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Anno 2019 — Sentenza

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Difensore di fiducia: notifica nulla e prescrizione
Con la sentenza n. 52107/2019, la Cassazione Penale, Sez. 6, ha stabilito che l'omessa notifica dell'avviso di udienza al difensore di fiducia dell'imputato integra una nullità assoluta e insanabile. Tale vizio viola il diritto di difesa. Tuttavia, nel caso di specie, la Corte ha annullato la sentenza senza rinvio perché il reato era nel frattempo caduto in prescrizione, una causa estintiva che prevale sulla nullità processuale.
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Bis in idem cautelare: quando è legittima una nuova misura
La Cass. Pen., Sez. 6, n. 52113/2019, analizza il principio del bis in idem cautelare. La Corte rigetta il ricorso contro una custodia cautelare, stabilendo che non c'è preclusione se la prima decisione non è definitiva. Si chiarisce anche la competenza territoriale per i reati associativi legati alla 'ndrangheta.
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Pericolo di reiterazione: la Cassazione annulla misura
Con la sentenza n. 52114/2019, la Corte di Cassazione, Sez. 6 Penale, ha annullato con rinvio un'ordinanza di arresti domiciliari. La Corte ha ritenuto contraddittoria la motivazione sul pericolo di reiterazione criminosa. Sebbene vi fossero gravi indizi di partecipazione a un'associazione a delinquere, il rischio di recidiva non può basarsi su una generica 'riorganizzazione' dell'attività, ma deve fondarsi su elementi concreti e attuali, specie se i vertici del gruppo criminale sono stati arrestati.
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Concordato in appello e pena illegale: la Cassazione
La Cass. Pen., Sez. 6, n. 52110/2019, stabilisce che la sopravvenuta illegalità della pena, a seguito di una pronuncia della Corte Costituzionale, travolge l'intero accordo basato sul concordato in appello. La Cassazione ha annullato la sentenza impugnata, ritenendo l'accordo sulla pena inscindibile dalla rinuncia ai motivi di appello, e ha rinviato gli atti alla Corte d'Appello per una nuova valutazione alla luce dei nuovi e più favorevoli parametri edittali.
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Ingiusta Detenzione: quando la colpa grave la esclude
Con la sentenza n. 52104/2019, la Cassazione Penale, Sez. 4, ha stabilito che la riparazione per ingiusta detenzione non è dovuta se l'interessato ha contribuito con 'colpa grave' a creare una situazione di apparente colpevolezza. Nel caso specifico, un uomo, assolto per furto per insufficienza di prove, si è visto negare l'indennizzo perché non aveva giustificato il possesso di utenze telefoniche, usate da coimputati, attive vicino al luogo del reato, un comportamento che ha contribuito a fondare i gravi indizi di colpevolezza che hanno portato alla sua carcerazione.
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Ricorso patteggiamento: limiti e inammissibilità
La Corte di Cassazione, con la sentenza n. 52111/2019, chiarisce i limiti di impugnazione di una sentenza emessa a seguito di patteggiamento. In questo caso, il ricorso dell'imputato è stato dichiarato inammissibile perché basato su motivi non consentiti dalla legge, come la contestazione sulla durata della pena accessoria (fissata per legge a 5 anni e non parametrata alla pena principale) e sulla valutazione del merito del fatto. La Corte sottolinea che il ricorso patteggiamento è limitato a vizi specifici, escludendo censure sulla motivazione.
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Notifica udienza tributaria: la sentenza è nulla
Con la sentenza n. 34477/2019, la Cassazione ha annullato una decisione della Commissione Tributaria Regionale per la mancata notifica udienza tributaria al contribuente. Il caso riguardava una sanzione per investimenti esteri non dichiarati. La Corte ha stabilito che l'omessa comunicazione dell'avviso di fissazione dell'udienza costituisce una violazione insanabile del diritto di difesa e del principio del contraddittorio, comportando la nullità della sentenza e il rinvio del processo al giudice di secondo grado.
