LexCED: l'assistente legale basato sull'intelligenza artificiale AI. Chiedigli un parere, provalo adesso!

Senza pass: licenziamento illegittimo per obbligo di repêchage

Un lavoratore aeroportuale, a cui era stato ritirato il tesserino di accesso, viene licenziato per impossibilità a svolgere la prestazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato illegittimo il licenziamento. L’azienda, infatti, non ha dimostrato di aver adempiuto all’obbligo di repêchage, ovvero di aver cercato una ricollocazione del dipendente in altre mansioni che non richiedessero il tesserino. La Corte ha stabilito che la semplice mancanza del pass non giustifica il licenziamento automatico se il datore di lavoro non prova l’impossibilità di un reimpiego alternativo.

Prenota un appuntamento

Per una consulenza legale o per valutare una possibile strategia difensiva prenota un appuntamento.

La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza.

02.37901052
8:00 – 20:00
(Lun - Sab)
Pubblicato il 21 aprile 2026 in Diritto del Lavoro, Giurisprudenza Civile

Aggiungi LexCED alle tue fonti preferite su Google

Riferimento Ordinanza di Cassazione Civile Sez. Lavoro Num. 9669 Anno 2026 (Cass. civ. sez. lavoro n. 9669/2026)

Licenziamento e pass aeroportuale: quando scatta l’obbligo di repêchage

La perdita di un’abilitazione necessaria per lavorare, come un tesserino di accesso aeroportuale, non sempre giustifica un licenziamento. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ha ribadito un principio fondamentale a tutela del lavoratore: l’obbligo di repêchage. Questa regola impone al datore di lavoro di fare tutto il possibile per ricollocare il dipendente prima di procedere con il recesso dal rapporto. La sentenza analizza un caso complesso, offrendo chiarimenti preziosi su come bilanciare le esigenze organizzative dell’azienda con il diritto al lavoro.

La vicenda: un licenziamento dopo il ritiro del tesserino

I fatti riguardano un dipendente di una società di servizi aeroportuali. L’Autorità competente aveva ritirato al Lavoratore il tesserino necessario per accedere alle aree operative dello scalo. Questo ritiro era conseguenza di una denuncia per furto, che aveva già causato un primo licenziamento, poi dichiarato illegittimo da un tribunale con ordine di reintegro.

Nonostante l’ordine del giudice, il Lavoratore non poteva di fatto riprendere servizio nelle sue mansioni originarie a causa della mancanza del pass. L’Azienda, sostenendo che la prestazione lavorativa era diventata impossibile per un tempo indefinito, ha quindi proceduto con un secondo licenziamento, questa volta per giustificato motivo oggettivo.

La difesa dell’Azienda: l’impossibilità di lavorare

L’Azienda ha basato il licenziamento sull’idea di impossibilità sopravvenuta della prestazione. Secondo la sua tesi, senza il tesserino, il Lavoratore non poteva svolgere il suo lavoro. L’impossibilità di prevedere quando e se il pass sarebbe stato restituito rendeva, a suo dire, la situazione insostenibile per l’organizzazione aziendale. La colpa, secondo l’Azienda, non era sua, ma di un atto dell’autorità amministrativa che le impediva di ricevere la prestazione lavorativa pattuita.

La violazione dell’obbligo di repêchage secondo il Lavoratore

Il Lavoratore ha impugnato il licenziamento, sostenendo che l’Azienda avesse violato l’obbligo di repêchage. Egli ha evidenziato che l’Azienda non aveva mai provato di non poterlo adibire a mansioni diverse, che non richiedessero l’accesso alle aree riservate. Altri colleghi, infatti, svolgevano compiti simili in aree accessibili senza tesserino. Inoltre, il motivo originario del ritiro del pass (la denuncia per furto) era già stato superato da una decisione giudiziaria favorevole al Lavoratore, un fatto che l’Azienda non poteva ignorare.

