Gioco d’azzardo online: quando i PC in un locale diventano un illecito
Il settore del gioco d’azzardo online è regolato da norme rigorose volte a prevenire la ludopatia e il gioco illegale. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione affronta il tema della responsabilità dei gestori di esercizi pubblici che mettono a disposizione dei clienti postazioni informatiche. Il nodo centrale riguarda la possibilità di sanzionare l’uso di comuni personal computer per accedere a piattaforme di scommesse non autorizzate.
I fatti e la sanzione amministrativa
Il caso nasce dall’opposizione di una società a un’ordinanza ingiunzione di 20.000 euro. L’autorità amministrativa aveva contestato la violazione delle norme sul gioco d’azzardo online, disponendo anche la confisca di due personal computer. Secondo l’accusa, tali dispositivi erano stati messi a disposizione del pubblico per consentire il gioco su piattaforme telematiche, nonostante la società fosse autorizzata solo all’esercizio dei giochi a distanza senza postazioni fisiche. Nei primi due gradi di giudizio, i giudici hanno confermato la sanzione, ritenendo che la collocazione dei PC e l’assenza di filtri tecnici dimostrassero la finalità illecita.
La decisione della Corte di Cassazione
La Suprema Corte, investita del ricorso, ha emesso un’ordinanza interlocutoria. Invece di decidere immediatamente, ha rimesso la trattazione all’udienza pubblica a causa della rilevanza nomofilattica della questione. Il cuore del problema è interpretativo: bisogna stabilire se la parola ‘apparecchiature’ contenuta nella legge si riferisca solo ai cosiddetti ‘totem’ (dispositivi nati esclusivamente per il gioco) o se possa estendersi a qualsiasi computer idoneo alla connessione internet.
La distinzione tra uso lecito e illecito del PC
Un punto fondamentale analizzato riguarda la distinzione tra la semplice messa a disposizione di un computer per la navigazione generica e la sua concreta utilizzabilità per il gioco d’azzardo online. La difesa sostiene che un gestore di internet point non possa essere responsabile se un cliente, autonomamente, accede a siti di gioco con le proprie credenziali. Tuttavia, la giurisprudenza di merito tende a valorizzare indici concreti, come la mancanza di blocchi informatici verso siti di scommesse, per configurare l’illecito.
Le motivazioni
Le motivazioni della Corte si concentrano sulla necessità di definire i confini di una ‘norma di chiusura’. L’art. 7 del d.l. 158/2012 mira a colpire l’utilizzo concreto di videoterminali per il gioco illecito. La Corte intende chiarire se sia necessario un carattere di permanenza ed esclusività della destinazione al gioco o se basti una destinazione transitoria e promiscua. La finalità di ordine pubblico, legata alla tutela della salute dei minori e al contrasto della criminalità, spinge verso un’interpretazione estensiva che neutralizzi i tentativi di aggirare i divieti attraverso l’uso di tecnologie comuni.
Le conclusioni
Le conclusioni di questo passaggio procedurale evidenziano che la materia è in rapida evoluzione tecnologica. La Cassazione dovrà stabilire se la legge possa colpire ogni terminale idoneo al gioco d’azzardo online in base a circostanze di fatto valutate caso per caso. Questa decisione avrà un impatto significativo su tutti i gestori di locali pubblici e internet point, definendo con precisione quali accorgimenti tecnici siano necessari per evitare pesanti sanzioni e la confisca dei beni aziendali.
È legale mettere a disposizione PC per navigare in internet in un locale pubblico?
Sì, la semplice messa a disposizione di computer per la navigazione generica è lecita. Tuttavia, diventa sanzionabile se i dispositivi sono concretamente utilizzati per il gioco d’azzardo online senza le dovute autorizzazioni.
Cosa si intende per apparecchiatura sanzionabile secondo la legge?
La giurisprudenza sta valutando se il termine includa solo i totem dedicati o anche i normali PC. L’orientamento attuale tende a colpire ogni terminale idoneo al gioco illecito per evitare aggiramenti della normativa.
Quali sono i rischi per il titolare di un esercizio pubblico?
Il titolare rischia sanzioni pecuniarie elevate, come multe da 20.000 euro, e la confisca delle attrezzature informatiche se non impedisce tecnicamente l’accesso a siti di scommesse non autorizzati.