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Confisca e profitto nel reato di contraffazione

La Corte di Cassazione ha confermato la legittimità della Confisca di oltre 500.000 euro a carico di un soggetto condannato per la vendita di prodotti industriali con marchi contraffatti. Il ricorrente contestava il calcolo della somma, sostenendo che il giudice avrebbe dovuto considerare solo il guadagno netto e non il volume d’affari lordo. La Suprema Corte ha rigettato il ricorso, stabilendo che per le attività intrinsecamente illecite non sono scomputabili i costi sostenuti per commettere il reato, poiché non si applicano parametri aziendalistici al profitto criminale.

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Pubblicato il 30 marzo 2026 in Diritto Penale, Giurisprudenza Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 5 Num. 41778 Anno 2023 (Cass. pen. sez. 5 n. 41778/2023)

Confisca e contraffazione: perché il profitto è lordo

La determinazione della Confisca nei reati legati alla proprietà industriale rappresenta un tema centrale per la giustizia penale moderna. Recentemente, la Corte di Cassazione si è pronunciata su un caso riguardante l’introduzione e la vendita di prodotti con marchi contraffatti, chiarendo i criteri di calcolo del profitto illecito.

Il caso e la condanna in primo grado

Un soggetto è stato tratto a giudizio per la violazione dell’art. 474 c.p., avendo immesso nel mercato prodotti industriali falsificati. Il procedimento si è concluso in primo grado con l’applicazione della pena concordata, ovvero il patteggiamento. Contestualmente, il Tribunale ha disposto il sequestro e la successiva acquisizione forzata di somme di denaro per un valore superiore a 560.000 euro, calcolato sulla base del volume d’affari stimato per l’attività illecita.

La Confisca e il calcolo del profitto

Il ricorrente ha impugnato la decisione sostenendo che il calcolo della somma da sottoporre a Confisca fosse viziato da illogicità. Secondo la tesi difensiva, il giudice avrebbe dovuto basarsi sui guadagni effettivamente percepiti (profitto netto) e non sul ricavo lordo derivante dalle vendite. La difesa lamentava l’uso di parametri induttivi basati sulla documentazione contabile rinvenuta, ritenuti incoerenti con la realtà economica del soggetto.

La decisione della Suprema Corte

La Cassazione ha dichiarato il ricorso inammissibile. Gli Ermellini hanno sottolineato come il ricorrente non si sia confrontato adeguatamente con le motivazioni del Tribunale, limitandosi a proporre dati alternativi senza basi solide. La Corte ha ribadito un principio cardine: quando l’attività è intrinsecamente illecita, come la vendita di falsi, non è possibile applicare criteri di tipo aziendalistico per determinare il profitto del reato.

Le motivazioni

Le motivazioni della sentenza si fondano sulla distinzione tra attività lecite e illecite. Nelle attività criminali, i costi sostenuti per la realizzazione del reato non possono essere dedotti dal profitto. Scomputare le spese (come l’acquisto della merce contraffatta o i costi di logistica) significherebbe porre a carico dello Stato il rischio d’impresa del criminale. Il profitto del reato coincide quindi con l’intero ricavo lordo, poiché il reo non deve essere sollevato dal rischio di perdita economica legato alla sua condotta illecita.

Le conclusioni

In conclusione, la sentenza riafferma che la Confisca deve colpire l’intera utilità economica generata dal reato. Non esiste un diritto al ‘rimborso spese’ per chi opera nel mercato del falso. Questa interpretazione garantisce un effetto deterrente efficace, impedendo che il colpevole possa trattenere qualsiasi vantaggio economico derivante dalla lesione dei diritti di proprietà industriale. Il ricorso è stato dunque rigettato con condanna al pagamento delle spese e della sanzione pecuniaria in favore della Cassa delle ammende.

Come viene calcolato il profitto da confiscare nella vendita di prodotti falsi?
Il profitto coincide con l’intero volume d’affari lordo generato dall’attività illecita, senza possibilità di detrarre le spese sostenute.

È possibile scomputare i costi di acquisto della merce contraffatta?
No, la giurisprudenza esclude l’applicazione di parametri aziendalistici per le attività intrinsecamente illecite, vietando la deduzione dei costi criminali.

Cosa succede se il ricorso in Cassazione viene dichiarato inammissibile?
Il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e solitamente al versamento di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Confisca
Provvedimento ablativo con cui lo Stato acquisisce forzatamente beni o denaro legati a un reato.
Contraffazione
Riproduzione abusiva di marchi o segni distintivi di prodotti industriali protetti.
Patteggiamento
Procedura speciale di applicazione della pena su richiesta delle parti, che evita il dibattimento.
Profitto
Vantaggio economico diretto derivante dalla commissione di un atto illecito.
Inammissibilità
Vizio procedurale che impedisce al giudice di esaminare il merito di un ricorso o di una domanda.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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