Le motivazioni: l’obbligo di repêchage non rispettato

La Corte di Cassazione ha dato ragione al Lavoratore, accogliendo il suo ricorso. I giudici hanno stabilito che il licenziamento per giustificato motivo oggettivo, a causa del ritiro del tesserino, è legittimo solo a una condizione: il datore di lavoro deve fornire la prova rigorosa dell’impossibilità di un diverso utilizzo del dipendente. L’onere della prova grava interamente sull’azienda. Non basta affermare che il lavoratore non può più svolgere le sue vecchie mansioni. È necessario dimostrare che non esistono altre posizioni compatibili, anche di livello inferiore, in cui ricollocarlo.

Nel caso specifico, l’Azienda si era limitata a constatare il ritiro del tesserino come un fatto oggettivo, senza valutare le ragioni sottostanti (ormai superate) e, soprattutto, senza dimostrare di aver cercato soluzioni alternative. L’errore della corte precedente è stato quello di non considerare questo fondamentale obbligo di repêchage.

Le conclusioni: licenziamento annullato e rinvio al giudice

La Corte ha cassato la sentenza e ha rinviato la causa alla Corte d’Appello per una nuova valutazione. Il nuovo giudice dovrà verificare se l’Azienda abbia effettivamente adempiuto al suo dovere di cercare una ricollocazione per il dipendente. Questa decisione rafforza la tutela del posto di lavoro, chiarendo che il licenziamento deve essere sempre l’ultima risorsa. L’impossibilità di svolgere la propria mansione non è una condanna automatica se esistono alternative praticabili all’interno della stessa azienda.

Se perdo un’abilitazione necessaria al mio lavoro, il mio datore può licenziarmi subito?
No, non automaticamente. Il datore di lavoro ha prima l’obbligo di verificare se sia possibile ricollocarti in altre mansioni all’interno dell’azienda che non richiedano quella specifica abilitazione (obbligo di repêchage).

Cosa significa esattamente ‘obbligo di repêchage’?
È il dovere del datore di lavoro di cercare attivamente una posizione lavorativa alternativa per il dipendente che sta per essere licenziato per motivi oggettivi, prima di procedere con il licenziamento stesso.

Chi deve dimostrare che non era possibile ricollocare il lavoratore?
L’onere della prova è sempre a carico del datore di lavoro. È l’azienda che deve dimostrare in giudizio di aver fatto tutto il possibile per trovare una soluzione alternativa e che tale soluzione non esisteva o non era praticabile.

Termini giuridici

Obbligo di repêchage
Il dovere del datore di lavoro di verificare, prima di licenziare per motivi economici o organizzativi, se sia possibile ricollocare il lavoratore in altre mansioni all'interno dell'azienda.
Giustificato motivo oggettivo
Una causa di licenziamento che non dipende dal lavoratore, ma da ragioni legate all'attività produttiva, all'organizzazione del lavoro e al suo regolare funzionamento.
Impossibilità sopravvenuta della prestazione
Una situazione in cui l'esecuzione della prestazione lavorativa diventa impossibile per cause non imputabili al lavoratore o al datore di lavoro.
Onere della prova
Il principio secondo cui chi afferma un fatto in un processo deve fornire le prove che lo dimostrano.

Provvedimenti correlati

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

Desideri approfondire l'argomento ed avere una consulenza legale?

Prenota un appuntamento. La consultazione può avvenire in studio a Milano, Pesaro, Benevento, oppure in videoconferenza / conference call e si svolge in tre fasi.

Prima dell'appuntamento: analisi del caso prospettato. Si tratta della fase più delicata, perché dalla esatta comprensione del caso sottoposto dipendono il corretto inquadramento giuridico dello stesso, la ricerca del materiale e la soluzione finale.

Durante l’appuntamento: disponibilità all’ascolto e capacità a tenere distinti i dati essenziali del caso dalle componenti psicologiche ed emozionali.

Al termine dell’appuntamento: ti verranno forniti gli elementi di valutazione necessari e i suggerimenti opportuni al fine di porre in essere azioni consapevoli a seguito di un apprezzamento riflessivo di rischi e vantaggi. Il contenuto della prestazione di consulenza stragiudiziale comprende, difatti, il preciso dovere di informare compiutamente il cliente di ogni rischio di causa. A detto obbligo di informazione, si accompagnano specifici doveri di dissuasione e di sollecitazione.

Il costo della consulenza legale è di € 150,00.
02.37901052
8:00 – 20:00 (Lun - Sab)