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Omessa notifica udienza: nullità della sentenza
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34478 del 27/12/2019 analizza un caso di sanzione per omessa dichiarazione di capitali all'estero. La Corte di Cassazione ha annullato la decisione di merito a causa della omessa notifica udienza di discussione al contribuente. Tale vizio procedurale, violando il diritto al contraddittorio, ha comportato la nullità della sentenza e il rinvio della causa alla Commissione Tributaria Regionale per un nuovo esame.
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Sovracanone idroelettrico: quando è dovuto?
Con la sentenza n. 34475 del 27/12/2019, le Sezioni Unite della Cassazione hanno stabilito che il sovracanone idroelettrico è dovuto dalle società concessionarie per il solo fatto che le opere di presa ricadano nel territorio di un comune, anche solo parzialmente incluso in un bacino imbrifero montano, a prescindere dall'altitudine. La Corte ha rigettato il ricorso di una società energetica, affermando che la finalità di finanziare opere infrastrutturali è programmatica e non un presupposto per il pagamento, confermando la natura solidaristica e non corrispettiva del tributo.
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Diritto fornitura gratuita: no a diritti senza concessione
Con la sentenza Cass. Civ., Sez. Un., n. 34469 del 27/12/2019, la Corte Suprema ha stabilito che un presunto diritto fornitura gratuita di energia, derivante da antichi diritti di derivazione d'acqua, non può essere opposto alle attuali società energetiche. La Corte ha chiarito che, dopo l'entrata in vigore del Testo Unico sulle Acque del 1933, qualsiasi diritto sull'uso delle acque pubbliche deve fondarsi su un provvedimento di concessione amministrativa. Gli accordi tra privati, anche se transattivi, non sono sufficienti a creare un diritto reale opponibile a terzi, e il ricorrente non ha provato di aver mai ottenuto tale riconoscimento formale.
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Immunità giurisdizionale: licenziamento e consolato
La Corte di Cassazione, con la sentenza Sez. U n. 34474/2019, affronta il tema dell'immunità giurisdizionale di uno Stato estero in una controversia di lavoro. Una dipendente di un Consolato, licenziata per giusta causa, ha impugnato il provvedimento chiedendo la reintegrazione. La Corte ha rigettato il ricorso, confermando che, sebbene il giudice italiano abbia giurisdizione sulle richieste patrimoniali (es. indennità), non può ordinare la reintegrazione nel posto di lavoro, poiché tale atto inciderebbe sui poteri sovrani di organizzazione dello Stato estero, protetti dall'immunità ristretta.
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Rinuncia al ricorso: quando si estingue il processo
Con la sentenza n. 34455 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sezione Lavoro, analizza gli effetti della rinuncia al ricorso. Nel caso specifico, un direttore sanitario aveva impugnato la revoca del suo incarico. Giunto in Cassazione, ha presentato una rinuncia al ricorso, accettata dalla controparte, un'azienda sanitaria. La Corte ha dichiarato l'estinzione del processo ai sensi dell'art. 391 c.p.c., chiarendo che tale esito non comporta il raddoppio del contributo unificato, previsto solo in caso di rigetto o inammissibilità.
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Fondo di Garanzia INPS: quando non paga le retribuzioni
Con la sentenza n. 34462/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, ha stabilito che il Fondo di Garanzia INPS non è tenuto a corrispondere le ultime retribuzioni se il rapporto di lavoro del dipendente prosegue con la procedura di amministrazione straordinaria del datore di lavoro. La Corte ha chiarito che la funzione del Fondo è di natura previdenziale, per sostenere il reddito perso a causa della cessazione del rapporto, e non per recuperare crediti quando l'attività lavorativa continua. Il ricorso dell'INPS è stato quindi accolto, cassando la precedente decisione di merito.
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Prescrizione crediti tributari: la giurisdizione
La sentenza Cass. Civ., Sez. U, n. 34447 del 24/12/2019 risolve un contrasto sulla giurisdizione in materia di prescrizione crediti tributari. Il caso riguarda un'opposizione allo stato passivo fallimentare in cui la curatela eccepiva la prescrizione di debiti erariali maturata dopo la notifica della cartella di pagamento. Le Sezioni Unite stabiliscono che la giurisdizione appartiene al giudice ordinario (e quindi al giudice fallimentare), e non a quello tributario. La notifica della cartella segna il discrimine: le questioni successive, come la prescrizione, attengono alla fase esecutiva e sono di competenza del giudice ordinario, garantendo piena tutela al debitore.
