Malattia professionale ginocchio: l’importanza della prova dell’esposizione
Il riconoscimento di una malattia professionale ginocchio richiede un rigoroso accertamento del nesso di causalità tra l’attività lavorativa svolta e la patologia insorta. Una recente sentenza della Corte d’Appello di Venezia ha analizzato il caso di un lavoratore addetto alla raccolta rifiuti, evidenziando quanto sia complessa la prova del sovraccarico biomeccanico.
Il caso: la richiesta di indennizzo per gonartrosi
Il lavoratore, impiegato per anni come autista e addetto alla raccolta porta a porta, aveva richiesto il riconoscimento del danno biologico derivante da gonartrosi e meniscopatia bilaterale. Secondo la tesi del ricorrente, le continue operazioni di salita e discesa dal mezzo e la movimentazione dei bidoni avrebbero causato l’usura delle articolazioni. Tuttavia, il tribunale di primo grado aveva respinto la domanda, portando il lavoratore a ricorrere in appello.
La decisione della Corte d’Appello
La Corte ha confermato la sentenza di primo grado, rigettando l’appello. Gli elementi raccolti durante l’istruttoria, incluse le testimonianze e la consulenza tecnica d’ufficio, non hanno permesso di confermare la sussistenza di un rischio lavorativo “tipico” e costante. In particolare, è emerso che in alcuni periodi cruciali il lavoratore aveva svolto mansioni di autista semplice, attività che non comporta necessariamente lo sforzo fisico ripetuto richiesto per il riconoscimento della patologia.
Le motivazioni
Le motivazioni del rigetto si basano principalmente sulla carenza della prova relativa all’esposizione al rischio. La Corte ha osservato che la patologia denunciata, pur rientrando tra le malattie da sovraccarico biomeccanico previste dal D.M. 9.4.2008, richiede che le lavorazioni siano svolte in modo non occasionale. Nel caso specifico, le dichiarazioni testimoniali sono state giudicate troppo generiche riguardo alla frequenza quotidiana dei movimenti di flessione delle ginocchia. Inoltre, la presenza di infortuni pregressi e l’insorgenza dei sintomi in un periodo in cui il lavoratore non era soggetto a sovraccarico articolare hanno ulteriormente indebolito il nesso causale.
Le conclusioni
In conclusione, per ottenere l’indennizzo per una malattia professionale ginocchio, non è sufficiente dimostrare l’esistenza della malattia e lo svolgimento di una mansione potenzialmente usurante. È indispensabile fornire una prova dettagliata e precisa sulla frequenza, la durata e l’intensità delle sollecitazioni articolari. La mancanza di una documentazione o di testimonianze specifiche sulla ripetitività non occasionale dei movimenti dannosi impedisce il superamento della presunzione di origine extralavorativa della patologia.
Come si dimostra il nesso causale per la malattia professionale al ginocchio?
Occorre provare che le mansioni prevedano movimenti ripetitivi di flessione ed estensione svolti in modo non occasionale e per un tempo prolungato.
L’attività di autista dà diritto all’indennizzo per gonartrosi?
Non automaticamente. Se l’attività consiste prevalentemente nella guida senza frequenti salite, discese o movimentazione carichi, manca il presupposto del sovraccarico biomeccanico.
Cosa accade se le testimonianze sulle mansioni sono generiche?
Se i testimoni non precisano la frequenza e la ripetitività dei movimenti dannosi, il giudice può rigettare la domanda per mancanza di prova dell’esposizione al rischio.