LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Possesso di strumenti da scasso: condanna definitiva, no a reato lieve

La Corte di Cassazione ha confermato la condanna di due persone per il reato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso. Gli imputati avevano presentato ricorso sostenendo, tra le altre cose, che il loro caso dovesse essere archiviato per la ‘particolare tenuità del fatto’. La Corte ha respinto totalmente il ricorso, dichiarandolo inammissibile. Questa decisione ha reso la condanna definitiva e ha obbligato i due soggetti non solo al pagamento delle spese processuali, ma anche al versamento di una somma di tremila euro alla Cassa delle ammende, a causa della presentazione di un ricorso infondato.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 29 aprile 2026 in Giurisprudenza Penale

Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 10876 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 7 n. 10876/2023)

Il possesso ingiustificato di strumenti da scasso: una condanna confermata

Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito la serietà del reato di possesso ingiustificato di strumenti da scasso, confermando la condanna emessa nei confronti di due individui. La vicenda offre uno spunto importante per comprendere come la legge valuta non solo l’azione criminale compiuta, ma anche la semplice detenzione di oggetti che, per loro natura, sono destinati a commettere illeciti contro il patrimonio, come i furti.

I fatti all’origine della vicenda

Il caso ha origine dal controllo di due persone, trovate in possesso di attrezzi tipicamente utilizzati per forzare serrature e sistemi di chiusura. A seguito di questo ritrovamento, entrambi sono stati processati e condannati in primo e secondo grado per il reato previsto dall’articolo 707 del codice penale. Questa norma punisce chiunque, essendo già stato condannato per determinati reati, viene colto con strumenti da scasso senza poterne giustificare il possesso. La legge, in questi casi, presume una finalità illecita.

Le ragioni del ricorso in Cassazione

Non accettando la condanna, i due imputati hanno presentato ricorso alla Corte di Cassazione. La loro difesa si basava principalmente su due punti. In primo luogo, lamentavano un vizio procedurale. In secondo luogo, e con maggiore insistenza, chiedevano l’applicazione della cosiddetta ‘particolare tenuità del fatto’. Sostenevano, in pratica, che il loro comportamento fosse talmente lieve da non meritare una punizione penale. Si tratta di un meccanismo che permette di non punire reati che hanno causato un danno minimo e che sono stati commessi in modo occasionale.

Le motivazioni: perché la Cassazione ha respinto il ricorso sul possesso ingiustificato di strumenti da scasso

La Corte di Cassazione ha dichiarato i ricorsi inammissibili, ovvero li ha respinti senza nemmeno analizzarli nel dettaglio, perché palesemente infondati. I giudici hanno smontato le argomentazioni difensive una per una. Hanno chiarito che la Corte d’Appello aveva valutato correttamente tutti gli elementi, escludendo in modo motivato la possibilità di applicare la ‘particolare tenuità del fatto’. Evidentemente, i giudici di merito hanno ritenuto che la natura degli strumenti e le circostanze del loro ritrovamento non potessero essere considerati un fatto di lieve entità. La Cassazione ha ricordato che non può riesaminare i fatti, ma solo verificare la corretta applicazione della legge, cosa che in questo caso era avvenuta.

Le conclusioni: condanna definitiva e sanzione aggiuntiva

L’esito finale è stato sfavorevole per i ricorrenti. La dichiarazione di inammissibilità ha reso la loro condanna definitiva. Ma le conseguenze non si sono fermate qui. A causa della presentazione di un ricorso ritenuto infondato, la Corte li ha condannati anche al pagamento delle spese processuali e al versamento di una somma di tremila euro in favore della Cassa delle ammende. Questa decisione sottolinea un principio importante: il ricorso in Cassazione non è un terzo grado di giudizio per ridiscutere i fatti, ma uno strumento per correggere errori di diritto. Abusarne presentando motivi deboli può portare a sanzioni economiche aggiuntive.

Cosa si rischia per il possesso ingiustificato di strumenti da scasso?
Il reato previsto dall’art. 707 del codice penale è una contravvenzione che prevede la pena dell’arresto da sei mesi a due anni e un’ammenda.

Quando un reato non è considerato di ‘particolare tenuità’?
Un reato non è considerato di particolare tenuità quando, nonostante il danno possa sembrare limitato, le modalità della condotta, il grado di colpevolezza o il pericolo creato sono ritenuti significativi dal giudice. Anche il comportamento abituale dell’imputato esclude questa possibilità.

Cosa comporta la dichiarazione di inammissibilità di un ricorso in Cassazione?
Comporta che la sentenza impugnata diventa definitiva e non può più essere modificata. Inoltre, il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese del procedimento e, se c’è colpa, al versamento di una somma alla Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità del ricorso
Quando un'impugnazione viene respinta dalla Corte senza nemmeno entrare nel merito della questione, perché mancano i requisiti di forma o di sostanza previsti dalla legge.
Art. 707 c.p.
È la norma del codice penale che punisce chi viene trovato in possesso di chiavi alterate o di strumenti adatti ad aprire o forzare serrature, senza riuscire a dare una spiegazione valida.
Particolare tenuità del fatto
Una causa di non punibilità prevista dall'art. 131 bis c.p. che permette al giudice di non applicare una pena se il danno causato dal reato è molto lieve e il comportamento del colpevole non è abituale.
Cassa delle ammende
Un ente statale a cui vengono versate somme di denaro, come le sanzioni pecuniarie, in determinati casi previsti dalla legge, ad esempio quando un ricorso viene dichiarato inammissibile per colpa del ricorrente.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)