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Sequestro probatorio di dispositivi informatici: stop ad abusi

La Procura europea indagava su una presunta frode transnazionale e disponeva perquisizioni e sequestri di telefoni e computer di una società e dei suoi rappresentanti. Il Tribunale del riesame annullava il decreto perché la ricerca di dati era onnivora, priva di perimetrazione temporale e tematica proporzionata e mancante di motivazione sul reato. L’accusa presentava ricorso per cassazione, chiedendo di colmare le lacune della motivazione. La Corte di Cassazione ha dichiarato inammissibile il ricorso del pubblico ministero. I giudici hanno confermato l’illegittimità del sequestro probatorio di dispositivi informatici quando manca una preventiva selezione dei dati pertinenti e la motivazione si riduce a formule generiche. Il Tribunale del riesame non può sostituirsi al magistrato dell’accusa per individuare scopi e collegamenti d’indagine omessi nel provvedimento.

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Pubblicato il 12 ottobre 2026 in Giurisprudenza Penale, Procedura Penale

Riferimento Sentenza di Cassazione Penale Sez. 3 Num. 35361 Anno 2026 (Cass. pen. sez. 3 n. 35361/2026)

Principio di diritto Il decreto di sequestro probatorio avente a oggetto dispositivi informatici è illegittimo e radicalmente nullo qualora difetti di una preventiva delimitazione temporale e tematica dei dati da acquisire, non potendo il Tribunale del riesame supplire d'ufficio alla mancata motivazione del pubblico ministero in ordine al nesso di pertinenza tra i beni appresi e l'ipotesi di reato.

Il sequestro probatorio di dispositivi informatici e i limiti alle indagini

Il sequestro probatorio di dispositivi informatici non può trasformarsi in una caccia indiscriminata a qualsiasi dato digitale dell’indagato. Gli inquirenti devono sempre specificare il nesso tra le ipotesi di reato contestate e i file ricercati. La Procura europea indagava su una complessa frode fiscale transnazionale. Gli inquirenti ordinavano la perquisizione e l’acquisizione di telefoni, computer e memorie digitali nei confronti di vari indagati e della loro azienda. Il decreto dell’accusa estendeva la ricerca a ritroso per molti anni, impiegando parole chiave generiche e decine di nominativi non collegati direttamente ai fatti contestati.

Lo scontro tra accusa e difesa davanti ai giudici del riesame

I soggetti coinvolti impugnavano il decreto di perquisizione e sequestro davanti al Tribunale della libertà. I giudici del capoluogo campano accoglievano il ricorso della difesa e annullavano il provvedimento. L’ordinanza rilevava una totale assenza di motivazione sul fondamento del reato e sulle effettive esigenze di prova. Il decreto degli inquirenti rimandava a centinaia di capi di imputazione e a un diverso provvedimento di sequestro preventivo mai allegato agli atti. La ricerca dei dati informatici risultava puramente esplorativa e onnivora. La Procura impugnava l’ordinanza, sostenendo che la copia integrale dei supporti elettronici rappresentasse un passaggio tecnico inevitabile e che il Tribunale avrebbe dovuto integrare la motivazione d’ufficio.

La decisione della Corte di Cassazione a tutela dei dati personali

La Corte di Cassazione ha rigettato l’impostazione della Procura europea e ha dichiarato inammissibile il ricorso dell’accusa. I giudici di legittimità hanno confermato la piena correttezza della decisione del Tribunale del riesame. La motivazione del provvedimento del riesame non presenta vizi logici ed è conforme alla legge penale. L’annullamento del sequestro dei computer e degli smartphone resta dunque definitivo. L’autorità inquirente deve restituire i supporti e distruggere i dati acquisiti illegittimamente in difetto di adeguate garanzie motivazionali.

Perché la motivazione del sequestro digitale deve essere rigorosa e proporzionata

Il pubblico ministero non può delegare ai giudici del riesame il compito di cercare i motivi del sequestro. La legge assegna al solo magistrato requirente la conduzione delle indagini e l’onere di spiegare l’utilità degli elementi da apprendere. Il sequestro di un apparato elettronico richiede una rigorosa selezione preliminare. Gli inquirenti devono definire canoni temporali circoscritti, parole chiave pertinenti e legami specifici con l’attività criminosa ipotizzata. L’acquisizione indiscriminata di gigabyte di memorie digitali viola il principio di proporzionalità e invade la riservatezza delle persone senza giustificazione probatoria.

Come difendersi da perquisizioni e sequestri di dati sproporzionati

Chi subisce la sottrazione di cellulari, computer o caselle di posta elettronica può contestare immediatamente l’operato dell’autorità. La persona indagata può richiedere il controllo giurisdizionale della misura cautelare tramite riesame. La difesa verifica se gli inquirenti hanno descritto i fatti con precisione e se hanno delimitato le ricerche per data e argomento. Il sequestro cade quando il decreto usa elenchi interminabili di parole chiave o mira ad acquisire l’intera sfera personale dell’individuo senza un vincolo diretto con le accuse.

Gli inquirenti possono copiare l’intera memoria di un computer senza limiti?
No, il decreto del magistrato deve definire criteri precisi di ricerca, parole chiave mirate e archi temporali proporzionati ai fatti contestati.

Il giudice del riesame può sanare la mancata motivazione del pubblico ministero?
No, il Tribunale del riesame non può individuare di propria iniziativa le finalità dell’indagine per colmare le lacune del decreto emesso dall’accusa.

Cosa accade se il decreto di sequestro fa riferimento ad atti non allegati?
Il sequestro è viziato per mancanza di motivazione se gli indagati e i giudici non possono consultare gli atti su cui si fonda l’accusa.

Termini giuridici

Fumus commissi delicti
La presenza di elementi concreti che fanno presumere l'effettiva commissione di un reato.
Sequestro probatorio
L'atto con cui l'autorità giudiziaria acquisisce cose o dati necessari per accertare i fatti di reato.
Tribunale del riesame
Il collegio di giudici incaricato di verificare la legittimità dei provvedimenti che limitano la libertà personale o bloccano beni e documenti.
Copia forense
La copia digitale esatta e conforme all'originale del contenuto di un computer o smartphone, effettuata senza alterare i dati di partenza.

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La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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