle leggi urbanistiche.

Termini giuridici

Ordine di demolizione
È un provvedimento emesso da un giudice penale che obbliga il condannato per un reato edilizio a demolire, a proprie spese, l'opera abusiva costruita.
Doppia conformità
È un requisito fondamentale per poter sanare un abuso edilizio. L'opera deve essere conforme alle norme urbanistiche sia al momento in cui è stata costruita, sia al momento in cui si presenta la richiesta di sanatoria.
Sanatoria giurisprudenziale
È un concetto, non previsto dalla legge e costantemente respinto dai giudici, secondo cui un'opera abusiva potrebbe essere sanata se diventa conforme alle norme urbanistiche in un momento successivo alla sua costruzione. La legge richiede invece la 'doppia conformità'.
Autotutela amministrativa
Il potere della Pubblica Amministrazione (come un Comune) di annullare o modificare i propri atti precedenti, se li riconosce come illegittimi o inopportuni, senza bisogno dell'intervento di un giudice.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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