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Riciclaggio in famiglia: condanna confermata, ricorso respinto

La Corte di Cassazione conferma la condanna per due familiari, padre e figlio, per il reato di riciclaggio. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo un’errata valutazione delle prove e una pena eccessiva. La Corte ha dichiarato il ricorso inammissibile, stabilendo un principio chiave sul **riciclaggio in famiglia**: la gravità di una condotta criminale organizzata e condivisa all’interno del nucleo familiare giustifica una pena adeguata. La Cassazione non può riesaminare i fatti come un terzo grado di giudizio. La condanna diventa così definitiva, con l’obbligo per i ricorrenti di pagare le spese processuali e un’ammenda.

Riferimento:
Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13159 Anno 2023
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Pubblicato il 1 maggio 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 13159 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 13159/2023)

Il reato di riciclaggio commesso in ambito familiare

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha affrontato un caso di riciclaggio in famiglia, confermando la condanna a carico di un padre e di un figlio. Questa decisione offre spunti importanti su come la giustizia valuta i reati patrimoniali quando questi vengono pianificati e realizzati all’interno delle mura domestiche. La vicenda giudiziaria si è conclusa con la dichiarazione di inammissibilità del ricorso presentato dagli imputati, rendendo la loro condanna definitiva e consolidando un principio di diritto molto chiaro: l’organizzazione familiare del crimine ne aggrava la valutazione.

I fatti all’origine della condanna

Il caso ha origine da una condanna emessa dal Tribunale e successivamente confermata dalla Corte d’Appello. Un padre e suo figlio sono stati ritenuti colpevoli del reato di riciclaggio, previsto dall’articolo 648-bis del codice penale, commesso in concorso tra loro. Secondo l’accusa, i due avevano messo in piedi un sistema per ‘ripulire’ capitali di provenienza illecita. La difesa degli imputati ha sempre contestato la ricostruzione dei fatti, sostenendo che le prove a loro carico non fossero sufficienti a dimostrare la loro colpevolezza.

Il ricorso in Cassazione: le ragioni della difesa

Di fronte alla doppia condanna, i due familiari hanno deciso di giocare l’ultima carta, presentando ricorso alla Corte di Cassazione. I loro avvocati hanno basato la difesa su due argomenti principali. In primo luogo, hanno lamentato un ‘vizio di motivazione’, sostenendo che i giudici dei gradi precedenti non avessero spiegato in modo logico e coerente le ragioni della condanna. In secondo luogo, hanno contestato la ‘dosimetria della pena’, ritenendola sproporzionata rispetto ai fatti commessi e all’assenza di elementi positivi a loro favore.

La gravità del riciclaggio in famiglia secondo i giudici

La Corte di Cassazione ha respinto completamente le argomentazioni della difesa. I giudici supremi hanno chiarito che il loro ruolo non è quello di effettuare una nuova valutazione delle prove o di fornire una lettura alternativa dei fatti. Questo compito spetta ai giudici di merito (Tribunale e Corte d’Appello). Il ricorso in Cassazione può essere accolto solo se denuncia una chiara violazione di legge o un’illogicità manifesta nella motivazione della sentenza. In questo caso, secondo la Corte, il ricorso era generico e non si confrontava realmente con le solide argomentazioni della Corte d’Appello.

Le motivazioni: perché il ricorso è stato dichiarato inammissibile

La Corte ha ritenuto il ricorso inammissibile per diverse ragioni. Innanzitutto, le critiche alla valutazione delle prove erano un tentativo mascherato di ottenere un terzo grado di giudizio sui fatti, cosa non permessa. Inoltre, la motivazione della Corte d’Appello era stata ampia, esplicita e coerente. Riguardo alla pena, i giudici hanno sottolineato un aspetto cruciale: la sentenza impugnata aveva specificamente evidenziato la gravità della condotta proprio perché ‘organizzata e condivisa dal nucleo familiare’. Questo elemento è stato considerato un fattore determinante per giustificare la pena inflitta, escludendo qualsiasi arbitrarietà o illogicità nella decisione dei giudici di merito.

Le conclusioni: la condanna per riciclaggio in famiglia è definitiva

L’ordinanza si conclude con una decisione netta: il ricorso è inammissibile. Di conseguenza, la condanna per padre e figlio diventa definitiva. Oltre a scontare la pena, i due sono stati condannati al pagamento delle spese processuali e di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende. Questa sentenza ribadisce che il legame familiare, quando diventa il collante di un’attività criminale organizzata, non attenua la gravità del reato, ma al contrario può essere un elemento che ne sottolinea il disvalore e giustifica una risposta sanzionatoria severa.

Cosa significa riciclaggio?
È il reato che consiste nel ‘ripulire’ denaro o beni provenienti da attività illecite per farli sembrare legali, nascondendone l’origine criminale.

Commettere un reato in famiglia è un’aggravante?
In questo caso, il fatto che il riciclaggio fosse un’attività organizzata e condivisa all’interno del nucleo familiare è stato considerato un elemento di particolare gravità che ha giustificato la pena.

Perché la Cassazione può dichiarare un ricorso inammissibile?
Un ricorso è inammissibile se, tra le altre cose, contesta la ricostruzione dei fatti invece di denunciare una violazione di legge, o se i motivi sono generici e non si confrontano con le ragioni della sentenza impugnata.

Termini giuridici

Riciclaggio (art. 648-bis c.p.)
Il reato che punisce chiunque sostituisce o trasferisce denaro, beni o altre utilità di provenienza illecita, in modo da ostacolare l'identificazione della loro origine criminale.
Ricorso inammissibile
Un ricorso che la Corte di Cassazione respinge senza esaminarlo nel merito, perché privo dei requisiti formali o sostanziali richiesti dalla legge, come contestare i fatti anziché le violazioni di diritto.
Dosimetria della pena
Il procedimento attraverso cui il giudice stabilisce la misura esatta della pena da infliggere, considerando la gravità del reato e la personalità del colpevole.
Vizio di motivazione
Un difetto nel ragionamento logico-giuridico che il giudice espone nella sentenza per giustificare la propria decisione.
Concorso di persone nel reato (art. 110 c.p.)
Una norma che si applica quando più persone collaborano insieme per commettere lo stesso reato, prevedendo che tutte siano punite.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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