Bancarotta, restituzioni ai soci delle anticipazioni effettuate

Bancarotta, restituzioni ai soci dei conferimenti o delle anticipazioni effettuate, poco prima del fallimento della società.


In tema di bancarotta, qualora il socio creditore si identifichi con lo stesso amministratore della società, la condotta di quest’ultimo, volta alla restituzione, in periodo di dissesto, di finanziamenti in precedenza concessi, integra il reato di bancarotta per distrazione e non quello di bancarotta preferenziale.

Le restituzioni ai soci dei conferimenti o delle anticipazioni effettuate, poco prima del fallimento della società, fuori dei casi di legittima riduzione del capitale, infatti, integrano una condotta in contrasto con gli interessi della società fallita e dell’intera massa dei creditori, consistendo nell’appropriazione di parte delle risorse sociali, distolte dalla loro naturale destinazione a garanzia dei creditori (Sez. 5, n. 49509 del 19/07/2017, Rv. 271464; Sez. 5, n. 34505 del 6/06/2014, Rv. 264277; Sez. 5, n. 41143 del 20/05/2014, Rv. 261250; Sez. 5 n. 23672 del 15/04/2004, Rv. 229032).

Secondo altro indirizzo interpretativo, la descritta condotta integra il reato di bancarotta preferenziale; ma ciò è stato ritenuto solo quando le somme prelevate dal socio-amministratore siano congrue rispetto al lavoro da quest’ultimo prestato nell’interesse della società (Sez. 5, n. 17792 del 23/02/2017, Rv. rv. 269639; Sez. 5, n. 48017 del 10/07/2015, Rv.266311) circostanza la cui sussistenza, nel caso esaminato dalla Corte, risulta priva di ogni indicazione di dati ed elementi di confronto che ne consentano un’adeguata e oggettiva valutazione, quali, ad esempio, gli emolumenti riconosciuti ai precedenti amministratori o a quelli di società del medesimo settore, gli impegni orari osservati, i risultati garantiti (in tal senso, Sez. 5, n. 17792).

La sentenza impugnata aveva parzialmente riformato la condanna emessa dalla Tribunale di Lecco il 13 luglio 2017, con la quale era stata irrogata la pena di anni quattro di reclusione, oltre pene accessorie nella misura di legge, per il reato di cui al Regio Decreto n. 267 del 1942, articolo 216, comma 1, n. 1 e comma 3 e articolo 223 perché, in qualità di amministratore della società e socio di maggioranza – società dichiarata fallita – distraeva somme, negli anni 2010, 2011, tramite prelievi per acconti su compensi dell’amministratore non deliberati dall’assemblea, esponeva passività inesistenti, tramite annotazioni di fatture per operazioni inesistenti, eseguiva pagamenti preferenziali in epoca anteriore alla dichiarazione di fallimento, tramite restituzione di finanziamento a soci, negli anni 2009 e 2010.

Corte di Cassazione, Sezione 5, Sentenza n. 18527 del 18 giugno 2020

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