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Rimborso spese legali: quando spetta al dipendente?
Con la sentenza n. 34457 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, ha stabilito che il rimborso delle spese legali al dipendente, processato per fatti connessi al servizio, è subordinato alla preventiva assenza di un conflitto di interessi con l'azienda. L'assoluzione nel giudizio penale non è di per sé sufficiente a garantire il rimborso se sussiste un conflitto, come nel caso di reati contestati ai danni dello stesso datore di lavoro. La Corte ha cassato la decisione di merito che aveva concesso il rimborso, ribadendo che l'assenza di conflitto è un presupposto imprescindibile previsto dalla contrattazione collettiva.
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Licenziamento giusta causa: la prassi illecita non salva
Con la sentenza n. 34456 del 24/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. Lavoro, ha stabilito che la partecipazione di un lavoratore a una prassi aziendale illecita diffusa non attenua la gravità della sua condotta ai fini del licenziamento per giusta causa. Nel caso esaminato, un quadro responsabile della qualità aveva attivamente contribuito a falsificare i dati sulla qualità del servizio. La Corte ha ritenuto che tale comportamento, soprattutto data la posizione di responsabilità, leda irrimediabilmente il vincolo fiduciario, rendendo irrilevante la circostanza che tale pratica fosse diffusa in azienda e legittimando il licenziamento per giusta causa.
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Esenzione IMU enti non commerciali: la Cassazione
Con la sentenza n. 34601 del 30/12/2019, la Corte di Cassazione, Sezione V Civile, ha negato l'esenzione IMU a un ente di edilizia popolare per gli immobili destinati a locazione sociale. La Corte ha ribadito che per beneficiare della esenzione IMU enti non commerciali è necessario un doppio requisito: la natura non commerciale dell'ente e, soprattutto, l'utilizzo diretto dell'immobile per le finalità istituzionali. La locazione a terzi, anche a canone calmierato, configura un utilizzo indiretto e, pertanto, esclude l'agevolazione fiscale.
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Valore probatorio patteggiamento nel giudizio fiscale
La Cass. Civ., Sez. V, n. 34579 del 30/12/2019, ha chiarito il valore probatorio del patteggiamento nel processo tributario. Un contribuente, dipendente di una società petrolifera, aveva ricevuto un avviso di accertamento per evasione di accise su gasolio agricolo. La Commissione Tributaria Regionale aveva annullato l'atto, escludendo la sua responsabilità. La Cassazione ha cassato tale decisione, affermando che la sentenza di patteggiamento, pur non essendo un giudicato, costituisce un elemento di prova che il giudice non può ignorare senza fornire una solida motivazione.
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Dazio antidumping: responsabilità dell’importatore
La sentenza Cass. Civ., Sez. 5, n. 34581 del 30/12/2019 analizza la responsabilità dell'importatore nel pagamento del dazio antidumping. Una società aveva importato merce dalla Cina, dichiarata con un certo codice doganale. L'Agenzia delle Dogane, dopo un'analisi, ha riclassificato la merce, applicando un pesante dazio antidumping supplementare. La Cassazione ha rigettato il ricorso della società, stabilendo che la valutazione sulla natura della merce è un accertamento di fatto insindacabile in sede di legittimità e che l'importatore è il debitore principale dell'obbligazione doganale, in solido con il suo rappresentante indiretto, senza che la buona fede possa esimerlo dal pagamento.
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Responsabilità rappresentante indiretto: la Cassazione
Con la sentenza n. 34580 del 30/12/2019, la Cassazione Civile, Sez. V, ha ribadito la piena responsabilità del rappresentante indiretto per maggiori dazi e sanzioni doganali. Il caso riguardava un'errata classificazione di merce importata, soggetta a dazio antidumping. La Corte ha stabilito che la presentazione della dichiarazione doganale fonda la responsabilità solidale del rappresentante, a prescindere dalla sua effettiva conoscenza dell'irregolarità, sottolineando un preciso dovere di diligenza e controllo.
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