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Casi d’indegnità a succedere

L’ indegnità è uno strumento mediante il quale, un soggetto, per il solo fatto di aver assunto una condotta riprorevole, offendendo o ponendo in atto atteggiamenti gravi, tali da configurare un illecito, nei confronti del de cuis, è escluso dall’eredità. Il legislatore, nel fornire una disciplina in merito, ha considerato la fattispecie quale sanzione di […]

Pubblicato il 22 March 2007 in Successioni e Donazioni

L’ indegnità è uno strumento mediante il quale, un soggetto, per il solo fatto di aver assunto una condotta riprorevole, offendendo o ponendo in atto atteggiamenti gravi, tali da configurare un illecito, nei confronti del de cuis, è escluso dall’eredità. Il legislatore, nel fornire una disciplina in merito, ha considerato la fattispecie quale sanzione di tipo civile, che spiega i suoi effetti solo a seguito di una pronuncia giudiziale, individuando tuttavia dei casi ben specifici, ove l’istituto opera. Pertanto è escluso dalla successione come indegno: l) chi ha volontariamente ucciso o tentato di uccidere la persona della cui successione si tratta, o il coniuge, o un discendente, o un ascendente della medesima, purché non ricorra alcuna delle cause che escludono la punibilità a norma della legge penale; 2) chi ha commesso, in danno di una di tali persone, un fatto al quale la legge penale dichiara applicabili le disposizioni sull’omicidio; 3) chi ha denunziato una di tali persone per reato punibile con l’ergastolo o con la reclusione per un tempo non inferiore nel minimo a tre anni, se la denunzia è stata dichiarata calunniosa in giudizio penale; ovvero ha testimoniato contro le persone medesime imputate dei predetti reati, se la testimonianza è stata dichiarata, nei confronti di lui, falsa in giudizio penale; 4) chi ha indotto con dolo o violenza la persona, della cui successione si tratta, a fare, revocare o mutare il testamento, o ne l’ha impedita; 5) chi ha soppresso, celato o alterato il testamento dal quale la successione sarebbe stata regolata; 6) chi ha formato un testamento falso o ne ha fatto scientemente uso. L’indegno è obbligato a restituire i frutti che gli sono pervenuti dopo l’apertura della successione. Colui che è escluso per indegnità dalla successione non ha sui beni della medesima, che siano devoluti ai suoi figli, i diritti di usufrutto o di amministrazione che la legge accorda ai genitori. Chi è incorso nell’indegnità è ammesso a succedere quando la persona, della cui successione si tratta, ve lo ha espressamente abilitato con atto pubblico o con testamento. Tuttavia l’indegno non espressamente abilitato, se è stato contemplato nel testamento quando il testatore conosceva la causa dell’indegnità, è ammesso a succedere nei limiti della disposizione testamentaria.

La selezione delle sentenze e la raccolta delle massime di giurisprudenza è a cura di Carmine Paul Alexander TEDESCO, Avvocato a Milano, Pesaro e Benevento.

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