Infortunio sul lavoro: come influiscono le lesioni pregresse?
Nel contesto del diritto previdenziale, il riconoscimento di un infortunio sul lavoro è subordinato al superamento di precise soglie di invalidità. Ma cosa accade quando il trauma colpisce una zona del corpo già compromessa da precedenti patologie o errori medici? La Corte d’Appello di Venezia ha recentemente chiarito questi aspetti.
Fatti di causa: infortunio sul lavoro e lesioni concomitanti
Una lavoratrice ha impugnato la sentenza di primo grado che le aveva negato l’indennizzo per un trauma alla spalla occorso durante l’assistenza a un paziente. La donna presentava già una debolezza muscolare causata da un errato intervento chirurgico avvenuto poche settimane prima dell’evento.
Il nucleo della disputa riguardava la percentuale di invalidità: secondo l’appellante, le lesioni avrebbero dovuto essere cumulate, portando il punteggio sopra la soglia del 6%, necessaria per attivare le tutele assicurative pubbliche. In primo grado, invece, era stata accertata un’inabilità del solo 4%.
La decisione della Corte sull’infortunio sul lavoro
I giudici d’appello hanno confermato le conclusioni del tribunale riguardo alla misura del danno. Nonostante sia stato accertato il nesso tra l’attività lavorativa e la nuova lesione (denominata SLAP), questa è stata considerata come un evento autonomo e distinto rispetto agli esiti dell’intervento chirurgico precedente.
La Corte ha stabilito che la preesistenza di una menomazione non implica automaticamente un aumento della valutazione del nuovo danno, se le due patologie interessano strutture anatomiche diverse o se il nuovo trauma non aggrava direttamente la patologia preesistente.
Le motivazioni
Nelle motivazioni, la Corte ha sottolineato come la Consulenza Tecnica d’Ufficio (CTU) sia stata condotta con rigore scientifico. È emerso che l’infortunio ha colpito un’area della spalla (il cercine) non coinvolta dalla precedente lesione nervosa. Pertanto, l’applicazione della voce 227 della tabella ministeriale, che prevede un danno fino al 4%, è stata ritenuta corretta e assorbente.
Inoltre, i giudici hanno respinto l’applicazione dell’equivalenza causale (art. 41 c.p.), spiegando che, sebbene la debolezza muscolare preesistente avesse facilitato l’infortunio, la lesione prodotta era comunque scientificamente scindibile e non portava a un peggioramento complessivo tale da superare la soglia minima indennizzabile.
Le conclusioni
In conclusione, la sentenza conferma la centralità della perizia medico-legale nel determinare la soglia dell’inabilità. Sebbene la domanda di risarcimento nel merito sia stata respinta, la lavoratrice ha ottenuto un parziale successo sulla regolazione delle spese di lite. La Corte ha infatti annullato la condanna al rimborso delle spese legali a favore dell’ente assicuratore, disponendo la compensazione integrale tra le parti in virtù delle particolari tutele previste per i lavoratori dal codice di procedura civile.
Cosa succede se un infortunio sul lavoro colpisce una zona già malata?
Il medico legale valuta se il nuovo trauma ha aggravato la situazione precedente o se ha creato una lesione distinta. Ai fini dell’indennizzo INAIL, viene conteggiata solo la quota di invalidità direttamente riconducibile all’incidente lavorativo.
Qual è la soglia minima per ricevere l’indennizzo per infortunio?
Per ottenere l’indennizzo in capitale per danno biologico, l’invalidità accertata deve essere pari o superiore al 6%. Sotto tale soglia, come nel caso del 4% analizzato, l’istituto assicuratore non è tenuto al pagamento di prestazioni economiche.
Chi paga le spese del processo se il lavoratore perde la causa?
In genere chi perde paga le spese, ma l’art. 152 disp. att. c.p.c. protegge i lavoratori con redditi bassi, permettendo al giudice di compensare le spese ed evitare che il lavoratore debba rimborsare l’ente assicuratore.