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Termini impugnazione: quando il ricorso è tardivo

La Corte di Cassazione dichiara inammissibile un ricorso per cassazione perché depositato oltre la scadenza. La decisione chiarisce che l’estensione dei termini impugnazione, prevista per l’imputato assente, non si applica ai procedimenti camerali non partecipati, dove non è fissata un’udienza.

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Pubblicato il 31 dicembre 2025 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

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Riferimento Ordinanza di Cassazione Penale Sez. 7 Num. 40004 Anno 2025 (Cass. pen. sez. 7 n. 40004/2025)

Termini Impugnazione: l’Inammissibilità del Ricorso Tardivo

Nel processo penale, il rispetto dei termini impugnazione è un pilastro fondamentale che garantisce certezza e ordine allo svolgimento della giustizia. Una recente ordinanza della Corte di Cassazione ribadisce questo principio con estrema chiarezza, dichiarando inammissibile un ricorso presentato oltre la scadenza prevista. Analizziamo il caso per comprendere le ragioni della decisione e le sue implicazioni pratiche.

I Fatti del Caso

Un imputato, condannato in primo grado dal Tribunale di Firenze per reati tributari previsti dal D.Lgs. 74/2000, vedeva confermata la sua condanna dalla Corte d’Appello. La sentenza di secondo grado veniva pronunciata il 13 febbraio 2025 in un procedimento camerale non partecipato e comunicata via PEC al difensore lo stesso giorno.

Il difensore presentava ricorso per cassazione lamentando vizi di motivazione della sentenza d’appello. Tuttavia, il ricorso veniva depositato solo il 14 aprile 2025, ben oltre il termine di trenta giorni stabilito dalla legge, che scadeva il 30 marzo 2025.

La Decisione della Corte e la Scadenza dei Termini Impugnazione

La Corte di Cassazione, senza entrare nel merito delle doglianze, ha dichiarato il ricorso inammissibile per tardività. La difesa aveva implicitamente tentato di avvalersi della proroga di 15 giorni prevista dall’articolo 585, comma 1-bis, del codice di procedura penale, riservata all’imputato giudicato in assenza.

Gli Ermellini hanno però respinto questa interpretazione. Il nodo della questione risiede nella natura del giudizio d’appello, svoltosi con rito camerale non partecipato. In questo tipo di procedimento, non è prevista la fissazione di un’udienza a cui l’imputato ha diritto di partecipare. Di conseguenza, non può essere considerato ‘giudicato in assenza’ ai fini della norma che concede la proroga dei termini.

Le Motivazioni della Sentenza: Perché l’Appello è Inammissibile

La motivazione della Corte si fonda su una rigorosa interpretazione delle norme processuali. I termini impugnazione sono perentori, ovvero la loro inosservanza comporta la decadenza dal diritto di esercitare l’azione.

L’ordinanza chiarisce che l’articolo 585, comma 1-bis c.p.p. è una norma eccezionale, applicabile solo quando l’imputato, non comparendo a un’udienza cui aveva diritto di partecipare, viene giudicato in sua assenza. Nel caso di specie, il procedimento in appello era stato trattato con rito camerale, che per sua natura non prevede la partecipazione fisica delle parti. Mancando un’udienza, manca il presupposto stesso per poter parlare di ‘assenza’ e, quindi, per applicare la relativa proroga dei termini.

Il ricorso, essendo stato depositato oltre il termine ordinario di 30 giorni, è stato quindi correttamente ritenuto tardivo e, di conseguenza, inammissibile ai sensi dell’art. 591, comma 1, lett. c) del codice di procedura penale.

Conclusioni: L’Importanza del Rispetto dei Termini Processuali

Questa pronuncia della Cassazione serve come un importante monito sull’importanza del calcolo e del rispetto dei termini impugnazione. La decisione sottolinea che le norme che prevedono eccezioni o proroghe devono essere interpretate restrittivamente e applicate solo nelle specifiche ipotesi previste dal legislatore. Per i difensori, è cruciale identificare correttamente la natura del procedimento per determinare con esattezza le scadenze processuali, al fine di evitare declaratorie di inammissibilità che precludono l’esame nel merito del ricorso, con conseguente condanna del ricorrente al pagamento delle spese processuali e di una sanzione pecuniaria.

Qual è il termine standard per presentare un ricorso dopo la comunicazione di una sentenza emessa in camera di consiglio?
Secondo l’art. 544, comma 2, lett. b) cod.proc.pen., richiamato nel provvedimento, il termine per proporre impugnazione è di trenta giorni dalla comunicazione della sentenza.

L’aumento di 15 giorni sui termini impugnazione per l’imputato ‘giudicato in assenza’ si applica sempre?
No. La Corte ha chiarito che tale aumento non si applica quando il giudizio si è svolto con un procedimento camerale non partecipato, poiché in tale procedura non è prevista la fissazione di un’udienza a cui l’imputato abbia diritto di partecipare, venendo meno il presupposto dell’assenza.

Quali sono le conseguenze di un ricorso presentato oltre i termini stabiliti dalla legge?
Un ricorso presentato tardivamente è dichiarato inammissibile. Ciò comporta che la Corte non esamina il merito della questione. Inoltre, ai sensi dell’art. 616 cod. proc. pen., il ricorrente viene condannato al pagamento delle spese processuali e di una somma in favore della Cassa delle ammende.

Termini giuridici

Inammissibilità
Causa che impedisce al giudice di esaminare nel merito un'impugnazione, perché non rispetta i requisiti di legge, come i termini per la presentazione.
Ricorso per cassazione
Mezzo di impugnazione con cui si contesta una sentenza di secondo grado davanti alla Corte di Cassazione, ma solo per vizi di legittimità e non di merito.
Giudicato in assenza
Condizione di un imputato che non partecipa al processo pur essendo stato regolarmente informato della sua esistenza e del suo diritto a presenziare.
Procedimento camerale non partecipato
Procedimento che si svolge senza un'udienza pubblica e senza la necessaria presenza fisica delle parti, le quali interagiscono prevalentemente tramite atti scritti.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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